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Editoriale

Oscar per la Juventus, un difensore per la Fiorentina, la Sampdoria che sogna con Montella. L'inevitabile bisogno dei sogni e delle cose di ogni giorno, in questo mare magnum di odio e di violenza

Nato a Firenze il 05/05/1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato speaker e conduttore per Radio Sportiva, oltre che editorialista e vicedirettore di Firenzeviola.it.
15.11.2015 09.37 di Marco Conterio  Twitter:   articolo letto 63090 volte
© foto di Valeria Bittarelli

Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia perché chi ha il cuore vuoto, ha la bocca che trabocca. Come Karl Kraus, una delle penne più intense e pungenti dell'inizio del secolo scorso, scriveva, così bisognerebbe fare. Riflettere, in silenzio. Che vale più di mille parole, in questo oceano di dolore che si è spalancato dalla porta accanto. Parigi è la mia Firenze, è il piccolo borgo in Abruzzo, è il paese sulle colline d'Irlanda, la casetta bianca con le finestre azzurro mediterraneo a picco sulle scogliere della Grecia. Parigi è l'Occidente, Parigi siamo noi. Colpiti, atterriti. Pieni di rabbia che non può e non deve diventare odio. Che non deve fermarci. Che non deve impedirci di tornare, in quel ristorante all'angolo della via, con una candela e con la nostra sospirata amata davanti. A quel concerto per cui, magari diciottenni, forse cinquantenni, da tempo contavamo i giorni sul calendario. In quella piazza, De La Republique, quindi di tutti. E che nessuno ci può togliere. In quello stadio, poi. Che è lo Stade de France, ma che potrebbe essere lo stadio di ogni luogo, città, paese. La paura t'immobilizza e ti ferma, ti lascia di stucco. Adesso, dopo quel silenzio, è giusto trasformare la rabbia in qualcosa di giusto. Nella normalità. Così, seppur possa sembrare paradossale, è giusto non fermarsi, andare avanti. Continuare a sognare, a discutere di pallone, affinché quella libertà non ci venga strappata ma solo soffocata.

Parliamo di calcio perché esprime meglio d'ogni altra cosa la quotidianità. La passione primordiale dell'uomo, dalla gioia alle lacrime, dal giubilo alla profonda tristezza. Parliamo di mercato perché è la fabbrica dei sogni. Dove nessuno, guardando al domani, esce sconfitto. Il tifoso della Juventus, magari, è deluso da una squadra ringiovanita d'estate ma dove la mancanza di capisaldi quali Pirlo, Vidal e Tevez si è fatta sentire. Anche più del previsto. Però Marotta e Paratici sono uomini scafati, dirigenti abili ed esperti. Sicché viaggiano già spediti per rimediare a quelli che sono non tanto errori ma inciampi sui quali pensavano, forse speravano, di restar più stabili. Oscar è nome che accende dentro quella fiammella, quel sogno di 10 che c'è sulle spalle, di Pogba, ma non nelle palle giocate. La fantasia vera, pura, brasiliana. La Juventus punta un giocatore che con Mourinho ha perso i galloni da titolarissimo, ma che è pur sempre uno dei migliori interpreti nel ruolo del globo. Costa caro, carissimo, ma per il salto di qualità è quel che serve. Davanti, invece, il sogno si chiama Ezequiel Lavezzi e non è certo poco. Anzi, Pocho. In scadenza di contratto con il PSG in estate, le discussioni coi parigini tardano a trovare soluzione e per questo la Vecchia Signora cerca e cercherà la zampata.

Sogni. Fa bene a coltivarli la Fiorentina, bella e pure possibile, aggrappata ad una chimera chiamata Scudetto. La carta spesso non dice la verità: i nomi sono meno ridondanti rispetto a quelli degli avversari, ma Paulo Sousa è la grande rivelazione del campionato e giocatori che per alcuni paiono gregari e buoni, sono ben più che ottimi ed a tratti campioni. I sogni passano anch'essi dal mercato, perché non costa nulla, se non alle casse dei Della Valle. Rimpolpate però dallo stipendio di Vincenzo Montella e dalla clausola che rientrano, sicché adesso potrà arrivare un difensore centrale (i nomi sono quelli di Lisandro Lopez, di Eder Alvarez Balanta, di Oscar Duarte) ed un esterno destro che un tempo veniva chiamata fludificante. Uno alla Gino Peruzzi, alla Juan Camilo Zuniga, alla Danilo D'Ambrosio, per far giusto nomi e cognomi appropriati.

Spera la Sampdoria, sulle ali dell'Aeroplanino. Dopo l'infausta gestione Walter Zenga, rinascere si può. Il cuore blucerchiato dei tifosi si appella ai grandi sogni del passato, alle vittorie. Ricordi dolci, che spera in parte di rivivere. Montella è un capolavoro della premiata ditta Ferrero-Romei insieme al consulente Lucci ed al presidente viola Cognigni. Un'operazione che rende tutti felici, e sognanti. Il Doria ha giocatori di livello, ben più alto della mediocre situazione di classifica in cui vive oggi. Giocatori di spessore, che paiono cuciti ad hoc per il gioco di Montella.

Fanno bene a sognare tutti. A vivere. La paura è umana, l'odio è disumano. Il calcio è passione e quello dovrebbe restare, sebbene sfoci pure in frange e frangenti che con le parole amore e sogni hanno poco a che fare. La tragica notte di Parigi non può restare impunita ma, al contempo, neppure essere goccia che fa traboccare un'oceano di rabbia. Dobbiamo avere, tutti, la forza per andare avanti. Per vivere delle cose di ogni giorno, di quelle che stanno provando a portarci via. Anche del calcio, dei suoi sogni, del mercato. Inezie, nel mare magnum della vita. Ma che ci portano avanti, come la vuota scatola di desideri che spesso apriamo, chiamata mercato.

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