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Ottovolante Juve, prima in paradiso poi in purgatorio. Napoli e Sarri, Roma e Totti e poi la Nazionale...

Nato a Terni il 6 maggio 1976, lavora a Sky come vice caporedattore e si occupa del coordinamento del telegiornale. Tra i volti più conosciuti del calciomercato per l'emittente di Rupert Murdoch.
17.03.2016 06.51 di Luca Marchetti   articolo letto 33829 volte
Ottovolante Juve, prima in paradiso poi in purgatorio.  Napoli e Sarri, Roma e Totti e poi la Nazionale...

Così fa ancora più male, perché la Juve è stata a soli 60 secondi dal capolavoro. Ad avere sulle spalle l'errore è Evra, uno di quelli che nella gestione Allegri ha sempre portato una mentalità vincente assolutamente fuori dal comune. Ora tutti avranno la loro spiegazione per la rimonta dei tedeschi. La nostra opinione è che 60 secondi hanno cambiato tutto. Tutti erano pronti a celebrare il capolavoro di Allegri che senza 4 titolari aveva fatto saltare il banco, ora tutti pronti a dire che invece ha sbagliato i cambi e che non ha completato l'opera. Ci vuole equilibrio, invece. Per 60 secondi: dalla gloria al purgatorio. La Juventus per quanto ha dimostrato sia in Germania che a Torino avrebbe meritato un'altra sorte. Avrebbe meritato il passaggio del turno: per il coraggio, per la qualità delle giocate, perché comunque partiva da sfavorita e per poco non buttava fuori i favoriti imbrigliandoli tatticamente per un'ora almeno. Un capolavoro sarebbe stato. È stato, risultato alla mano, un capolavoro a metà. Ma alla Juve possono comunque andarne orgogliosi perché questi risultati sono figli del lavoro, della serietà e della programmazione. Non a caso si vincono 4 scudetti consecutivi, non a caso si lotta per il quinto, non a caso si arriva a una finale di Champions e non a caso l'anno successivo si arriva a 60 secondi dall'eliminare il Bayern in casa sua. È andata male. Ma rimane una base buona, anzi ottima, su cui continuare. A cominciare da Allegri che conviene blindare il prima possibile perché al di là delle convinzioni personali sulla gestione della partita in Germania ha dimostrato ancora una volta di avere uno stile personale, valido, vincente e scanzonato. Uno da top, da supertop.
Non è un caso neanche l'ottimo lavoro di Sarri, che finora in campionato si sta inchinando soltanto di fronte a questa Juve e che ha ancora nove partite per dimostrare che si può anche batterla. Bisogna essere suoerlativi, ma si può fare. Certo la botta alla caviglia di Higuain ha fatto paura eccome. Ma a Napoli sono ottimisti che non c'è nulla e che il Pipita sarà disponibile sin dalla prossima partita contro il Genoa. Magari meglio aspettare per essere sicuri al 100%, ma almeno (sospiro di sollievo) l'infortunio non è grave. Sarri potrà contare su di lui e De Laurentiis potrà contare su Sarri. Previsto un incontro nei prossimi giorni: la permanenza dell'allenatore è scontata e forse lo è anche un aumento di stipendio. Magari non fino a dove spera Sarri (2 mln), magari qualcosa in meno, ma De Laurentiis sa che con Sarri può andare lontano giocando bene e lo vuole comunque gratificare.
Chi invece non vorrebbe ascoltare più nulla sulle proprie decisioni è Pallotta. Ha espresso anche in pubblico la sua posizione, dopo averla espressa allo stesso Totti. Ora però situazione è che il Capitano vorrebbe fare almeno un'altra stagione da giocatore, e che lo stesso Pallotta a più riprese, di fatto, ha detto che decide il giocatore. Ci aspettiamo quindi un altro anno di Totti con la 10 sulle spalle. Obiettivamente è difficile dirlo, io non mi sbilancio. Non so quanto forte sia la convinzione di Pallotta: è questo quello che farà la differenza. L'unica cosa (brutta) e che quando giocatori come Totti arrivano a questo punto della carriera ci sono sempre frizioni (anche mediatiche) con la società: come se uno facesse ombra all'altro e viceversa...
Impossibile infine non parlare di Nazionale, perché la ricerca del nuovo ct è iniziata ufficialmente da 48 ore. Tavecchio ha ufficializzato quelli che tutti ormai sapevamo (in realtà ora manca solo l'ultimo tassello dall'Inghilterra): Conte al Chelsea. E ha anche tracciato la strada per l'identikit del nuovo commissario tecnico azzurro.
Si sa che la comunicazione non è il punto forte di Tavecchio e lo slogan che è venuto fuori dalla conferenza stampa è meno soldi e meno poteri. Non certo invitante come programma. Chi invece ha ascoltato tutta la conferenza stampa ha avuto la possibilità di capire meglio che Tavecchio non ha voluto sminuire nulla (né il lavoro di Conte né tantomeno quello del suo successore) cercando di far capire che si cerca un profilo di grande spessore, di esperienza con magari meno risorse economiche a disposizione ma comunque di un certo livello e in grado di poter guidare l'intero movimento calcistico.
I veri paletti sono altri (al di là dell'ingaggio che non sarà comunque da disprezzare sebbene il sacrificio fatto per Conte difficilmente sarà ripetibile): intanto la Figc vuole un allenatore in grado di abbracciare un progetto di 4 anni, senza guardare troppo ai risultati e soprattutto alle sirene che possono venir fuori durante il quadrienno azzurro. E poi costruire uno staff federale. In maniera tale da non essere costretti come ora a cambiare 8 allenatori o collaboratori tutti insieme (tanti ne conta in questo momento l'attuale ct) ma avere una base fissa di fiducia e di continuità.
Il primo nome su quale l'Italia sta puntando è quello di Donadoni. È cresciuto ancora rispetto alla precedente esperienza, ha ancora più qualità, ha dimostrato di sapersi destreggiare alla grande in situazioni difficili e di tirare fuori il meglio dai suoi giocatori. Il problema è che è sotto contratto con il Bologna. I primi contatti informali ci sono stati ma la Figc non vuole assolutamente andare allo scontro con nessuno. Quindi se per Donadoni non ci sono problemi ok, altrimenti si cambia obiettivo. E la pista - ci verrebbe da dire - parallela è quella di Capello. Il suo valore non si discute, la sua esperienza neanche. Bisognerà capire la sua disponibità concreta al di la delle parole di circostanza pronunciate in tv. Di sicuro sarebbe una soluzione affascinante.
Più defilati gli altri: da Mancini (l'Inter ha detto che punterà su di lui), Ranieri (difficile fargli lasciare l'Inghilterra ora), Cannavaro (poca esperienza internazionale) o quelli già liberi come Mazzarri o Prandelli.
E poi la Figc ha un po' di fretta. Vorrebbe chiudere prima dell'Europeo. Per non distrarre la Nazionale (anzi l'opinione pubblica) su questo tema. Conte non mollerà neanche un centimetro, nonostante già conosca il suo futuro. Non è uno che si lascia andare: anzi andrà ancora più forte. E allora non ci saranno problemi se già si saprà il nome del successore, anzi. Sarebbe ancora meglio, tutti concentati sull'Europeo...

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