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Editoriale

Pallotta, chiedi il conto a Spalletti. Giro di panchine: Bucchi e Semplici le new entry. Il Torino dalla “Padelli alla brace”. Lotito in B? Ecco perché conviene più alla B che alla A…

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
20.03.2017 12.30 di Michele Criscitiello  Twitter:    articolo letto 32960 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Nel week end dell’addio dei sogni di gloria dell’Inter, si passa al sabato dove il Milan conferma di essere da Europa di serie B. Milano oggi è da Europa di serie B e la classifica confermerà che le due squadre di Milano ancora non sono pronte a rientrare dalla porta principale. Il Milan ha problemi seri: dall’organico alla società salviamo solo Montella e 5-6 calciatori. L’Inter è maturata ma il tempo perso all’inizio risulterà decisivo per poter ottenere più di quello che si poteva solo immaginare. La fortuna della Roma è che Pioli è arrivato tardi sulla panchina dell’Inter altrimenti il fallimento sarebbe stato totale. Pallotta probabilmente più che continuare a fare il bonifico a Spalletti dovrebbe chiedere i danni. Ha perso la Champions ad agosto e in Europa League si è fermato quando il bello ancora doveva arrivare. Non ha saputo gestire Totti e soprattutto è una lagna continua, quasi come se ci facesse un piacere ad allenare la Roma. I risultati sono negativi, il gioco spesso latita e la squadra che ha costruito con Sabatini ha grosse lacune. Ci sta dicendo, ad ogni conferenza stampa, che se non vincerà andrà via. Dite a Spalletti, allora, che è arrivato il momento di preparare nuovamente le valigie perché tanto non vincerà nulla e sarà suo dovere riportare la Roma in Champions, questa volta con la cortesia di non aspettare il mese di agosto. Credevamo che l’esperienza di San Pietroburgo l’avesse fatto maturare, invece, a quanto pare i difetti sono rimasti gli stessi e i pregi non sono aumentati. Può salvare parte della stagione vincendo la Coppa Italia e chiudendo al secondo posto.
Sarà un’estate piena di cambi in panchina. Da Firenze a Roma, fino a Sassuolo, Verona, Cagliari e forse la panchina più prestigiosa di Torino. I nomi nuovi a sbarcare in serie A sono quelli di Bucchi (Perugia) e Semplici (Spal). Quest’anno a Juric non è andata benissimo anche se fin quando aveva la sua squadra tra le mani non ha affatto sfigurato. Semplici è probabile che raggiunga la A con la sua Spalla, dove la società investito tanto e sta rientrando dell’investimento. In estate ero il primo a non credere nel progetto ferrarese ma con questa società e con questo allenatore ogni mossa viene ampiamente ripagata. Un mix tra giovani di valore ed esperti che funziona benissimo grazie al lavoro di Semplici. Merita la serie A e una panchina come quella del Sassuolo gli andrebbe benissimo. Un’altra favola è quella del Perugia. La piazza è ambiziosa, la società anche, ma non lasciamoci ingannare dal nome della città per giudicare. Il Perugia ha un buon organico ma sta raccogliendo molto di più di quanto era lecito aspettarsi dalle previsioni. Il mio pensiero è che il Perugia dello scorso anno fosse più forte negli 11 di quello attuale ma oggi c’è una guida tecnica che ti porta almeno il 40% in più del reale valore. Cristian Bucchi ha fatto la gavetta: quella vera. E quando chiedeva ai Direttori di allenare quasi quasi sembrava chiedere un favore. A Gubbio ha pagato l’invadenza di Gigi Simoni che dove mette mani fa danni, a Sassari salvò una squadra in crisi e a Macerata ha portato una squadra ai play off che non aveva né capo né coda come società e come organizzazione. C’era un allenatore con i suoi ragazzi che hanno costruito un miracolo sul campo. Bucchi era stato scaricato da tutti, compreso da chi quando faceva decine e decine di gol mangiava nel suo piatto. Oggi c’è la fila per Bucchi e l’Avvocato De Rensis sta lavorando in silenzio. Cagliari, Genoa e Chievo Verona sono le ipotesi più plausibili. Vedete il Verona? Con un allenatore inesperto in panchina sta rischiando di perdere la serie A e, pur di non ammettere il proprio errore, la società difende Pecchia che ormai è indifendibile.
Una piccola analisi su Torino-Inter. E’ stata una partita spettacolare ma la spettacolo si accentua ed è rimarcato dove ci sono molti errori, soprattutto in fase difensiva. Possiamo dire di esserci divertiti. Abbiamo rivisto il cuore Toro, siamo contenti che Mihajlovic se l’è giocata fino alla fine per vincere, grazie ad una classifica che oggi ti consente di essere a tratti anche spregiudicato. Il vero problema del Torino è Hart. Il Toro è passato dalla “Padelli alla brace”. Il problema era in porta, secondo tutti, con Padelli che non era all’altezza di una squadra come il Toro. Ma per prendere un portiere così non c’è bisogno di andare a scomodare il Manchester City. A chi ribatterà alle mie frasi con un classico “si ma poi ha fatto anche belle parate”, non c’è una risposta. Un portiere di serie A è in porta per parare e quella è la normalità. L’anormalità, con la L apostrofo, sono le sciagurate uscite e papere del portiere che non possono essere assolutamente giustificate. Proprio perché il Torino era lanciato e ha pagato a caro prezzo le indecisioni del suo numero 1.
In chiusura spazio alla politica del pallone. Dopo aver chiuso il capitolo FIGC, si apre il fascicolo Lega di serie B. Andrea Abodi è ufficialmente fuori ma prova, come sempre, a rientrare dalla finestra del settimo piano. A prenotargli l’ascensore è il Presidente del Frosinone Stirpe, presidente e imprenditore che stimo e che ho sentito anche in privato, ma come gli ho detto in privato confermo in pubblico che la sua campagna elettorale per l’Abodi tris non ha senso. Proponga un nome nuovo e le società lo seguiranno ma un Presidente bocciato da Figc e Lega di serie A non merita più di rappresentare 22 club di serie B che gli hanno dato tre volte fiducia e lui l’ha tradita per ben due volte. Stirpe ha conoscenze importanti: faccia un nome alternativo e tutti lo seguiranno. Lotito ha piazzato il colpo, aspettiamo il 25 marzo per capire se sarà compatibile o meno. La soluzione è ambigua che porta più svantaggi alla Lega di serie A che a quella di serie B. Volendo andare oltre il nome e oltre la simpatia o antipatia che nutriamo nei confronti del personaggio, analizzerei a freddo la candidatura. Lotito è il deus ex machina del calcio italiano. Comanda la Lega di serie A ma non comanda in Federazione, come qualcuno sostiene. In Figc Tavecchio ha piena autonomia e vuole passare per quello che non è ma l^ in mezzo la vera mente è Tavecchio che fa muovere il carrozzone. La candidatura di Lotito porterebbe dei vantaggi alla serie B soprattutto nel rapporto con la serie A. Se qualcuno dovrà ribellarsi alla sua candidatura dovrebbero essere i Presidenti di A e non quelli, intelligenti, di B che hanno capito che con Lotito arriveranno più soldi dal piano di sopra. La serie B rischia di sparire. La situazione è tragica e la colpa non è di Lotito. Tra un anno scadrà il contratto televisivo con Sky e scordiamoci da subito che Sky, per il prossimo triennio, darà ancora 62 milioni ai club di B. Per salvare la categoria servono i soldi della mutualità. La serie A deve sostenere la B e Lotito sarà anche antipatico, arrogante e brutto ma in questo momento i Presidenti di B preferiscono un Presidente rompipalle che porti i soldi ad uno bello ed elegante che li lasci in braghe di tela.
Buona settimana a tutti e a Tatone che a breve vi presenteremo su queste colonne con fatti, finanziari e legali, inediti…

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