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Pause e allenatori. Rivoluzione in panchina (e non solo ora)

12.11.2015 07.25 di Luca Marchetti   articolo letto 33419 volte
© foto di Federico De Luca

Ultimo stop prima del rush di gennaio. Ultima pausa. Ultimo fermo di campionato. Aspetto la pausa, hanno detto in molti. Qualcuno per ricaricare le pile, qualcuno per cambiare allenatore. Come fosse una camicia.
Se la notizia è la Samp che cerca Montella a tutti i costi (anzi un costo ce l'ha: più o meno 3 milioni di euro da pagare in qualche modo con qualche soluzione) non sarebbe una notizia che Zamparini cambia.
Invece lo è. Lo è per diversi motivi. Ma dobbiamo necessariamente fare una premessa: il padrone è Zamparini e può fare quello che vuole con il suo Palermo. Tanto più che i risultati li ha sempre ottenuti anche con le sue modalità non sempre condivise.
Ma è riuscito a sorprendere anche stavolta. Intanto perché l'esonero è arrivato dopo una vittoria (episodio rarissimo nel calcio). Poi perché la squadra era palesemente con l'allenatore: lo testimoniano i messaggi d'affetto sui social network dei senatori. Il Palermo ha gli stessi punti dell'anno scorso e una squadra meno forte. È pronto già a vendere i giocatori più forti (vedi Vazquez al Milan, che i rossoneri vorrebbero bloccare e comprare già a gennaio per giugno). E Iachini, soprattutto, è stato l'allenatore più longevo di Zamparini. Tutto questo non è bastato. Zamparini non era contento, il rapporto si era logorato, non c'era più sintonia. E così all'improvviso torna Ballardini. Tutto fatto. Senza perdere tempo. Una chiamata a Guidolin (giusto per avere la certezza che veramente non vuole tornare ad allenare) poi una a Ballardini, che dopo il 2008 torna sulla panchina rosanero. Qui non si discute il valore di Ballardini (non deve certo dimostrarlo a Palermo!) ma eventualmente le modalità di Zamparini. Secondo lui il Palermo aveva bisogno di una svolta, a livello mentale soprattutto. Vedremo se l'intuizione è stata giusta. Certo il rischio è grosso...
Anche la Samp ha aspettato la pausa. O forse la pausa è stata fra le cause della separazione con Zenga. Anche a Genova il rapporto fra Ferrero e l'ex Uomo Ragno era (nonostante le parole anche degli ultimi giorni). Scontro fra personalità, potremmo definirlo. E gli screzi c'erano stati sin dall'estate. Vi ricordate Vojovodina? Lo 0-4 in casa? Lì WZ perse molta presa sul suo presidente, c'era la vicenda Cassano ancora da definire. Lui non lo avrebbe voluto, arrivò wualche giorno dopo. E sempre Cassano è uno dei motivi di attrito. Non perché lui non si comporta male (anzi!), ma perché Zenga non lo fa allenare a livello tattico: e la Samp lo pubblica suo sito. Naturalmente non si può non tenerne conto: Cassano che vuole andare, un rapporto che non decolla, i risultati che nelle ultime due settimane non erano ritenuti soddisfacenti, il pubblico che fischia. I giorni liberi che avrebbe richiesto (e ottenuto) Zenga durante questa pausa per tornare a trovare la famiglia. Tutto questo ha spinto Ferro ad approfittare della pausa. Via Zenga, dentro? Dentro Montella. Ormai o lui oppure qualcuno ci rimarrà male. Gli altri nomi non affascinano come l'aereoplanino (Delneri, Corini), qualcuno dice anche che è stato fatto un tentativo per Mazzarri (con l'aiuto economico dell'Inter visto che guadagna oltre 3 milioni). L'ostacolo lo sappiamo tutti è la clausola: ormai è troppo esposto il nome. Su questo fa leva la Fiorentina, irritando la Samp. La soluzione la vogliono trovare entrambi: magari con la promessa d'acquisto di qualche giocatore già a gennaio. Si lavora ad oltranza, ma le sensazioni ad oggi non sono così positive. Montella avrebbe un grande vantaggio: oltre ad allenare una squadra dalle buone potenzialità, non avrebbe più il vincolo con la Fiorentina la prossima estate. Quando potrebbe partire un bel domino... E questo non va molto a genio a Firenze. La situazione è di stallo completo e ora i blucerchiati valutano anche altre strade. La più concreta è quella che porta a Guidolin (che ha detto di no al Palermo dicendo che non avrebbe allenato, vale lo stesso pure per Genova o no?). Vedremo...
La terza storia di allenatori nella pausa è quella del Verona. Mandorlini rimane, con l'appoggio della società, con tanto di comunicato stampa. Certo, la riflessione c'è stata e l'idea di cambiare i dirigenti del Verona l'hanno avuta. Altrimenti sarebbero dei pazzi. Ma evidentemente si sono sincerati che Mandorlini non aveva perso lo spogliatoio e che non era andato in confusione. Pesano le assenze, gli errori. Ma un allenatore che dalla Lega Pro è arrivato fino quasi all'Europa non è un brocco. E allora si continua con Mandorlini. Chiaro che i risultati devono prima o poi venire, ma la fiducia c'è. A Verona si parla moltissimo delle cause. Probabilmente, vista da fuori, è finito un ciclo. Un ciclo straordinario e forse bisognava avere il coraggio di cambiare pagina. Ma innanzi tutto non è detto che i cicli rinnovati funzionino meglio della fine dei precedenti. E soprattutto ci vogliono risorse economiche non indifferenti.
Strade divese, stessa pausa. In attesa di gennaio

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