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Perché a Manchester possono spendere 400 milioni in una estate: dalle mega-sponsorizzazioni alle 'reti di club', passando per Pogba ufficializzato in piena notte. I tifosi europei contano poco (e conteranno sempre meno)

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
14.08.2016 08.40 di Raimondo De Magistris  Twitter:    articolo letto 171633 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Non sarà un'estate come tutte le altre. Per il calciomercato, quelli che si concluderanno il prossimo 31 agosto non saranno di certo stati tre mesi di transizione. S'è fatta la storia. Come nel 2001 per il trasferimento di Zinedine Zidane dalla Juventus al Real Madrid, come nel 2009 per quello di Cristiano Ronaldo dallo United sempre alle merengues. E' questa l'estate in cui s'è ulteriormente alzata l'asticella. In cui s'è spostato definitivamente a Manchester l'epicentro delle trattative. Gundogan, Ibrahimovic, Sané, Mkhitaryan, Gabriel Jesus, Bailly, Stones, Pogba, Nolito e Marlos Moreno: quasi 400 milioni di euro spesi per rafforzare due squadre già molto forti. Senza contare l'aumento significativo del monte-ingaggi, anche in considerazione dell'insediamento sulle due panchine degli allenatori più discussi e vincenti degli ultimi 20 anni: José Mourinho da un lato, Josep Guardiola dall'altro. Come è possibile? Le motivazioni sono molteplici e i risultati sono il frutto di un lavoro che dura da anni. Questione di fatturati, di disponibilità economica: al momento nella classifica Deloitte dei club di calcio più ricchi al mondo sono rispettivamente al terzo (lo United) e al sesto posto (il City). Ma entrambi sono destinati a scalare posizioni.

Partiamo dal City, forse l'argomento più controverso perché non c'è dubbio che tutto sia partito con l'ingresso nel club quasi otto anni fa dell'Abu Dhabi United Group. Da allora tutto è cambiato, sono arrivati soprattutto ingenti somme di denaro da investire sul mercato per permettere a questo club di entrare nel periodo più importante della sua centenaria storia.
Dal 2008 è iniziata anche una lunga lotta con l'UEFA per l'applicazione del Fair Play Finanziario. Un tira e molla che ha portato a qualche multa, ma che ha confermato l'assioma di una UEFA forte con i deboli e debole con i forti.
C'è stato, però, anche tanto altro. Perché nell'ultimo quinquennio il fatturato del club inglese ha subito un'impennata verso l'alto grazie a un certosino lavoro del settore commerciale che ad oggi fa del City un club autosufficiente come Real Madrid, Bayern Monaco o lo United, appunto.
La sponsorizzazione con Etihad da 400 milioni di sterline in dieci anni, quella che un paio di anni fa fece giustamente urlare allo scandalo richiamando l'attenzione della UEFA, s'è ben presto rivelata corrispondente al valore di mercato visti anche i successivi accordi anche più ricchi firmati dal Chelsea o dall'altro club di Manchester.
Il City Football Group non è solo proprietario del Manchester City, ma anche dei New York City F.C., del Melbourne City F.C. e ha quote negli Yokohama F·Marinos. Perché? Per veicolare il brand City in ogni parte del globo: dall'Europa, all'America, passando per l'Australia e l'Estremo Oriente. Il modo migliore per garantire agli investitori che la pubblicità circolerà ovunque, il modo migliore per il City per aumentare le sue sponsorizzazioni.
Il risultato è straordinario. Come riportava qualche mese fa in un suo articolo Calcioefinanza.it, negli ultimi cinque anni l'incidenza del costo del lavoro s'è dimezzata in casa City. Nonostante l'importante aumento dei costi, il fatturato ha viaggiato a velocità doppia e adesso il club, rispetto a otto anni fa, ha un valore di quasi dieci volte maggiore. Lo scorso dicembre la China Media Capital ha acquistato il 13% delle quote del club a 400 milioni di dollari. Una cessione effettuata per espandere il marchio City anche in Cina e che riconosce al club un valore di 3,1 miliardi di dollari. Nel 2008, Thaksin Shinawatra ha venduto il 100% del club per 250 milioni di euro. L'exploit è stato clamoroso.

In un articolo pubblicato nel 2012, Forbes ha scritto che il Manchester United ha nel mondo 659 milioni di simpatizzanti. Una cifra astronomica, rivista al ribasso da altre testate britanniche nei mesi successivi, ma che il club inglese prontamente pubblicò all'epoca anche sul suo sito ufficiale per evidenziare la potenza di un marchio che ha pochi eguali al mondo.
E' la cifra che il Manchester United presenta quando deve chiudere contratto pubblicitari, quella che certifica la potenza di una società di portata globale come nessun altra. Lo United, secondo l'ultima classifica Deloitte, è terzo al mondo tra i club di calcio per fatturato, ma è destinato a scalzare Barcellona e Real Madrid appena tornerà in Champions perché continua a crescere in maniera molto più rapida rispetto alle due big spagnole.
Di questi 659 milioni di simpatizzanti, solo 90 milioni militano in Europa. Tanti sono in Africa, una cifra cospicua negli Stati Uniti, più della metà in Asia. E' un dato schiacciante che sta rapidamente spostando gli interessi di mercato. Ha portato la Cina a investire tanti, tantissimi miliardi di euro in Asia e in Europa per acquistare calciatori e club e che condiziona anche le mosse dei club. Un esempio? L'ufficialità di Paul Pogba, il calciatore più pagato della storia del calcio. Il Manchester United l'ha ufficializzato in piena notte, all'1.45. Quando era mattina a Pechino e prima serata negli Stati Uniti, dove ci sono oltre 70 milioni di tifosi e, soprattutto, dove ha sede la Chevrolet che dal 2013 vende auto solo negli States e ogni anno paga 60 milioni di euro per lo sponsor di maglia dello United. Un caso? La domanda è retorica.

Infine, la vendita dei diritti tv. Un contratto che ha reso ricchi tutti i club d'Inghilterra, non solo le due squadre di Manchester. Per il triennio 2016-19, la Premier League ha strappato un contratto da 5,136 miliardi di sterline, quasi 7 miliardi di euro. Con un incremento rispetto al triennio precedente (3,081 miliardi) pari al 70%.
Questa Premier, secondo i diritti tv, vale più della Champions e dell'Europa League messi insieme. Un dato che 'droga' il calciomercato europeo, che permette a tutti i club di Premier di guardare i competitor europei dall'alto verso il basso e costringerà l'UEFA a rivedere le strategie commerciali e le regole imposte ai suoi club in questi anni. In caso contrario, ne vedremo delle belle.

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