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Editoriale

Psicodramma Inter: 10 domande "afone" a Mancini e un assist a Thohir. Juve: occhio al destino comune di Morata e Allegri. Roma: l'sms di Spalletti al club! Milan: il dubbio di Berlusconi su Mihajlovic 

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
01.03.2016 07.32 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 64339 volte
© foto di Alessio Alaimo

Avete presente le feste della moda? Sì lo so, son noioso, ne parlavo già qualche settimana fa. Solo che qui le Settimane della Moda si moltiplicano misteriosamente tipo pop corn in padella e succedono cose singolari che a guardar bene meritano di essere raccontate. Delle specie di torture medievali volontarie.

E dunque, sono infine andato a una festa della moda. Sabato sera. A Milano. Volevo provare l'ebbrezza. Tutti dicevano "Che stile". All'ingresso c'era molta gente. Che stile. Un'ora di coda circa. Sotto la pioggia. Molto stile. Poi dentro. Al guardaroba. Guardaroba ricavato dentro una specie di hangar. Che stile. Un'ora circa di coda al guardaroba con gente che a causa della pioggia puzzava parecchio di cane bagnato. Io, per esempio. Però era tutto molto bello. Tutto colorato di bianco e blu. Che stile. C'era l'open bar che significa "bevi tutto, tanto paga un altro". Solo che c'era coda. E altre luci blu e bianche. Belle. Mi son messo in coda. Un'ora circa. C'era odore di cane bagnato e gin. Stiloso. Sono arrivato al bancone. Era molto lucido. E il barista mi fa: "È finito il ghiaccio". Che stile. Ho preteso gin "off the rocks". Praticamente metano. Poi mi son diretto verso il palco. Cantava uno molto famoso. Mi hanno detto che si chiamava Cristiano Marrone. In Italiano almeno. Per vederlo c'era molta coda. Quando sono arrivato nei pressi aveva finito di cantare delle canzoni assai rap. C'era odore di cane bagnato, sudore e gin senza ghiaccio. E metano. Totale minuti cantati dal Marrone: 25. Totali soldi incassati: credo molti. Stilosissimo. A quel punto mi stavo ambientando. Mi si è avvicinato un signore parecchio gentile con la pettorina modaiola. "La festa è finita, può accomodarsi verso l'uscita". Ho fatto un'ora di coda al guardaroba per riprendere il giacchino. Tutti sapevano di gin e sigarette fumate di nascosto in barba alla legge Sirchia. Che stile. Poi sono uscito. Diluviava. Mentre mi dirigevo alla macchina ho fatto un giusto bilancio: "Dunque. Quattro ore in coda. Come alle Poste. Solo che alle Poste almeno c'è il numero. E la gente sa di caffè. Per fortuna domani gioca l'Inter. Che stile". Fine della festa della moda.

Già, il giorno dopo giocava l'Inter. "A Juventus" tra l'altro. Sapete tutti com'è andata a finire. Per parlare di Inter mi affiderò a un caro e vecchio schema utilizzato qualche anno fa nei quotidiani per stanare personaggioni in difficoltà. Le care vecchie "dieci domande a...". "Repubblica" mi pare abbia inventato a suo tempo codesto sistema poi ripreso da molti. In realtà gli interessati non rispondevano mai. Ma la formula faceva discutere.

Ora, essendo lo scrivente un chihuahua qualunque, ben sa che le dieci domande rivolte a Mancini Roberto cadranno nel vuoto, soprattutto in questi giorni in cui il tecnico nerazzurro pare debba convivere con problemi legati al calo della voce. Ma noi tentiamo lo stesso, sia mai che un giorno il mister decida di far capire a noi comuni mortali cosa si cela per davvero dietro alla metamorfosi post-natalizia dell'Inter.

Domande (un filo retoriche) a Roberto Mancini.

1) Perché non ha parlato nel post Juve-Inter? Davvero era solo colpa della voce? In caso di vittoria si sarebbe presentato pur senza voce?

2) Non crede che schierare la sua squadra "a specchio" rispetto agli avversari sia una soluzione tattica troppo prevedibile oltre che un chiaro segnale di debolezza?

3) Ritiene che i 4 milioni di euro circa di ingaggio annuo che il club le riconosce siano complessivamente meritati?

4) Perché a gennaio ha voluto a tutti i costi un altro attaccante (Eder) e non un centrocampista dotato di piedi buoni come tutti gli affezionati alle cose interiste auspicavano?

5) Non pensa che cambiare settimanalmente impostazione tattica e protagonisti in campo abbia infine causato confusione tra i giocatori a sua disposizione?

6) In assenza della qualificazione alla prossima Champions League, ovvero quantomeno di un terzo posto buono per conquistare i preliminari (obiettivo annunciato a inizio stagione), farebbe un passo indietro rispetto al contratto con scadenza 2017?

7) Accetterebbe l'eventuale proposta della Figc di allenare la Nazionale dopo l'Europeo?

8) Cos'è successo nello spogliatoio dopo Inter-Lazio del 20 dicembre? È vero che ha litigato con Jovetic? In generale crede di avere ancora in mano lo spogliatoio?

9) Si è pentito di non aver schierato Icardi titolare nel derby e nell'andata della semifinale di Coppa Italia Juventus-Inter?

10) Crede davvero ci sia una questione arbitrale che ha influito/influisce sui risultati dell'Inter?

Bene, ci piacerebbe conoscere il pensiero del tecnico su queste questioni, tenendo presente che quella a seguire è la classifica di serie A relativa al girone di ritorno tra chi ha fatto meno punti: Chievo 11, Torino 10, Carpi 10, Verona 10, Inter 9.

Davvero troppo poco per accettare che un tecnico si trinceri dietro a un silenzio stampa mascherato da un assai poco apprezzato "Zanetti e Ausilio fate voi".

Il resto sono questioni legate alle due settimane di presenza di Thohir a Milano, patron che, invece, per opinione di chi scrive è stato immeritatamente massacrato.

Cose che ha fatto Thohir prima di tornare a casa sua: ha visto due partite dell'Inter, una finita male (quella con la Fiorentina), l'altra finita bene (quella con la Samp), ha accolto Ronaldo e Mourinho al Meazza come se li avesse invitati lui (e invece no, li ha invitati l'ex presidente), ha abbracciato il Viperetta Massimo Ferrero che in passato gli aveva dato del filippino, ha presentato il nuovo amministratore/direttore/quel che è Giovanni Gardini, ha avallato l'ingaggio del parametro zero Banega, ha trattato la questione "nuovo San Siro" e si è detto disposto a investire, ha letto svariati quotidiani che titolavano «Thohir vuole vendere», è andato a Londra per sistemare affari suoi legati ad altre aziende, ha incontrato personalmente i responsabili di tutte le aree societarie (quella commerciale, quella marketing, quella digital), ha presieduto il cda dove ha snocciolato notizie certo non belle ma neanche così allarmanti, ha convocato giornalisti in quantità per ribadire che il suo progetto è quinquennale e che non ha alcuna intenzione di scomparire tipo Mago Silvan, ha spiegato che a prescindere dal risultato stagionale ha già pronti due diversi piani di intervento, ha convocato e salutato tutti i dipendenti, ha parlato di e con Mancini, ha usato parole assai eleganti per chi gli ha permesso di diventare presidente dell'Inter (e cioè Moratti), ha spiegato che con l'Uefa c'è un'intesa comune che procede senza intoppi, ha fatto capire che è il primo a sapere che centinaia milioni di debiti non sono uno scherzo ma ha anche spiegato che non si aspettava che i quattrini spuntassero nei prati di Appiano come margherite, ha infine chiarito in modo molto elegante che non è venuto in Italia a far flanella. Il tutto col sorriso stampato sulle labbra. Sempre. Un altro al suo posto avrebbe mandato tutti a Giacarta.

Della Juve vista allo Stadium c'è poco da dire, vince sempre o quasi. Meglio guardare al futuro, allora, a partire da quello di Morata. Sono stati finalmente svelati i termini del contratto di recompra del Real Madrid per lo spagnolo. Le merengues potrebbero tranquillamente riportarselo a casa con una trentina di milioni, ma la verità è che lo spagnolo non ha alcuna intenzione di rientrare alla dipendenze di Florentino Perez dopo l'esperienza di Torino. Troppe incognite sul futuro della squadra e sull'allenatore del prossimo Real per rispondere al richiamo del cuore blanco. E sarà ancora bianconero pure il futuro di Massimiliano Allegri. Il livornese vuole scrivere la storia con il quinto titolo consecutivo ma non di certo per salutare da vincente, anzi. Il rinnovo è già in caldo con un progetto a media/lunga scadenza (biennale) per completare la restaurazione della Signora ai massimi livelli del calcio europeo. D'altronde, in un'estate che si annuncia piena di cambi di panchina eccellenti e molte incognite, Max vuole sfruttare l'occasione di guidare una squadra che già conosce come le sue tasche.

Altro. La Roma per dire, troppo spesso dal sottoscritto snobbata e ora alla ribalta grazie a pensieri e opere del buon Spalletti, "il Guardiola de noantri" che va in conferenza e ti fa vedere quanto corre Salah, un modo elegante per lanciare messaggi a chi invece certe corse non se le può più permettere. Ieri il tecnico ha lanciato chiari segnali: "Resto se si combatte per lo scudetto". Una frase spavalda ma legittima, che vuol raggiungere le alte sfere, Pallotta in primis. L'sms è chiaro e recita più o meno così: "James, cosa vuoi fare da grande? Pensi solo allo stadio che forse un giorno verrà o ti interessa anche vincere sul campo?". Presto (il patron è in arrivo) gli interessati (e Totti su tutti) avranno risposte dal patron.

Applausi al Milan di Sinisa, tecnico che a questo punto meriterebbe conferme a prescindere da quel che accadrà, e che invece dovrà stare sulla graticola fino all'ultimo. Berlusconi continua a non essere pienamente convinto nonostante le ultime dichiarazioni concilianti, sa di aver perso definitivamente Conte ma è altresì certo che altri allenatori potrebbero rendere più "bello" il suo Diavolo. Il dito mira verso Sassuolo, direzione Di Francesco, ma ogni cosa è chiaramente in stand-by in attesa di capire se i "miracoli" di Sinisa porteranno una Coppa Italia e magari qualcosa in più della qualificazione alla prossima Europa League. Riuscisse nell'impresa, Sinisa entrerebbe nella storia, soprattutto ora che il tecnico dovrà fare a meno del "Prost transalpino" Niang, ko alla caviglia dopo il "tradizionale" guaio in macchina. È l'occasione d'oro per Balotelli. L'ennesima per l'attaccante a cui la gente chiede non solo di impegnarsi, di correre, di far gol, ma magari di regalare anche qualche sorriso. Di quelli veri però, "live", dal vivo. Quelli virtuali, sui social, sanno troppo di plastica...

Chiudiamo qui. Fiorentina-Napoli è in corso e dovrei aspettare la fine della partita per dire una cosa molto intelligente tipo "il Napoli è forte" o "La Fiorentina è forte" a seconda del risultato ma, scusatemi, è il compleanno di mia nonna e non posso aspettare. Ha 84 anni, la voglio portare fuori a cena. Io e lei, da soli, nel suo posto preferito. Le ho preso un regalo. Una foto incorniciata di lei e nonno che si tengono la mano sul lungomare a Varazze, nel 1964. Se lo merita, le voglio bene, anche se non glielo dico mai.

Ok, era una cazzata colossale. Ho solo molto sonno. Colpa del metano. (Twitter: @FBiasin, @ilsensodelgol. Mandate i vostri articoli ailsensodelgol@gmail.com Nonna li leggerà e forse li pubblicherà. Da Varazze).

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