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Editoriale

Quante domande di fine luglio. Colpa di De Laurentiis o di Higuain? Di Lotito o di Bielsa? Di Berlusconi o dei cinesi? Di Mancini o dei cinesi? Intanto il Deportivo Maldonado colpisce ancora

Nato a Bergamo il 23-06-1984, giornalista per TuttoMercatoWeb dal 2008 e caporedattore dal 2009, ha diretto TuttoMondiali e TuttoEuropei. Ha collaborato con Odeon TV, SportItalia e Radio Sportiva. Dal 2012 lavora per il Corriere della Sera
31.07.2016 00.00 di Andrea Losapio  Twitter:    articolo letto 48987 volte
© foto di Lorenzo Di Benedetto

Nell'anno precedente a Woodstock, Riccardo Del Turco spopolava con una canzone che tutto sembrava tranne che un inno al rock. "Luglio col bene che ti voglio, vedrai non finirà". Manca un giorno e anche questo mese ce lo saremo lasciati alle spalle. Intanto il countdown è iniziato, con la Lega che in un mercoledì - giorno inusuale - di fine agosto chiuderà le liste trasferimento, appena prima di un Italia-Francia che vale come un'amichevole fra deluse (per motivi diversi) dell'ultimo Europeo.

La settimana di Gonzalo Higuain mette a nudo tutti i problemi delle nostre squadre. Perché se è vero che la Juventus sta facendo un calciomercato maestoso, Paul Pogba firma la sua prima maglietta da nuovo (vecchio) giocatore del Manchester United. Mossa simpatica anche per ringraziare il tifoso che lo aveva avvicinato con ammirazione. I bianconeri però non prendono con isteria il possibile addio del proprio campione principe, per gli ottimi 110 milioni di euro che rischiano di essere la plusvalenza di tutti i tempi per il calcio mondiale, a meno che Leo Messi non decida di finire al Paris Saint Germain fra un annetto. Niente di fondato, prima che proviate a googlare in tempo reale. La Juventus ha la sua la virtù dei forti, la pazienza. Perché i tifosi sono sempre stati estremamente esigenti con il club bianconero, ma la piazza è soddisfatta da chi è stato acquistato prima. Anche in prospettiva, pensando a Sensi e Berardi. La Juventus vincerà spesso e sempre: nei prossimi dieci anni potrà farlo per sette volte, come il Bayern Monaco, con qualche incursione (speriamo, altrimenti sai la monotonia) di qualche nobile che ora non sa ancora di potere vincere.

Però, appunto, la Juventus che stravince e tutte le altre che si strappano i capelli. Tranne Luciano Spalletti, perché tricoticamente ha ben altri problemi, sebbene l'infortunio di Mario Rui lo costringe a ritornare sul mercato per un esterno sinistro. La Roma, pur avendo grandi giocatori in squadra, può essere considerata una squadra incompleta e di qui da venire. Serve sciogliere i grandi nodi di questo mercato in entrata, con Manolas principalmente e poi i vari Iturbe o Dzeko, oppure Paredes in tono minore. Serviva davvero il rientro di Szczesny dopo la scorsa annata, invece che puntare su un Sirigu? Certo, avere due grandi portieri può essere un buon modo per alimentare la voglia di vincere, ma rischia di diventare solo un dilemma irrisolto.

Così, dalla Roma in giù, è stata la settimana delle bolle, dei problemi, del caos (poco) legalizzato. Partendo da Higuain, appunto, perché la conferenza stampa con la Juventus ha spaccato in due la città di Napoli, chi è pro De Laurentiis e chi contro. Nessuno appare a favore di Higuain che avrebbe potuto scegliere qualcun altro rispetto ai rivali degli ultimi campionati, magari andando all'estero e trovando comunque un ricco ingaggio. Però quando sei al top e giochi in una Serie A, con un clima solitamente mite, grandi avversari ogni domenica e degli ottimi ritmi di vita, è anche difficile andarsene. Higuain nella Liga ci ha già giocato, la Premier è totalmente differente per un latino (sebbene nato a Brest) anche per l'ambientamento, la Juventus era una scelta più che interessante. Questione di opportunità. La colpa però dei tanti bubboni che ogni tanto scoppiano a Napoli è però del presidentissimo. Abituato a non trattare con chi chiede rinnovi e prolungamenti, anche per una questione molto semplice: il Napoli deve ancora fare i conti con una situazione economica che nel lungo termine può solo peggiorare, allo stato attuale delle cose. Perché un brand internazionale non c'è - pur provando a costruirlo - e i grandi campioni, a Napoli, arrivano per rilanciarsi o per sbloccarsi definitivamente. Koulibaly, esploso nell'ultimo campionato, bussa a denari e De La non ci sente, Insigne ha avuto più di qualche problemino. Retroscena dello scorso anno: la redazione aveva parlato con una persona molto molto molto vicina a Gonzalo, molto arrabbiato per la scelta di Sarri, di Hysaj e di Allan. Perché Higuain era arrivato per vincere lo Scudetto (e magari Pallone d'Oro?) e non pensava di poterlo fare con calciatori così, pensando addirittura che sarebbe stato difficile rimanere in corsa a novembre. Si è dovuto ricredere, ma solo in parte. I calciatori vogliono guadagnare, come tutti, e vincere, spesso.

Di presidente in presidente, c'è il solito Claudio Lotito che, a luglio e agosto, si diverte moltissimo. Almeno finché non gli si fanno domande scomode, a quel punto non accetta l'interlocutore. Facendone una semplice semplice, perché non parla del rifiuto di Bielsa alla panchina argentina? Dare sempre la colpa agli altri delle proprie mancanze - come prendere un allenatore spedito una settimana prima a Salerno e poi richiamato alle armi - è proprio di chi non vuole prendersi le responsabilità, se non sono grandi successi. La Lazio, in dodici anni, è rimasta quasi sempre attaccata al carrozzone delle prime, spesso più per mancanze altrui che per meriti propri. Quando è capitato di potere fare il salto di qualità Lotito si è tirato indietro. Come De Laurentiis deve fare i conti con una cassa che non deve piangere, creando un circolo positivo. I tifosi, come i calciatori, vogliono vincere. E spesso.

Capitolo milanesi, dopo l'inserimento molto forte da parte dell'Inter per Gabigol. Può essere, con Candreva, il regalo chiesto da Mancini - pur sottotraccia - oppure la pezza per l'addio di Icardi? L'argentino preferirebbe rimanere all'Inter, anche per una questione di opportunità, magari firmando il rinnovo e diventando un calciatore di spessore internazionale. Perché l'età è la stessa di Paul Pogba e l'intenzione è la stessa, diventare uno dei migliori al mondo. Mancini si arrabbia, chiede garanzie, ma dopo avere gettato alle ortiche molti calciatori negli ultimi diciotto mesi dovrebbe chiedersi se qualche cosa, anche da parte sua, non è andata benissimo. Kondogbia è un investimento troppo oneroso per buttarlo giù dalla torre, altrimenti c'è da scommettere che pure il francese, in questa sessione di mercato, avrebbe cambiato aria dopo avere deluso. Mancini non è più al Manchester City e non può chiedere costanti sacrifici a una squadra che ha visto il suo fatturato diminuire seccamente - in totale controtendenza rispetto al fenomeno calcio - negli ultimi cinque anni. Però, c'è un però: in Indonesia tutti quanti indossano la maglia di Icardi. Tantissimi hanno la casacca dell'Inter. Il sudest asiatico è terreno non proprio vergine, ma tra le pieghe del Manchester City si può inserire il nerazzurro. Chi si inserisce da un sacco di tempo sono i cinesi per la presidenza del Milan, dopo la fantastica comparsata di Mr Bee, che ha tenuto fede alla propria assonanza con il personaggio di Rowan Atkinson. Di chi è colpa? Dei cinesi oppure di Berlusconi? Il Milan, nella comunicazione, ha sempre sfiorato la perfezione, così come nell'aspetto manageriale. Però è semplice farlo quando tutto va bene, così come quando ci sono i soldi. Pare che tutto vada a rotoli. Perché i presidenti, come calciatori e tifosi, vogliono vincere, spesso. E magari avere il portafogli un po' più pieno del solito.

Chiusura dedicata al Deportivo Maldonado. Non sarà così, ma qualunque società europea che fa affari con questa squadra dovrebbe avere almeno una multicina. In realtà questo club dovrebbe chiudere e le altre rischiare la retrocessione. Una squadra che è un enorme fondo di investimento da cui transitano calciatori come Osvaldo e Calleri per poi arrivare diretti in Europa. L'ultimo, in ordine di tempo, è Hernan Toledo, arrivato dal Velez Sarsfield. Ehm, dal Deportivo Maldonado, come spiegato a chi aveva chiesto se non si trattava di un'operazione con una terza parte coinvolta. Un segreto di Pulcinella che potrebbe essere svelato in due minuti. Se solo ci fosse la voglia di farlo e non tutti volessero solo vincere con il portafogli pieno.

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