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SONDAGGIO
Juventus-Barcellona ai quarti: passare è possibile?
  Sì, la Juventus è cresciuta rispetto al 2015
  No, il Barcellona resta più forte dei bianconeri

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Editoriale

Roma-Milan: torniamo a stare con il Milan. Cerci-Candreva: uno alla Juve. Cuadrado-Widmer: Udine crocevia per viola e Inter. Mou come l'Inter del 1961: maestri inglesi e sceneggiata all'italiana. Ischia: il sogno è la Serie B

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
26.04.2014 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 42634 volte

Il solito arbitraggio di Tagliavento con il Milan (secondo gol giallorosso in fuorigioco e l'intervento a piede a martello da rosso di Totti diventato per grazia ricevuta un semplice giallo) e la solita partita di Mario Balotelli giocata più subendo il pubblico avversario che aiutando i compagni, non fanno notizia. Spiace per Mario, non è piacevole sentirsi beccati da tutto lo Stadio, ma deve diventare più forte di queste partite nella partita. Per il resto, sarà bene intendersi sul messaggio di Roma-Milan. Le cinque vittorie consecutive non sono merito di uno, così come la sconfitta di ieri non è colpa di tutti gli altri. Quando si vince, vince il Milan. Quando si perde, perde il Milan. Se è così elementare, perché precisarlo? Perché il dibattito sul Milan si sta trasformando in un agguato a cielo aperto. Costellato da piccole e grandi menzogne. L'hashtag iostoconseedorf, che è nobile e giusto se dedicato solo ed esclusivamente all'allenatore rossonero, è in realtà una chiamata alle armi. Che punta ad una piazzale Loreto rossonera, proprio nel momento (16 punti in 6 partite prima della sconfitta di ieri) in cui il Milan si è compattato per uscire dalla sportivamente drammatica domenica di Milan-Parma. Dopo quella partita (il Milan veniva da 5 sconfitte su 6 partite), la Società ha fatto la Società e si è messa a bordo campo con spirito di servizio, con piena sintonia e contatto quotidiano fra il presidente Berlusconi e la dirigenza; l'allenatore e lo Staff hanno saputo dialogare; la squadra in campo ha saputo trovare equilibri e meccanismi. Il Milan nella sua versione più pura, il Milan del simbolo sulla maglia non del nome dietro la schiena. Niente fazioni e niente guerre interne. C'è però chi le evoca ossessivamente, quasi avesse bisogno di tenerle in piedi a tutti i costi ad uso e consumo personale. La squadra osserva attonita. Parla, come Kakà dopo Firenze e come De Sciglio dopo Milan-Livorno, ma intanto incassa una descrizione "social" della realtà lontana anni luce da quella che respira. Evidentemente la squadra nell'anno primo dopo la partenza della vita non va più di moda, quello che pensa, soffre e vive la squadra non interessa ormai a nessuno. Tanto peggio, tanto meglio. In ogni caso, il messaggio: un Milan uno e solo, coeso e compatto, per la prossima stagione. E un Milan migliore. La sconfitta di Roma (il Milan non è l'unica squadra del Campionato ad averci perso), deve comunque servire alla Società per migliorare il rapporto con i suoi tifosi attraverso una estate ampia e coraggiosa, dopo una analisi anche severa, non punitiva ma obiettiva, della rosa attuale.

I tifosi juventini possono stare sufficientemente sereni. Fra i loro colpi di mercato della prossima stagione, spiccherà uno dei due fra Alessio Cerci e Antonio Candreva. In entrambi i casi ci sarà da discutere. Perché Cerci fino ad oggi ha fatto bene in carriera soprattutto con Ventura e alla guida della Juventus dell'anno prossimo non ci sarà Ventura. Mentre Candreva è già caduto dentro nella Juve dei due settimi posti e a volte, nel calcio, ci si rilancia lontano dalle big ma quando si torna sul luogo del delitto l'inerzia svanisce. Ma sul piano mediatico-sportivo, chiunque dei due arrivi, sarà comunque un bel colpo.

La partita a scacchi fra Fiorentina e Udinese è in corso. La comproprietà di Cuadrado non concede diritti divini. E' una comproprietà, lo dice la parola stessa. Vero che la Fiorentina lo ha rilanciato, ma altrettanto vero che l'Udinese ci ha creduto prima e più di tutti. Cinquanta e cinquanta. Anzi, fifty fifty, perché con le richieste che arrivano dall'estero per il folletto colombiano, sarà bene che il Club viola e quello friulano si mettano d'accordo il prima possibile perché c'è la possibilità per entrambi di realizzare un grande colpo sul piano economico.

Lo splendido isolamento dei maestri inglesi è un lontano ricordo. Con Mourinho trait'd'union fra Chelsea e Inter, ecco che il Piano B della formazione dei Blues ad Anfield contro il Liverpool ricorda alla grande il Campionato italiano 1960/61, quando per protestare contro la CAF che invece del 2-0 a tavolino volle far ripetere il match Juventus-Inter (giocato inizialmente il 16 Aprile 1961 ed interrotto dall'arbitro Gambarotta perché ai bordi del campo c'erano troppi tifosi), Moratti ed Herrera fecero scendere in campo la squadra Primavera con il debutto di Sandro Mazzola nel Giugno 1961. Se Mou domani farà più o meno la stessa cosa, avrà comunque vinto. Perché alla storia, insieme al titolo del Liverpool, passerà anche la protesta del Chelsea e sul Campionato inglese 2013-2014 resterà sempre un velo di recriminazione e mistero. Il portoghese l'ha imparata proprio bene la lezione...

L'isola più verde d'Italia è in festa. Da quando è risorto il Napoli con De Laurentiis, l'onda lunga ha raggiunto anche la Riva Destra di Ischia. Perché è soprattutto lì che si attracca per andare a vivere un territorio meraviglioso e, nuovamente, a partire dalla prossima stagione, anche il grande calcio. La promozione fa miracoli. Sulle prime il patron Raffaele Carlino, a TeleIschia, aveva detto che sarebbe rimasto solo come sponsor e primo tifoso dell'Ischia, reputando di esser stato tradito dai suoi collaboratori più fidati nella scorsa campagna acquisti e vivendo una delusione che non gli è ancora passata. Ma l'entusiasmo è contagioso e con il passare dei giorni, a Carlino è venuta una gran fame di calcio, che tutte le istituzioni ischitane a partire dal Comune hanno il dovere di assecondare, e di puntare alla B come ha fatto negli anni scorsi il Chievo che, guarda caso, ha gli stessi colori sulla maglia.
Sul fronte squadra, riconfermatissimo l'allenatore Porta autore dell'autentico miracolo della promozione, i punti inamovibili saranno il capitano Mattera e il portiere Mennella, ischitani doc.
Lo stesso tecnico Porta auspica l'arrivo di tre-quattro elementi di caratura e poi di ragazzi di prospettiva da valorizzare pescando dalle Primavere di A: Milan, Inter, Napoli.
Resta però un nodo cruciale, quello dei ragazzi d'oro, segnatamente Tito, Finizio, Longo e Armeno che in questo momento sono senza contratto in vista della prossima stagione, scelta molto discutibile a livello di programmazione. Anche perché potrebbero tutti e quattro essere allettati da offerte in squadre di caratura maggiore.
Dovessero restare questi ragazzi e con una campagna mirata si può davvero puntare ad un Campionato a ridosso delle grandi piazze che lotteranno per la B.

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