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Editoriale

San Lorenzo, dalla retrocessione al tetto del Sudamerica. Correa il simbolo della rinascita

15.08.2014 00.00 di Stefano Borghi   articolo letto 35933 volte
© foto di Stefano Borghi

La Mano de Dios nel calcio argentino ha un'applicazione concreta e comprovata. Ora sappiamo che è anche ripetuta, perchè dalla notte del 13 Agosto non è più solo un'esclusiva di Maradona, ma anche il motivo della svolta, l'ennesima, nella storia ultracentenaria del San Lorenzo de Almagro. Una storia che in Argentina è molto conosciuta e rispettata, quella di un club passato attraverso un secolo di imprese e disastri, di tantissimi fatti ai limiti del romanzesco. Una storia che ha conquistato i cuori di milioni in tutto il Mondo, persino quello di un Papa che non solo ha portato il nome del San Lorenzo su bocche molto poco abituate a masticare di calcio argentino, ma la cui ascesa è anche coincisa con il picco più alto nell'epopea del "Ciclón". Per farla breve, il San Lorenzo due anni fa era a mezz'ora dalla retrocessione e oggi è sul tetto del Sudamerica. Con un mix fatto di sforzi, convinzione, visioni illuminate e immancabile fortuna, la "squadra del Papa" ha saputo rialzarsi in tempi miracolosi e da quando Jorge Bergoglio è diventato Papa Francesco ha preso a vincere senza soluzione di continuità: in otto mesi, da Dicembre ad Agosto, non solo il San Lorenzo è tornato a vincere il campionato dopo sei anni di attesa ma è riuscito anche a conquistare quella che era diventata una vera e propria ossessione ovvero la Copa Libertadores, la Champions League del Sudamerica. Superando gli aspetti mistici, a livello tecnico la chiave dei nuovi successi (ma anche di quelli vecchi) di questo club c'è il lancio di talenti, fatti in casa o pescati in giro per il Paese. Il simbolo della rinascita è stato l'attaccante classe '95 Ángel Correa, anche lui toccato dalla "mano divina" visto che ad impartirgli la Cresima fu proprio l'allora Arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio e che il suo debutto è avvenuto appena dopo l'inizio del papato di Francesco. Una storia, la sua, che per il momento non ha ancora il lieto fine, visto che dopo essere stato acquistato dall'Atlético Madrid ha dovuto fermarsi a causa di un problema cardiaco che sta mettendo in pericolo la continuità della sua carriera. Storie invece ancora da scrivere sono quelle di chi, parlando in termini di mercato, si è segnalato maggiormente negli ultimi tempi: sono tutti esterni e sono tutti molto interessanti. Partendo dai terzini, che per i canoni sudamericani sono considerati laterali di difesa ma che in ottica europea, e italiana in particolare, sembrano poter essere opzioni piuttosto calzanti per la nouvelle vague del 3-5-2, visto che entrambi hanno come peculiarità primaria le ottime capacità in fase offensiva. Si chiamano Emmanuel Mas e Julio Buffarini, sono piuttosto diversi fra loro e per questo adatti a target differenti: il primo ha venticinque anni ed è un laterale sinistro che sembra viaggiare su di un binario, che sa dare sostanza difensiva grazie ad un fisico decisamente robusto ma anche eleganza e continuità in termini di spinta. Buffarini invece è un profilo molto più working class, ha iniziato la carriera come magazziniere, è arrivato al San Lorenzo facendosi notare più che altro per un'acconciatura folle ed ora, a ventisei anni, è un vero e proprio idolo della gente per lo spirito indomito con cui contrasta, corre, spinge, tira e mena su ogni ciuffo d'erba della fascia destra. Ma se parliamo di talento, il gioiellino principale della squadra attuale è il "Tito" Villalba, vent'anni di esuberanza tecnica che si esprimono in un'ala destra che non ha più solo un piede devastante, ma anche una continuità atletica che lo inquadra come sempre più adatto al calcio del Vecchio Continente. Un continente che è costantemente molto attirato dai profili più giovani, e allora navigando nello sconfinato oceano del calcio giovanile sudamericano troviamo prospetti ancora verdi ma di sicuro avvenire: in Argentina c'è da scommettere sull'esplosione di Sebastián Driussi, attaccante classe '96 del River che ha appena mosso i primi passi nel calcio dei grandi ma che ricorda - anche a chi i paragoni tende a detestarli - Francesco Totti, e in tema di centravanti rampanti riverplatensi occhio anche al figlio d'arte Giovanni Simeone, diciannovenne che dal padre Diego ha ereditato la convinzione nei propri mezzi, supportata oltretutto da piedi piuttosto fini. In Brasile è più difficile fare affari, perchè i prezzi sono molto più alti e perchè anche giocatori estremamente giovani (su tutti "Gabigol" del Santos) vengono lanciati presto con la conseguenza di una valutazione che lievita repentinamente, però si possono provare operazioni riguardanti elementi dall'età solo leggermente più alta ma per questo forse ancora più pronti per realtà di media fascia della serie A. In questo senso stanno catturando l'occhio Petros del Corinthians, mezzala sinistra classe '89 dalla combattività impressionante, Marquinhos del Cruzeiro, venticinquenne attaccante esterno dalla forma affusolata e dai piedi assai taglienti, e sempre fra i blu di Belo Horizonte si trova anche il regista Lucas Silva, che di anni ne ha ventuno e che riesce ad abbinare qualità massima e intensità molto promettente. Ma il Sudamerica non è solo Argentina e Brasile visto che i movimenti considerati minori fino a qualche anno fa ora stanno avvicinandosi al livello dei colossi, con la differenza di avere vetrine molto meno costose: se si cercano affari vero e propri, con annesso anche un grado di rischio superiore, allora conviene guardare al Venezuela, la nazione di tradizione minore nel panorama latinoamericano che però negli ultimi anni ha esponenzialmente aumentato il proprio livello di preparazione e che quest'anno ha "spedito" in Italia due giocatori da osservare come il genoano Rincon e soprattutto il granata Josef Martinez, due delle novità esotiche di una serie A che avrebbe tanto bisogno di un tocco divino, e giustamente lo cerca in Sudamerica.

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