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Editoriale

Serie A più simile alla Ligue 1 che alla Liga: la Juve stravince pur regalando dieci giornate. Cavani e i bianconeri: Marotta sa che non conviene. Zaza e Gabbiadini, due pesi e due misure

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Comunicazione presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
24.04.2016 10.53 di Raimondo De Magistris  Twitter:   articolo letto 48009 volte
© foto di TUTTOmercatoWEB.com

Un passo avanti, poi due indietro. Come un gambero e senza alcuna progettualità. Nella stagione che doveva sancire il sorpasso nel Ranking UEFA ai danni dell'Inghilterra, l'Italia ha confermato tutte le sue criticità. L'eliminazione agli ottavi delle ultime superstiti nelle competizioni europee (Juventus e Lazio) ha dato la possibilità alle squadre di Premier di creare un nuovo solco profondo riportando a galla dubbi e perplessità sulla Serie A.
In discussione non c'è il grado di difficoltà di una lega che per molti, in parte giustamente, resta la più difficile da affrontare. Lo hanno detto recentemente anche Evra e Khedira, due calciatori che nella loro carriera di squadre e palcoscenici importanti ne hanno visti: le squadre di Serie A restano brutte gatte da pelare, preparate tatticamente e brave a difendere.
In discussione c'è la competitività di un campionato che fatica a regalare emozioni forti e che in Europa non regge il confronto. La Juventus, che nelle prime dieci giornate ha raccolto dodici punti, si avvia a vincere il quinto Scudetto senza troppe difficoltà. Questione di giorni e festeggerà ancora una volta.
Il problema non è di poco conto, anche perché fa pendant con la scarsa competitività in Europa. In Premier League negli ultimi quattro anni hanno vinto tre squadre diverse, così come in Liga. In Italia sempre e solo la Juventus. L'unico club italiano che, realisticamente, può competere ad alti livelli in Europa. Proprio come accade in Francia col PSG.
I motivi per cui Spagna e Inghilterra riescono ad avere questo ricambio al vertice sono diversi, ma in entrambi i casi produce risultati molto più appassionanti e divertenti di quelli che può produrre la Serie A. Nella Liga ci sono tre club inarrivabili che ormai da diverse stagioni si danno battaglia e fanno sistematicamente la differenza anche in Champions League. In Inghilterra, invece, ricavi molto, molto più alti rispetto a quelli di tutte le altre leghe producono tra gli altri due risultati significativi.
1) Cinque club su dieci tra quelli che fatturano di più al mondo giocano in Premier e questo permette una battaglia in vetta molto livellata.
2) La forbice dei fatturati tra i club che lottano per il vertice e quelli che lottano per la salvezza è molto meno ampia rispetto alla Serie A e questo permette, seppur sporadicamente, miracoli come quello del Leicester City.
In Italia, invece, c'è un solo club al comando: la Juventus. Una società pronta a festeggiare il quinto Scudetto consecutivo e che ha creato i presupposti per continuare a comandare solitaria in Serie A.

Edinson Cavani è un giocatore che dà tutto in campo, in ogni fase della partita e in qualsiasi gara. Chiedere ai tifosi del Napoli per credere. In tre stagioni alle falde del Vesuvio, il Matador ha realizzato 104 reti in 138 partite. Meglio, gol alla mano, anche di quanto sta facendo uno stratosferico Gonzalo Higuain. A Parigi la media è un po' calata, ma solo perché dinanzi a sé ha trovato il migliore numero 9 dopo Ronaldo: Zlatan Ibrahimovic. L'attaccante uruguaiano è stato costretto a spostarsi di qualche metro, a ricoprire un ruolo di fascia che non è propriamente il suo e che adesso vorrebbe definitivamente abbandonare cambiando squadra.
A Cavani, però, guai a chiedergli di abbassarsi lo stipendio. In questo caso, chiedere alla dirigenza del Napoli per credere. Ad Aurelio De Laurentiis annunciò la sua volontà di andare via già prima della sua ultima stagione in Italia: era soprattutto una questione di ingaggio perché il club partenopeo non poteva pareggiare (ma nemmeno avvicinare) l'offerta del PSG da 7.5 milioni di euro a stagione fino al 2018. Un'offerta stratosferica, fuori dalla portata di qualsiasi club italiano.
E' questa la chiave di volta per capire quanto sia difficile, quasi impossibile, riportare il Matador in Italia. Da settimane si parla incessantemente di una trattativa con la Juve. Interessamento reale, Marotta è in costante contatto col suo fratello-agente, Fernando Guglielmone. Il giocatore non ha detto no, ma è stato chiaro: non voglio guadagnare un euro in meno. Anzi. Cavani punta a un ingaggio ancora più importante e alla Juventus, in questo momento, il giocatore che guadagna di più è Paul Pogba con 4.5 milioni di euro netti a stagione più bonus. Parliamo grossomodo della metà.
Dettaglio numero due. Il PSG, club in mano al potentissimo sceicco Al-Thani, non ha bisogno di liquidità. Può spendere e spandere rientrando poi nel FFP imposto dall'UEFA grazie a sponsorizzazioni che fanno riferimento sempre alla proprietà. Ecco perché quest'ultima, che nei prossimi giorni incontrerà Cavani e il suo entourage, potrebbe anche dare il via libera alla cessione del giocatore, ma guai a pensare che il Matador possa lasciare Parigi a prezzo di saldo. Servono 35 milioni di euro, forse anche 40 per il cartellino. Altrimenti non se ne fa nulla.
Facile, a questo punto, fare le somme. L'operazione ha costi altissimi, soprattutto perché Cavani, che ha già compiuto 29 anni, tra due-tre stagioni avrà un valore economico molto più basso. Un'operazione fattibile per un club come il Manchester United che 'rischia' di chiudere la stagione con un fatturato superiore ai 600 milioni di euro, un'operazione troppo costosa per la Juve che fattura poco più della metà.

Credo fermamente che Simone Zaza debba partecipare al prossimo Europeo. In una generazione che non ha regalato prime punte all'altezza della nostra gloriosa e vincente storia, il bomber di Policoro spicca. Più forte e completo dei vari Pellé, Okaka o Eder. Antonio Conte, che ha sempre detto di subordinare le convocazioni al posto da titolare nel club, con lui ha giustamente fatto un'eccezione. Zaza farà parte della spedizione europea anche se alla Juventus è la terza scelta di Allegri, alle spalle di Morata e Mandzukic.
In questo momento, in Italia c'è solo un altro attaccante forte e completo come Zaza: Manolo Gabbiadini. Anche lui in questa stagione ha ricoperto un ruolo da comprimario. Difficile trovare spazio se dinanzi a te c'è Gonzalo Higuain, il migliore centravanti per distacco della Serie A. Per l'ex Sampdoria sono stati mesi duri, ma il miglior mancino italiano - grazie alla squalifica del Pipita - nelle ultime tre gare di campionato è tornato a far parlare di sé. Tre reti in altrettante gare. Non spicca in personalità, non lo aiuta il suo low profile che mal si abbina a un calcio che chiede sempre più ai giocatori di accompagnare dichiarazioni a effetto, roboanti, alle giocate in campo. Ma ha una efficacia invidiabile. Ha giocato più di Zaza (976 contro 807 minuti), segnato più di Zaza (nove contro sette reti) e ha una media gol migliore di Zaza (un gol ogni 108' contro un gol ogni 116').
Eppure, per lui Conte non sembra intenzionato a fare eccezioni. L'ultima partita di Gabbiadini con la Nazionale è dello scorso novembre, negli ultimi test amichevoli non è stato preso in considerazione e il ct, stando alle indicazioni che arrivano da Coverciano, l'ha definitivamente escluso dalla lista dei convocati. Perché?
Portarlo in Francia tra meno di due mesi sarà quasi obbligatorio. Col suo sinistro, Gabbiadini può cambiare le sorti di una gara da un momento all'altro e di giocatori così decisivi, in questa Nazionale, ce ne sono davvero pochi.

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