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Sicuri che è tutto fermo. Sei considerazioni, sei punti per riflettere (con indiscrezioni)...

Nato a Terni il 6 maggio 1976, lavora a Sky come vice caporedattore e si occupa del coordinamento del telegiornale. Tra i volti più conosciuti del calciomercato per l'emittente di Rupert Murdoch.
08.10.2015 07.03 di Luca Marchetti   articolo letto 56986 volte
© foto di Federico De Luca

Chi l'ha detto che ora è tutto fermo? È vero. La pausa ha un effetto narcotico, frose anche ipnotico. Ti fa credere che nessuno stia facendo nulla, mentre in realtà qualcosa si muove. Certo, non possiamo dire di essere al 30 di agosto. Ma fossi in voi non mi lamenterei. Prima considerazione: la Fiorentina, prima in classifica, è la più grande sorpresa europea, almeno tra i BigFive, ovvero i migliori campionati europei. In Francia, Inghilterra e Germania in testa ci sono i più ricchi. In Spagna e in Italia no. Voi direte: meglio la Fiorentina che il Villarreal (che è sopra a Real e Barca)? Sì, almeno secondo i conti. Conti che sono serviti a capire quanti soldi ha speso la famiglia Della Valle rispetto alle altre "famiglie" italiane: in Italia, in ordine di spesa, sono settimi. Il Villarreal è sesto. E comunque hanno speso la stessa cifra, più o meno (65 milioni di euro contro, per esempio i 301 della Juve e i 587 del Real Madrid). Ecco perché miglior sorpresa. In Italia ci sono sei squadre che hanno speso più della Fiorentina per costruire la propria squadra (Juve, Inter, Napoli, Roma, Milan, Lazio). E questo significa soltanto una cosa. Che in Toscana hanno speso bene. Per spere se hanno speso meglio bisognerà aspettare la fine dell'anno sportivo, e non sarà cominque una passeggiata. Ma già possiamo dire che la Fiorentina ha speso bene. E questo è sicuramente una bella medaglia da mettere al petto dei dirigneti viola. La capacità di scegliere è fondamentale.
Seconda considerazione: dicevamo che il mercato non è fermo. E allora proprio la Fiorentina sa che deve prendere un difensore. Il primato porta al mercato. In difes ai due nomi più seguiti sono quelli di cui parlavamo anche ad agosto: Lisandro Lopez del Benfica (per cui i portoghesi avevano già detto no) e Mexes, in rotta con Mihajlovic ma ancora fra i preferiti di Berlusconi (ed è per questo che salto nelle ultime notti di mercato). A centrocampo piace sempre Wallace...
A proposito di Mexes e di Milan. Terza considerazione. È chiaro che non è lui il responsabile così come è evidente che non tutte le colpe possiamo darle a Mihajlovic. È il quarto allenatore che viene messo in discussione a Milanello. Dopo Allegri, Seedorf e Inzaghi, tocca a Sinisa. I risultati non arrivano, l'idea di calcio che aveva in mente il serbo non si vede e soprattutto a differenza degli altri anni il Milan sul mercato è intervenuto massicciamente. Ora al di la delle parole di Honda (che vorrebbe un Milan spendaccione come Psg o ManCity, ma a quel punto non ci sarebbe lui) più di questo il Milan non può mettere a disposizione alla squadra mercato. Giocatori pagati troppo? Troppi attaccanti e pochi difensori? Tutto ormai è nel mirino della critica. In realtà bisogna anche avere un pizzico di pazienza. Ma non chiedetela ai tifosi: ne hanno avuta tanta in questi anni. I processi di rifondazione sono dolorosi, ma mai come quest'anno sembrava il momento giusto. E invece...
E qui scatta la quarta considerazione: sliding doors. E se Sarri fosse fosse andato al Milan e Miha al Napoli? La classifica sarebbe stata la stessa? Sarri ora è celebrato come un profeta, all'inizio lo scetticismo incombeva su di lui e il Napoli in maniera preoccupante. A Milanello avrebbe potuto lo stesso? Sarri ha voluto Valdifiori, salvo poi scoprire che Jorginho gli funziona meglio. Sarri ha iniziato con il suo amato trequartista per poi virare suo 433 vincente. Insomma l'allenatore conta è veo. Ma se a posto di Allan avesse avuto Bertolacci? Romagnoli lo voleva anche il Napoli, ma ha rispolverato Koulibaly. Higuain vale Bacca? Ognuno lavora con quello che ha, ma il contesto può fare la differenza. Eccome.
Quinta considerazione. E allora di chi è la colpa al Milan? Di tanti, di tutti. Silvio Berlusconi non ascolta sempre Barbara che non ascolta sempre Galliani che a sua volta non ascolta sempre Barbara ma è "costretto" ad ascoltare Berlusconi che a sua volta si fida di Galliani ma che si lascia andare a commenti "privati" sempre piuttosto salaci. Mihajlovic ha come referente principale Galliani, ma Berlusconi è sempre il presidente e Barbara sempre l'amministratore delegato (nonché la figlia del presidente). In più metteteci che l'idea di calcio che ha Sinisa ancora non è stata digerita dal Milan e allora potremmo anche chiederci se non vale la pena fare delle modifiche rispetto alle caratteistiche che ora Mihajlovic ha scoperto di avere a disposizione. Per esaltare i pregi e nascondere i difetti. Inzaghi aveva optato per un classico difesa e contropiede, ma al Milan per filosofia non si può.
E allora sesta considerazione. Per cambiare filosofia bisogna cambiare gli uomini come è successo all'Inter. Io non so se i nerazzurri riusciranno a rimanere agganciati al treno scudetto fino alla fine. Non lo sa nessuno (di sicuro è un campionato divertente). Ma per seguire l'idea di calcio di Mancini l'Inter ha cambiato praticamente tutto. E ancora cambierà, magari. Mancini ha avuto la forza di convincere i suoi dirigenti a una rivoluzione totale nella rosa. Unico modo per aprire le finestre e fare le pulizie. Ma non è sempre semplice, né tantomento economico.
Sei considerazioni di mercato. Qualche notizia. E accontentatevi. È pur sempre la pausa della nazionale!

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