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Su Mazzarri l'ombra di Seedorf. Il fattore I: Inzaghi, Iturbe...Ok Kakà, ma Balo resta. De Jong, cotto e mangiato. Darmian, Pirlo, Tevez: cara Juve, e Ancelotti?

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
21.06.2014 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 48939 volte

Ci sono traiettorie che il destino del calcio disegna ancor prima che le persone le vivano e le compiano realmente. E a scanso di voraci equivoci legali, Clarence Seedorf non ha compiuto nessun passo verso l'Inter e vive la sua condizione di grande personaggio del calcio, nel rispetto delle decisioni comunicate nei giorni scorsi dal Milan. Ma la strada di Leonardo sembra tracciata. Inesorabile, quasi inevitabile. Il rapporto fra l'Inter e Walter Mazzarri non appare epocale. La stima di cui Clarence gode, a trecentosessanta gradi, nel mondo del calcio, riguarda anche l'icona nerazzurra Zanetti. Sembra scritto. Alle prime difficoltà dell'Inter mazzarriana prossima ventura, il primo nome mediatico che verrà scolpito sulle prime pagine nerazzurre per il grande cambio sarà proprio quello di Clarence. E nessuno potrà farci nulla.

Quello che sta convincendo Silvio Berlusconi e Adriano Galliani non è un entusiasmo fumoso e fine a sé stesso. No, Filippo Inzaghi sta spingendo forte per le sue idee e, in generale, ma soprattutto oggi, per convincere qualcuno a spendere dei soldi devi dimostrare di credere in quello che dici. Inzaghi ha un entusiasmo che trascina: ha più spinta anche dello stesso Allegri nelle richieste alla proprietà e alla dirigenza, non deve scontare noviziati, è una bandiera del Milan da una vita e il presidente e l'ad gli vogliono bene anche sul piano umano. Il presidente Berlusconi e Galliani oggi sono convinti di quello che chiede Pippo. Ed è per questo che se c'è da fare un mezzo sacrificio economico, potrebbe anche esser fatto. Ad oggi Iturbe, non a caso, è l'unico giocatore su cui, per altissima disposizione rossonera, si può spendere "qualche" soldo. Prima però bisogna sistemare almeno tre-quattro fra i sei-sette attaccanti in esubero al Milan. E fare qualcosa a centrocampo, perché il Milan a fari spenti vuol fare qualcosa a centrocampo. Non Banega, l'argentino è più trequartista. Il Milan ha bisogno di un regista.

Riccardino va bene così, qualunque cosa sia, se è quello che vuoi. Kakà in questa vicenda sta dimostrando grande rispetto nei confronti del Milan. Se è vero quanto sostiene Orlando nel suo comunicato ufficiale, e nessuno lo mette in dubbio, Kakà sa perfettamente di non poter vivere una stagione a mezzo servizio fin dai primi passi, in un Club mediatico come il Milan. Non può guardare negli occhi i suoi tifosi alla prima giornata di Campionato, sapendo che all'inizio del girone di ritorno ci sarà il saluto finale. E quindi sta lavorando e scegliendo di conseguenza. Caro grande Ricky, l'uomo vero di Madrid, l'uomo vero del post Milan-Genoa e del post Milan-Parma non cambierà mai. E Balo? No, al Milan spiace davvero cedere Balotelli. L'orientamento è quello di tenerlo, aggiungendogli ritmo ed esplosività alle spalle.

Nigel De Jong è stato usato due volte. All'inizio per mettere in croce il solito Galliani: passaggi brevi, poca illuminazione, altro acquisto sbagliato. Del resto a centrocampo, se non sono nati appena sotto la linea Gotica sono tutti da buttare. Poi quando si sono accorti, con calma, che è un ottimo giocatore, lo hanno usato per giocare ai soldatini e agli indiani. Il serissimo Nigel non si è prestato però a giochetti e strumentalizzazioni ed è persona tutta d'un pezzo. Io al Milan sto bene e voglio restare al Milan. Un modo evoluto, chiaro, senza fronzoli di comunicare. Poi si vedrà, ma intanto lo ha detto. Passato inosservato? Meglio così. Quando ne azzeccheranno una, senza fare confusione fra Consiglio d'amministrazione e Assemblea dei soci e senza leggere in maniera stramba l'elenco effettivo dello staff tecnico di Inzaghi, non sarà mai troppo tardi.

E' un po' di tempo che i tifosi juventini assaltano le postazioni mail delle trasmissioni per dare lezioni al Milan, a Galliani e ai milanisti tutti. Ci avete dato Pirlo ah ah ah, e in effetti la sindrome di Andrea sofferta per dieci anni dai tifosi interisti nel vederlo con la maglia del Milan, la stanno patendo da tre anni i tifosi rossoneri. Vi abbiamo preso Tevez ah ah ah, per la verità Galliani l'aveva detto chiaro che senza la cessione di Robinho il Milan si chiamava fuori dalla trattativa Tevez, ma hanno deciso di non ascoltarlo. Adesso Darmian, con tutti gli annessi e connessi. Benissimo così, ci sta tutto e nessuno si piange addosso, ma così come ad esempio Pirlo è stato scoperto a 32 anni nei salotti televisivi che contano (eppure da milanista le cose migliori della sua vita in Nazionale, le aveva fatte nel Mondiale 2006 in Germania...), ci permettiamo per una volta di ribattere. Scusate cari amici juventini, ma Carlo Ancelotti? Sì, Carlo Ancelotti! Ci avevate detto in tutte le salse, in quelle più crude che non sapeva allenare e in quelle meno amare che era un allenatore perdente per i due secondi posti del 2000 e del 2001. Oggi invece Carlo Ancelotti ha nel suo palmares personale più Coppe dei Campioni, 3, di tutte quelle vinte dalla Juventus nella sua comunque prestigiosissima storia, 2. Ne vogliamo parlare, anche nei salotti televisivi che ogni giorno, come capiamo peraltro perfettamente, si tengono buoni milioni di tifosi juventini? Il calcio va discusso tutto, non a spizzichi e bocconi.


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