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SONDAGGIO
Juventus-Barcellona ai quarti: passare è possibile?
  Sì, la Juventus è cresciuta rispetto al 2015
  No, il Barcellona resta più forte dei bianconeri

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Editoriale

Thohir: fra Dzeko, Torres e Morata, uno arriverà. Juve: Cavani più Tevez o Cavani meno Tevez. Roma: il progetto è Dybala con Iturbe. Milan: progetto di centrocampo tecnico. Inzaghi, modello Montella

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
18.04.2015 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 44325 volte

Il titolo su Thohir va subito spiegato ai deboli di cuore. Tranquilli, niente di vero e niente di attuale. Basta fare una cosa semplice semplice: andare sul noto motore di ricerca. Cliccate questo titolo e vi apparirà l'intenzione del presidente nerazzurro del 28 Aprile 2014. Sta per compiere un anno quell'apertura ad uno fra Dzeko, Torres e Morata. Alla fine arrivò Osvaldo…in prestito…Però l'annuncio di un anno fa ha valore simbolico ancora oggi. L'Inter più mediatica voluta da Erick Thohir è questa: più annunci, più aggressività nelle voci di mercato da far trapelare. I titoli a tutta pagina danno esposizione al Club e agli sponsor. E di ricavi, come tutti, ma in particolare, l'Inter è alla costante ricerca. Il riferimento a Dzeko, Torres e Morata non vuole essere polemico o tanto meno provocatorio. Una pura e innocente istruzione per l'uso. Se un anno dopo Dzeko, Torres e Morata si fa cenno a Dybala, Jovetic e Yayà Tourè, è sufficiente fare mente locale, aggiungere o sottrarre qualche spanna e dedurre che di buona volontà e di voglia di emergere il presidente Thohir ne dispone in abbondanza. Poi però ci sono gli ingaggi, le coppe europee, i cartellini, i bilanci, il fair play e gli osvaldi.

Una vocina ci sussurra che il rinnovo del contratto dell'ottimo direttore Marotta sia legato alla brillantezza con cui il navigato, e giovane al tempo stesso, dirigente bianconero ha saputo affrontare e sistemare due pratiche eccellenti, come Cavani e come Tevez. Nel senso che uno arriva e l'altro resta. Resta da verificare se quella vocina sussurra ancora, oppure se sussurrava. Perché le ultime ipotesi di mercato su Carlitos sulla china del ritorno al Boca, sono di quelle pesanti, sono di quelle che contano. Vicende così grosse sono determinate da scenari altrettanto imponenti. Ovvero, la Champions League. Un Tevez trattenuto controvoglia non è il massimo della vita per la Juventus. Ma una Juventus che dovesse far bene anche nel ritorno nel Principato e dovesse essere protagonista di una grande Semifinale e, hai visto mai, della Finale di Champions League, potrebbe convincere Tevez a riprovarci l'anno dopo. Con la ciliegina sulla torta del viaggio del Matador da Parigi a Torino. Perché Carlitos di Champions ne ha vinta una, ma non era la sua, era di Cristiano Ronaldo la Coppa di quella notte di Mosca del 2008…

Anche qui, la Storia insegna. O quantomeno, se non proprio la Storia, almeno il recente passato. Tutti ricordiamo lo scenario di un anno fa attorno al crack del Verona: Juan Iturbe. Sembrava un affare fra Juventus e Milan. Prima favoriti i rossoneri, poi i bianconeri, grandi previsioni sull'ora dell'annuncio ufficiale da parte dell'una o dell'altra squadra. In quelle stesse frenetiche ore di mercato, un certo Walter Sabatini era certo che invece alla fine Iturbe l'avrebbe preso lui. Bene, un anno dopo la stessa ammuina riguarda Dybala. Juventus o Inter, o se preferite Inter o Juventus, Dybala ad una delle due. E se invece il leone giallorosso, scottato da Destro, da Doumbia e da Ibarbo e dalle relative critiche, decidesse di dare una nuova zampata a sorpresa? Soprattutto se la Roma dovesse prevalere sulla Lazio per la Champions League e a maggior ragione se sullo stesso Iturbe tornassero a farsi sentire le sirene dell'Arsenal. Dalla sua Palermo, Zamparini ha abituato tutti a grandi sorprese. E una vera e grande operazione con la Roma, di quelle alla Cavani o alla Pastore, non l'ha ancora fatta…

Il fatto che il Milan si prepari a ragionare con il Chelsea di Marco Van Ginkel, un suo senso ce l'ha. Le cose potrebbero andare più o meno così: ci siamo messi d'accordo un anno fa per fare maturare il ragazzo e per metterlo alla prova. A causa di un po' di sfortuna, delle obiettive necessità di ambientamento e di un paio di infortuni di troppo, la maturazione è iniziata solo nel finale di stagione. A questo punto, con il ragazzo già integrato (durante il mercato di Gennaio, Van Ginkel ha voluto andare avanti con il Milan nonostante quel brutto infortunio in allenamento di dicembre, quando tutto sembrava accanirsi contro di lui e un ritorno a Londra sembrava la cosa più naturale del mondo), varrebbe la pena rinnovare il prestito, nell'interesse del Milan e del Chelsea, e portare con decisione a completamento la crescita, lo svezzamento dell'interessantissimo centrocampista olandese. Che non è ancora da top club di Premier League ma che fra un anno potrebbe assolutamente esserlo. I rapporti fra Milan e Chelsea, vedi l'ok dato ai Blues a Gennaio alla liberazione di Fernando Torres verso l'Atletico, sono buoni, diretti e collaudati. Si potrebbe fare. E con il buon Marco, il Milan potrebbe iniziare la costruzione di quel centrocampo, giovane e tecnico, sbarbato, fluido, in grado di tenere la palla con personalità e di provare a riconquistarla senza strafalcioni, che è nei progetti rossoneri.

Filippo Inzaghi sta pensando, davvero e senza infingimenti per uno di casa come lui, a due cose e due cose soltanto: finir bene la stagione e preparare il Milan della prossima stagione. Una piccola listarella della spesa, nei desideri inconfessati di Superpippo, c'è già. A partire, vedi qualche riga qui sopra, proprio dal centrocampo. Dal canto loro, il presidente Berlusconi e Galliani appaiono seriamente orientati sul non buttare a mare tutto il lavoro e l'esperienza, anche negativa ma pur sempre esperienza, fatta da Inzaghi in questa stagione travagliata e, a Gennaio e Febbraio, contradditoria. E' tutto vero e ci sta tutto. Ed è tutto alla prova, come sempre, del campo e dei risultati. Un elemento in più, utile proprio a Inzaghi, su quello che desiderano davvero i vertici rossoneri, proprio per tutti questi motivi, è però giusto aggiungerlo, soprattutto con spirito di servizio. Anche perché Inzaghi dimostra sul campo, vedi palle inattive (lo diciamo a voce bassissima, vista la partita di domani sera…), di saper lavorare sugli errori e di correggerli. Un grande Club con il gusto della tecnica come il Milan, non può in ogni caso non gradire uno come Vincenzo Montella. Che, sia ben chiaro, resterà alla Fiorentina anche per le prossime stagioni. Ma il tecnico viola, per come tutela e motiva i giocatori (in questo lo stesso Inzaghi ha ottenuto ottimi risultati), per come li difende in tutte le esternazioni, per come gioca, per come tiene la palla, per come dimostra di essere "avanti" sul piano tecnico e umano in tutte le cose che dice e che fa, è un utile punto di riferimento. Il Milan vorrebbe arrivare lì, nel veder crescere e maturare Inzaghi, come in effetti sta avvenendo. E adesso, che derby sia.

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