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Totti-Rivera: entrambi soli contro tutti. Mazzarri: il rinnovo un patto tacito sul mercato? Thohir-Vidic: ma non era Honda la figurina commerciale? Conte: una volta l'incompreso era Roberto Baggio

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
11.10.2014 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 23373 volte
Totti-Rivera: entrambi soli contro tutti. Mazzarri: il rinnovo un patto tacito sul mercato? Thohir-Vidic: ma non era Honda la figurina commerciale? Conte: una volta l'incompreso era Roberto Baggio

Alla stragrande maggioranza dell'Italia non juventina batteva il cuore mentre Totti tuonava dallo Juventus Stadium. Inutile negarlo. A tutti quei cinquantenni che, soli con loro stessi nella loro irrazionalità sportiva, si sono sentiti derubati da ragazzi e magari a torto o a ragione anche da quarantenni, batteva il cuore. Ma certo che batteva. Il cuore però è un lusso che l'Italia del calcio non si può permettere. Prendiamo proprio la Roma di Totti, per esempio. Ancora non sappiamo come e con quanti rischi sul fronte dell'ordine pubblico, verranno giocate le due partite di Campionato con il Napoli. E a prender per buone le esternazioni estreme di Totti, potrebbe essere anche peggiore l'ambiente del ritorno fra Roma e Juve. Meglio allora dire al cuore di stare bravo. E sospirare. Proprio come ha fatto notare il presidente romanista Pallotta. E nel leggere quel comunicato, ci tornavano alla mente tutte quelle puntate storiche di Terza Pagina su Milan Channel in cui da Sogliano al povero Zignoli, da Anquilletti (forza Angelo!) a Bigon, ci raccontavano che dopo le sparate di Rivera lo prendevano da parte negli spogliatoi: "Gianni un po' meno duri noi mai eh...". Quelle frasi di Rivera del 1972 dopo Cagliari e attenzione del 1973 dopo Lazio-Milan (gol regolarissimo annullato a Chiarugi per fuorigioco inesistente sul 2-1 per la Lazio, il punto in meno che ha consentito alla Juve di vincere quello Scudetto), sono tornate d'attualità questa settimana su tutti i giornali. Nel Settembre 2000, 14 anni fa, Totti è stato a San Siro per una amichevole Milan-Roma, terminata 2-2. Tutto lo Stadio rossonero lo ha applaudito tutta la partita. Perché in lui rivedeva Rivera. Eccoli, Totti e Rivera. Stesso numero sulla maglia. Stessi piedi. Stessi battiti del cuore. Rivera 40 anni fa aveva una società poco autorevole e aveva i compagni che gli dicevano di stare un po' più calmo. Totti 40 anni dopo ha il comunicato del lunedì. Gli anni passano, solo quelli.

La storia fra Mazzarri e i tifosi dell'Inter è finita lo scorso 4 Maggio, dopo il derby di Zanetti in panchina e degli zero tiri in porta. Ma la fecondazione in vitro del rinnovo contrattuale ha messo punto e a capo: forza, si ricomincia. Non siamo d'accordo con chi sostiene che quel prolungamento fosse proteso a rafforzare il ruolo del tecnico presso la squadra, per evitare di lasciarlo in mano allo spogliatoio con il contratto di scadenza. Uno spogliatoio come quello interista di quest'anno, svuotato dei senatori argentini, Walter Mazzarri poteva tranquillamente affrontarlo come fece a Napoli nel 2012-13, senza il sigillo dell'anno in più. La verità è che il prolungamento è arrivato per provare a tacitare i tifosi sempre più in fermento e per tranquillizzare lo stesso tecnico nel caso in cui alcune operazioni di mercato non fossero andate a buon fine. Ad esempio Bonaventura, perso perché non è partito Guarin. Ad esempio Baselli o chi per esso, sfiorati perché non è partito Kuzmanovic. A oggi e almeno per il momento l'operazione sembra fallita. Perché i tifosi nerazzurri, a torto o a ragione, non ne possono più. E perché l'espressione dello stesso tecnico, domenica sera a Firenze, alla domanda che nasceva dalla considerazione che lui fosse contento del mercato fatto a sua...immagine e somiglianza, era davvero tutto un programma.

Se al Milan qualcuno si fosse sognato di dire che l'arrivo di Honda poteva essere utile al Club sul piano commerciale, sarebbe scoppiato il finimondo. Alto tradimento, Milan rinnegato, adesso basta allo stadio ci andate da soli. Il campionario è noto. Ora però che all'Inter il presidente Thohir ha ammesso candidamente che Vidic è arrivato anche per rafforzare il brand Inter nel sud-est asiatico, ha trionfato il silenzio. Il silenzio solo al comando. Il silenzio cannibale. Il silenzio campione del mondo. Il Vidic espulso a Torino, il Vidic protagonista in negativo a Palermo e il Vidic pallido delle ultime due gare vs Cagliari e Fiorentina, si riprenderà. Non è questo il punto. Ma la differenza di umore e trattamento mediatico è evidente. Chi come il Milan fa un acquisto per motivi unicamente tecnici (se Honda fosse arrivato nell'estate 2013, probabilmente non sarebbe tornato Kakà da Madrid...) viene accusato di operare con motivazioni commerciali come per Beckham (operazione che poi andò benissimo sul campo); chi invece opera anche ispirato da logiche commerciali e lo dice, viene circondato di umana ed editoriale comprensione. In ogni caso, per rimanere a Honda: non è un giocatorino e non è un fenomeno. Ma certamente è un atleta serio e importantissimo per il progetto tattico di Inzaghi. E ancor più certamente non è mai stato mandato in campo né da Seedorf né da Inzaghi in base al dettato di clausole contrattuali. Se così fosse stato avrebbe giocato, e invece è stato in panchina, la partita più commerciale dell'anno: il derby di Maggio con due giapponesi in campo, Nagatomo e Honda. Ma soprattutto non ci sono sul contratto Milan-Honda commi e garanzie di impiego sul campo in base ad accordi commerciali. Invece di consumare i vetri, è sufficiente consumare un po' di suole (chi ha più familiarità con le sole non si sbagli, abbiamo proprio scritto suole) e andarlo a vedere: il contratto.

Nel febbraio 1993, Roberto Baggio non era titolare nella sua Juventus. Ma Il Ct della Nazionale Arrigo Sacchi lo convocò ugualmente e gli diede in mano la squadra. Risultato: Portogallo-Italia 1-3, gol iniziale di Baggio e partita decisiva per la qualificazione ai Mondiali di USA '94 vinta in trasferta dagli azzurri. La convocazione aveva un senso: contraddire le scelte del momento da parte del tecnico bianconero Trapattoni non per il gusto di farlo, ma per indicare in prospettiva il leader della squadra al Mondiale indipendentemente dalle valutazioni tecniche del Club. Tutto chiaro, tutto giusto. E' per tutti questi motivi però che fatichiamo a cogliere i motivi della convocazione di Sebastian Giovinco, con tutto il rispetto per le doti tecniche e la qualità umana del ragazzo, da parte del Ct Conte. O la diversità dei protagonisti del paragone storico è un segno dei tempi. O è qualcosa di diverso. E sono tanti i tifosi della Nazionale che apprezzano alla grande il lavoro del nuovo Ct ma che al tempo stesso faticano a cogliere le ragioni di questo particolare.

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