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SONDAGGIO
Dove giocherà Schick la prossima stagione?
  Resterà alla Sampdoria per il primo vero anno da titolare
  E' pronto per il grande salto: andrà alla Juventus
  All'Inter come prima grande alternativa a Icardi
  Andrà al Milan per il dopo Bacca
  In Premier League

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Editoriale

Trambusto Inter: il diktat di Mancini ne fa arrivare uno ora e due (un top!) a giugno (ma occhio al mister...). Milan, 7 giorni (e un nome) per non arrendersi. Juve: attenti alla strategia-Marotta! AdL c'ha preso gusto: i rinforzi per Sarri

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
26.01.2016 11.15 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 121347 volte
© foto di Alessio Alaimo

Buondì froci. Scherzo.

Riproviamo.

Buondì finocchietti di papà. Scherzo.

Riproviamo.

Buondì zingaracci maledetti, giù dalla roulotte! Scherzo.

Vabbè, buongiorno e basta, altrimenti rischio la squalifica ma - recepiamo dallo strambo regolamento in mano al giudice sportivo - solo e soltanto se qualcuno di voi è effettivamente frocio, finocchio o zingaro. Siccome leggete in tanti (davvero grazie), mi limito a un accomodante "Uè, ricchiò!" frase sdoganata da un celebre film del Checco nazionale e quindi ampiamente "fuori polemica".

E, insomma, è stata una settimana strana, direi fuori di testa. Della questione relativa agli ortaggi mi sono permesso di scrivere sul blog minchione ilsensodelgol.it , se vi va andate e leggete, probabilmente non sarete d'accordo con me. Per il resto è stata la settimana del compleanno del mio papà, ne scrivo in fondo all'editoriale. Prima di parlare di calcio ci tenevo solo a dirvi cosa gli ho regalato, perché sono molto fiero di cotanto dono: ho scaricato sul suo telefono l'applicazione straordinaria Umarells, che in tempo reale individua i cantieri dove gli anziani possono andare a incrociare le braccia dietro alla schiena e rompere i coglioni agli operai. È tutto talmente meraviglioso che vi vado a citare la descrizione dell'app: "Sei un vero Umarell? Ti piace seguire i cantieri e vorresti dire la tua sui lavori? Cerca i cantieri vicino a te, fai check-in, commenta o lamentati dei lavori e trova tanti Umarells come te!". Mio padre non l'ha presa bene: "Sei uno stronzo, ti seppellirò". Io: "Non si dice papà, se poi domani mi cade un pianoforte in testa e muoio?". Lui: "Speriamo". Io: "Vai al cantiere, vecchio prostatone". Lui: "Ma va a ciapà i ratt" (tradotto letteralmente: "Vai a raccogliere i topi" che equivale a "Vai a fare in culo").  Temo la squalifica per discriminazione di anziani in quanto lui è davvero anziano.        

Qui calcio, se vi va.

Inter. Mancini ha parlato e certo non è stato dolce. Se l'è presa con i suoi, ci ha raccontato che a 50 anni lui probabilmente "l'avrebbe messa dentro". Ci sta, il Mancio giocava da Dio. Il problema è che siamo nel 2016 e nell'Inter Mancini non gioca, allena. C'è stato un periodo, appena prima delle Feste, in cui espertoni come il sottoscritto magnificavano l'atteggiamento del tecnico, "capace come nessuno di ruotare tutti i componenti della rosa. Così facendo mantiene alto il livello di attenzione di tutti e porta a casa risultati e punti". Ebbene, era una cazzata. Cioè, va bene "alternare" e "sperimentare" ma solo se il fine ultimo è trovare un'identità, dare delle certezze. Al momento l'Inter ha un'unica certezza, il suo portiere. Il resto sono esperimenti neanche troppo convinti, quelli di un allenatore che ha richiesto (e ottenuto) quintali di nuovi giocatori e ora ne vorrebbe altri perché quelli che ci sono "sbagliano gol elementari". No, così non si fa. L'Inter è una buona squadra, costruita bene, capace di essere in linea con le aspettative di inizio stagione nonostante un gennaio 2016 decisamente non all'altezza. Accusare o puntare il dito contro questo o quello non è la soluzione: lo faceva Mazzarri con Kovacic e per siffatto motivo il buon Walter è stato massacrato da molti di noi. Per questo ora non possiamo far finta di niente, non possiamo dire "Mancio, tu puoi perché sei più bello".

Il tecnico dell'Inter ha tra le mani materiale di livello, magari non di primissima fattura ma certamente sufficiente per combattere con Roma e Fiorentina. Mancini ha portato questo gruppo in cima alla classifica, ora combatte per conquistare l'obiettivo stagionale, il terzo posto. Lo deve fare proteggendo il gruppo che ha preteso e ottenuto, e forse (non ci sarebbe niente di male), incassando qualche critica legittima. Come lui dice ai suoi "io a 50 anni avrei segnato", noi diciamo a lui "un tecnico più accorto domenica probabilmente avrebbe schierato una squadra più logica, meno sperimentale". Mancini ha peccato di supponenza, ha schierato esterni e punte in quantità, si è affidato a una coppia di centrali bravi solo se "affiancati", ha messo Montoya nel quale il primo a non credere è lui stesso, basta contare il numero di presenze dello spagnolo. Non lo ammetterà mai, ma domenica deve aver pensato: "Oggi chi metto metto la porto a casa, meglio pensare a Juve e derby". Trattasi di peccato mortale per un tecnico della sua esperienza. Lui che in conferenza avrebbe dovuto dire "quei gol non si sbagliano, ma certo anch'io ho fatto le mie cazzate" e invece ha preferito attaccare.

Icardi, per dire: è chiaro che dal capocannoniere di serie A si pretende di più (sprecare certe occasioni è certamente grave), ma è anche vero che per l'argentino parlano i numeri e i numeri a differenza dei "critici da editoriale" (arieccomi!) non sbagliano mai: 23 anni a febbraio, 39 gol in 75 presenze nell'Inter toccando la miseria di una dozzina di palloni a partita. Poco? Certo, il ragazzo si dovrebbe sbattere di più, dovrebbe venire a centrocampo a prender palla, dovrebbe dare una mano alla manovra, ma come lui "potrebbe" e "dovrebbe" fare tutte queste cose, chi lo gestisce "dovrebbe" dargli una mano impostando una squadra con più punti di riferimento, più certezze. Le certezze che ha avuto il piccolo Carpi di Castori (100mila euro di ingaggio contro i circa 4 milioni di Mancini), celebrato per la mossa Lasagna, come se la partita degli emiliani si potesse ridurre a quel gol in contropiede. Il Carpi ha pareggiato meritando di pareggiare, se avesse perso probabilmente saremmo qui a celebrare gli 1-0 del Mancio "che segna poco ma... Che solidità!". Avremmo, insomma, scritto altre cazzate, perché la questione "se" - parliamoci chiaro - conta un fico secco. "Se Icardi avesse segnato...", "Se Ljajic avesse tenuto palla...", "Se mia nonna avesse le ruote sarebbe uno scooter...". Boiate, ipotesi, fantasie.

I fatti dicono che l'Inter balbetta ma in ottica terzo posto è circondata da squadre fallibili. Nella classifica degli ultimi sette turni i nerazzurri sarebbero comunque al quarto posto, segno che più che al mercato, Mancini probabilmente farebbe meglio a guardare al campo. Lo farà, perché non è fesso e sa che quest'anno la qualificazione alla Champions è "obbligo", non "obiettivo". Il quarto posto sarebbe un fallimento sportivo - del club e dello stesso allenatore - dal quale si potrebbe ripartire solo vendendo e ricomprando. Ripartendo da zero, insomma. Sarebbe un peccato, perché al di là delle critiche e del momento grigio, questo è un gruppo che ha tutto per funzionare a prescindere dagli arrivi di gennaio e quelli eventuali di giugno. In fondo bisogna sempre ricordarsi da dove si arriva: un osceno ottavo posto che in pochi mesi si è trasformato in "lotta per tornare in Champions League". Non era affatto scontato.

E dopo un mare di parole che valgono quello che valgono, le cose concrete, il mercato. Al secondo tentativo Guarin (salvo sorprese) diventerà "cinese". Guadagnerà un botto, beato lui. Con gli undici milioni (10 + 1) incassati, i nerazzurri cercheranno di "forzare" la rosa della Samp. Eder è il primo obiettivo, Ranieri lo vorrebbe al Leicester (offerta da 13 milioni), lui preferisce Milano. Con Ranocchia ormai blucerchiato l'affare è più che fattibile. "L'ambata" con Soriano è difficile, probabile solo a giugno. Con l'azzurro, sempre a giugno, potrebbe arrivare  "El Tanguito" Banega, in scadenza con il Siviglia e in trattativa avanzata con Ausilio. Basterà per saziare Mancini? Chi lo può dire...

 

Milan. Stiamo ai fatti. Mr Bee è tornato a casa sua, Balotelli è rientrato ma per come è rientrato è come se non se ne fosse mai andato via, Mihajlovic dice "anche altri pareggiano e perdono con questa è quella": ha ragione, ma si dimentica che lui non se lo può permettere perché mentre le altre (chi più chi meno) hanno imbroccato mini o maxi filotti, la sua squadra ha finora alternato vittorie e inciampi con amara regolarità. Quindi c'è la società che: si rinforza con Boateng, riesce a parcheggiare El Shaarawy alla Roma, si libera di Cerci, Suso, forse Nocerino, vende Luiz Adriano-è costretta a riprenderselo-forse lo rivende (al Galatasaray). In mezzo a tutto questo bailamme non prende nessun altro (forse Susic dell'Hajduk Spalato, ma vai a capire se è vero). Perdonate la severità, ma se non accadrà nulla nei prossimi sette giorni ci ritroveremo di fronte alla prima "campagna di indebolimento" della storia del calciomercato, un mercato di "frustrazione" più che "di riparazione". In tal caso il dato di fatto sarà uno e solo uno: la società non crede in questo gruppo e nel suo allenatore, oppure (e sarebbe anche peggio) pensa davvero che Montolivo, Kucka e Bertolacci non abbiano bisogno di un compagno di reparto di alcun genere, in grado di dare un po' di fosforo alla manovra. Il centrocampista - per intenderci - di cui andiamo blaterando da un paio di anni a questa parte. Settimana scorsa eravamo rimasti ottimamente impressionati dalla buona prestazione del diavolo contro la Fiorentina: questo gruppo ha potenziale ma solo e soltanto se verrà supportato da almeno un paio di innesti (difesa e, appunto, centrocampo). A una settimana dalla fine del mercato tutto tace e questo "temporeggiare" fa cadere le braccia ai tifosi del Diavolo, soprattutto se si pensa che là davanti non è che procedano a ritmi serrati: la Fiorentina ha vinto bene con il Toro ma va a corrente alternata, l'Inter anche peggio, la Roma non ne parliamo. Non investire significa arrendersi, arrendersi significa non essere da Milan, non essere da Milan significa sconfessare 30 anni (meno gli ultimi tre) di gestione illuminata. Che qualcuno batta un colpo, subito.

Da applausi invece è il mercato della Juve. Come dite? Non ha preso nessuno? Appunto. Undici vittorie, meccanismi che funzionano alla perfezione, colpi (costosi e non) eseguiti nonostante i pareri contrari di questo e quell'esperto ("Dybala è costato troppo", "Khedira ha un ingaggio spropositato"), alternative a pacchi in panchina (Cuadrado e Alex Sandro per dirne due) e un gruppo che non sembra al momento avere punti deboli. L'inserimento di un top player - Gundogan - avrebbe impreziosito il tutto, ma allo stesso tempo avrebbe anche rischiato di intaccare il giocattolo di Allegri. D'altronde non basterebbe un acquisto (per quanto prestigioso) a colmare il divario con il Bayern Monaco: la Signora - giustamente - tenterà l'impresa in Champions League con il gruppo assemblato alla perfezione l'estate scorsa da Marotta e Paratici. Il direttore bianconero in ogni caso non se ne sta con le mani in mano e, anzi, pensa al futuro: Mandragora è affare fatto, piacciono anche i bomber di B Lapadula e Budimir. Giocatori da Juve? Forse sì, forse no, ma non è questo il punto. In casa Juve si decide di investire su prospetti dal sicuro avvenire con un doppio scopo: 1) Si tolgono alla concorrenza. 2) Si ipotizzano succulente plusvalenze con ragazzi che con buona probabilità nei prossimi anni aumenteranno il loro valore. Solo una società serena,  organizzata e senza problemi di cassa può permettersi mosse del genere. La Juve attuale è tutto questo e anche di più: vivissimi complimenti.

Chiudiamo con la prima in classifica, il Napoli, che esce trionfatore dalla settimana più complicata della gestione Sarri. Il tecnico ha assorbito bene la faccenda "finocchi", una "bolla mediatica" esplosa ben oltre i demeriti e gli inciampi dialettici del tecnico napoletano. Il resto lo ha detto il campo: quattro gol alla Samp sono la prova che nessuno scivolone extra-campo in questo momento è in grado di intaccare la solidità di un gruppo che quasi vince per inerzia. Ora che anche la classifica conferma l'opinione comune ("lo scudetto sarà una lotta a due con la Juve"), la palla passa a De Laurentiis: il patron (bravissimo a non intervenire direttamente nella solita questione "finocchi") è chiamato a completare una rosa numericamente un po' "tirata". Per Grassi è cosa fatta, ora tocca al difensore (si tenterà fino all'ultimo per avere Maksimovic, ma Cairo sembra irremovibile). Per giugno - parola di Adl - è già pronto un altro colpo (occhio all'asse con l'Atalanta...). L'aria della vetta non ha fatto perdere la testa agli azzurri: è la filosofia giusta per costruire una squadra capace di durare nel tempo, scudetto o non scudetto. 

 

E ora mi scuserete se approfitterò del mezzo pubblico per farmi (come di consueto) gli affaracci miei. Come vi dicevo in settimana babbo mio - vecchio milanista ancora non rimbambito, ma siamo agli sgoccioli - ha compiuto 80 anni. L'altro giorno l'ho sputtanato su facebook e lui: "Stronzone, guai a te se pubblichi anche sul sito del mercato. Ti diffido e ti diseredo". E io: "Papà, ma ti pare? Non lo farei mai". Appunto.

 

Ciao. È il compleanno di mio papà. Lo so, vi rompo i maroni tutti gli anni con la storia di mio padre che fa gli anni, ma questa volta c'è un motivo serio: ne fa 80 come solo certi vecchi. Sembra ieri che ne aveva 79. E infatti ieri ne aveva 79.

 

Per festeggiarlo (e insieme sputtanarlo a dovere), quest'anno procedo con le nove cose ai limiti della legge (ma coperte dalla prescrizione) fatte da mio papà.

 

1) Si andava a sciare a Bormio. Sempre. Oppure ai Piani di Bobbio, un posto dove la pista più pendente è in leggera salita. A Bormio la tecnica era collaudata: alle ore 11.59 papà si appostava ai piedi della funivia e attendeva i ricchi che avevano sciato al mattino e si erano rotti il cazzo. "Mi scusi, mi vende il suo giornaliero a prezzo favorevole?". Alcuni ricchi se ne andavano indignati, con altri partivano trattative mostruose:  "Trentamila due giornalieri le va bene?". "Facciamo quaranta...". "Ma guardi il bambino, soffre...". Indicava me. Soffrivo sì, ma di colossali rotture di maroni causate dagli scarponi Nordica, più stretti dei miei piedi di almeno un paio di misure. Praticamente delle torture medievali. Il ricco a quel punto mollava il colpo a 35mila. 

Quando a 15 anni il piede ha toccato taglia 40 a fronte del 36 e mezzo dei Nordica, ho saggiamente appeso gli sci al chiodo. Papà invece scia ancora. Credo faccia ancora le trattative in zona funivia con i ricchi. Credo.

 

2)  Como-Milan, 15/5/88: con un pareggio Sacchi vince il primo scudetto e il Como si salva. Il risultato è scritto. Allo stadio G. Sinigaglia di Como i bambini alti meno di un metro non pagano. Per tutta la settimana "La Provincia" annuncia: "I biglietti sono esauriti e la baracconata dei bimbi alti meno di un metro in questo caso non vale". Domenica mattina: "Andiamo allo stadio figlio, è un evento". Sia messo a verbale che sarò stato alto almeno un metro e venti. Scambio papà/addetto all'ingresso. "Ci fa entrare, ho il biglietto". "D'accordo, ma il bambino?". "Il bambino è alto meno di un metro, entra gratis". "A parte che sarà alto uno e 40 (clamorosa sparata dell'addetto per mettere mio padre alle corde ndr) ma poi per questa partita non vale". "Ma guardi il bambino, soffre...". (Papà mi aveva avvisato "Se non va bene il piano A, soffri"). Faccio partire il pianto "a sirena", tipico del bambino cagacazzo. L'addetto, scocciato: "Entrate cazzo, entrate". Non ne sono certo, ma credo di essere diventato interista quel giorno. Per la cronaca, finì 1-1.

 

3) Stessa cosa alle casse dei musei, tipo al Louvre con mia mamma e mia sorella gemella. "Dos adults and dos enfant" (dovete sapere che mio padre mixa le lingue). La cassiera: "Dopo i des an, paghen istess". (Nei miei ricordi la cassiera parlava dialetto). "Ma guardi i bambini, soffrono". E via col pianto all'unisono modello "presa della Bastiglia". E la cassiera, scocciata: "Entrè, Entrè si vu ple...". E mio padre, sempre molto attento a conservare gli equilibri Italia-altri Paesi: "Fraternitè!".

 

4) Allo spaccio "Galbusera", in Valtellina, esiste la zona delle caramelle "sciolte": le tiri su a mestolate, le metti in un sacchetto, le pesi, paghi alla cassa. Papà: "Mettetene qualcuna in tasca che non succede niente". Alla cassa sgamone galattico: cadono le caramelle dalle tasche. Cassiera: "Ma...!". Sto per piangere. Papà, con prontezza di riflessi alla Bolt: "È inutile che soffri, come vedi te l'avevo detto che ce le hai già le caramelle come quelle che vendono qui, non te ne compro altre ehm...". Ricordo come fosse ora il silenzio assordante della cassiera.

 

5) Le prime partite. Ci tenevo molto. Moltissimo. Papà: "Sei un difensore, usa un po' di malizia, se serve non c'è niente di male a tenere un po' la maglia del tuo avversario". Libertas-Breccese, fischio d'inizio. Calcio d'angolo nella porta avversaria, io a centrocampo con la loro prima punta a fare un cazzo. Distanza in linea d'aria dal pallone: 50 metri. Livello di probabilità di un loro contropiede: zero. Mi attacco alla maglia del puntero tipo piovra per eseguire a dovere il consiglio paterno. Guardo papà. Lui: "Noooo, non adessoooo!!!". La punta della Breccese si gira con calma serafica, alla Celentano: "Cazzo tiri?".

 

6) Haifa, Israele. Io e mia sorella in camper. Papà: "Io e mamma vi chiudiamo dentro, andiamo a prendere l'acqua. Non aprite a nessuno, mi raccomando". Vanno. Passano due minuti. Si avvicinano orde di israeliani urlanti: "€&&€@&!!!! €&&&&&!!!!". E io: "No bello, non apro, l'ha detto papà...". Quelli insistono, poi iniziano a correre nel senso opposto. Dopo dieci secondi l'esplosione: autobomba a poche centinaia di metri. Papà e mamma tornano di corsa, terrorizzati. Con l'acqua. Calda.

 

7) Ancora Israele. Sul Mar Rosso "illuminazione" di papà di fronte al cartello che tradotto significa "Non fottetevi i coralli". Papà entra in acqua. Mia mamma: "Non fottere i coralli che appena li togli dall'acqua perdono colore!!". Papà si fotte i coralli. Due sacchi. In dogana li nasconde nella ruota di scorta. Passiamo i controlli. Papà si lecca i baffi che non ha e dice: "Avremo un acquario bellissimo". Arriviamo a casa dopo lungo viaggio. Papà apre i sacchetti. All'interno sassi osceni "color niente" a forma di corallo. Mamma: "Te l'avev...". Papà: "Taci, ti prego...". Li mette lo stesso nell'acquario. A distanza di 12 ore la strage degli innocenti. Pesci morti. Tutti.

 

8) Capadocia, Turchia. Estenuante trattativa papà-venditore di tappeti persiani, tal Faruk che per molti anni ci avrebbe poi spedito gli auguri a Natale via cartolina. Dopo due giorni e decine di tè alla mela sorseggiati nella piana dei dolmen, raggiungono un accordo: tappeto in cambio di autoradio mangiacassette marca Audiola. Papà: "È un affare". Faruk sogghigna e dice "Voglio bene voi, voi fate affare". Mamma: "Sei sicuro Celso...?". Lui: "Sì". Qualche anno dopo esce "Mediterraneo" di Salvatores. Papà seduto su poltrona patronale. Alla scena di "Nonso", il turco che fotte Abatantuono, papà sibila a mezza voce: "Maledetto Faruk...". 

 

9) Il sole di mezzanotte, perché è vero che a Caponord d'estate c'è sempre il sole, ma se è brutto è brutto. Arriviamo sullo scoglio di Nordkapp dopo venti giorni di strada lunga e interminabile. Pioggia. "Non ce ne andiamo finché non vediamo il sole di mezzanotte". Il giorno dopo: pioggia. Il terzo giorno: pioggia. Il quarto giorno papà si arrende soprattutto perché, sullo scoglio, dopo un po' ti sei anche bello che rotto i maroni: "Ripartiamo...". Quando tutto sembra perduto si apre il cielo! Ecco il sole! E lui: "Il sole di mezzanotte! Eccolo! Guardate bambini!". Mamma: "Celso, sono le 14.35...". Papà scatta decine di foto: "A casa diremo che questo è il sole di mezzanotte. Chiaro?".

 

Il grande imbroglio geografico del Celso. 80 anni. Oggi.

Tanti auguri al mio papà. 

(Twitter: @FBiasin, @ilsensodelgol).


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