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SONDAGGIO
Juventus-Barcellona ai quarti: passare è possibile?
  Sì, la Juventus è cresciuta rispetto al 2015
  No, il Barcellona resta più forte dei bianconeri

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Editoriale

Tutto quello che c'è da sapere sull'affare Kakà, che va al diavolo... ma non per la fiscalità. Sneijder regala all'Inter una settimana per sperare in due colpi. Juve e Napoli, decise le strategie Scudetto

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista tv per Sportitalia, Mediaset Premium e Telelombardia.
22.01.2013 00.00 di Fabrizio Biasin   articolo letto 41617 volte
© foto di Federico De Luca

Oggi noialtri perdigiorno discutiamo di fidanzamenti, corna, matrimoni, addii, ricongiungimenti, minestre riscaldate, divorzi, primi baci, ultimi baci, balle coniugali, amori veri e amori interessati. Ovviamente in patetica salsa pallonara.

E, quindi, Kakà resta là, a Madrid, continuerà a guadagnare 10 milioni netti l'anno, povero caro. Ha scelto di sposare in seconde nozze la vecchia carampana piena di grano, poi s'è pentito. Vorrebbe tornare a casa dalla prima moglie, quella squattrinata e dal cuore grande, ma ormai non se ne fa niente. Vince il vil danaro e forse sarebbe il caso di non raccontare storie ai tifosi. Kakà e il Milan non sono stati vicini. Mai. Si sarebbero dovuti verificare una serie di miracoli che neanche Giucas Casella in giornata di grazia.

1) Il giocatore si sarebbe dovuto ridurre l'ingaggio della metà (e l'avrebbe anche fatto).

2) Il Milan avrebbe dovuto mettere sul piatto trenta milioni di euro (ingaggio lordo e "ridotto" del brasiliano fino a giugno del 2015). Francamente, per il club dei tagli sanguinosi datati estate 2012, sarebbe stata una follia.

3) Il Real avrebbe dovuto praticamente regalare un giocatore pagato 67 milioni di euro uno sull'altro tre anni e mezzo fa. Roba che Babbo Natale avrebbe dovuto dare le dimissioni all'istante.

Ora, detto che a Puffolandia e nella città dei MiniPoni tutto può accadere, qui stiamo parlando di Milano e Madrid, luoghi macabri dove i MiniPoni finiscono in tavola sottoforma di bresaola servita con i grissini. Il Real non avrebbe mai concesso un prestito di trenta mesi al Milan, neppure di fronte al risparmio previsto in termini di ingaggio (una trentina di milioni abbondante). Manca una settimana alla fine del mercato, Galliani tornerà alla carica ma per realizzare il miracolo gli spagnoli dovranno calare le braghe. A meno che il Milan decida di investire venti milioni per il cartellino del giocatore. Francamente una follia, un azzardo senza senso persino per quei fattoni dei MiniPoni.

Dall'altra parte del Naviglio tirano un sospiro di sollievo. Il divorzio con Sneijder è ufficiale, gli alimenti praticamente li paga l'Inter (7.5 milioni incassati per "mister triplete" sono un'inezia anche considerando il risparmio sull'ingaggio pari a 32 milioni). Il rapporto si chiude male, soprattutto perché era iniziato come le storielle al mare: la vedi che mozzica un ghiacciolo al tamarindo, ti vede che tiri indentro la panza sul pedalò, scatta la scintilla. Nel caso specifico la scintilla fu una gran prestazione nel derby vinto 4-0 sul Milan, il giorno dopo essere sbarcato in terra italica. Ma, come le storielle al mare, la faccenda è andata in vacca dopo un solo anno di idillio. L'olandese ha cominciato a distrarsi, Moratti ha perso la pazienza, i tifosi hanno visto il loro fenomeno più attaccato a twitter che alla maglia. Fine dell'amore e buonanotte ai suonatori.

In certi casi si dice "chiodo scaccia chiodo": non in questo. Moratti ha fatto capire che il mercatino invernale resterà tale: magari arriva Schelotto, forse Andreolli (Campagnaro a giugno), niente Paulinho che se la tira neanche fosse Belen e che ne sai che magari alla fine gioca come Paulinho Paperinho.

E siam sempre lì, diamo delle belle girate di mestolo al pentolone del mercato ma di roba buona non ne troviamo. La cosa, ovviamente, fa gioco ai pochi che i campioni ce li hanno già. Il Napoli, per esempio. L'amore con Cavani è vero e sincero. Chi assicura: "A fine stagione il Matador se ne va di sicuro" non vive nel mondo dei MiniPoni, ma non è detto che abbia ragione. I numeri da record del pupo, il suo sentirsi parte di un progetto vincente, potrebbero bastare per proseguire il rapporto insieme. Certo, De Laurentiis dovrà fare la sua parte, dovrà ungere le ruote, dovrà fare come quei mariti che per tenersi stretti quel bel pezzo di manza della mogliettina le fanno il regalino: il gioiello, la casetta al mare, la borsa di MiuMiu. Tradotto: su l'ingaggio e su pure la clausola di rescissione del giocatore (che se per caso scappa con l'idraulico, almeno lascia abbastanza "fresca" per garantire un futuro ad alto livello). E Inler? Dopo un anno di ambientamento anche lo svizzero ha fatto il salto di qualità: arriveranno pretendenti, De Laurentiis faccia attenzione.

La Juve dal canto suo se ne sta bella paciarotta. Il top player latita come quell'anguilla di Corona, ma in fondo va bene così. La Signora in effetti è single convinta, non ha fretta di accasarsi, soprattutto ha un promesso sposo, Llorente, che poteva anticipare il trasloco e invece farà le cose con calma. Tutta una tattica? A questo punto pare proprio di no, Marotta ha parlato con la sincerità che possono permettersi quelli che sanno di avere un punto di vista privilegiato, ovvero il primo posto in classifica. E la Champions? Conte ce la vuole fare con "il gruppo" e non è detto che sia un errore (soprattutto se peschi ragazzini con il micidiale potenziale di Pogba). Il mercato dei bianconeri è chiuso, almeno per quel che riguarda gli "over 20".

Infine l'elenco dei contenti e degli scontenti, così, giusto per farci qualche amico in più. Pazzini: contento ma solo se Balotelli non stringe il patto col Diavolo (e Mario non arriverà). Balotelli: contento ma solo se tornerà a fare il suo mestiere (al momento guarda gli altri, che spreco). Drogba: scontento al di là dell'ingaggio sontuoso made in Cina. Vuol tornare in Europa, probabilmente non ci riuscirà (ma mai dire mai). Paulinho: scontento perché rischia di fare la fine della sora Emilia, che tutti la vogliono e nessuno se la piglia (non fa rima ma sticavoli). Sneijder: contento perché tutte le mattine si sveglia di fianco a cotanta femmina. I Puffi e i MiniPoni: incazzati come bisce per essere stati tirati in ballo a sproposito in codesto bislacco editoriale. (Twitter: @ FBiasin).


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