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Editoriale

Tutto quello che ha detto Napoli-Inter: tra Sarri e Mancini... Milan, un nome che conta (per Conte). Riecco la Juve, ma il merito è tutto di un'unica persona. Il tracollo Roma era scritto: ecco da chi

01.12.2015 08.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:   articolo letto 73349 volte
© foto di Alessio Alaimo

La settimana che passerà alla storia per il delicatissimo "esci quelle zinne" urlato in diretta tv, ha dato a tutti noi molte soddisfazioni.
Se non sapete cos'è l'"esci quelle zinne" meritate chili di complimenti: significa che siete persone migliori, illuminate, non schiave del cazzeggio, della volgarità fine a se stessa, del "clicca qui che si vede tutto", dello slogan col doppio senso tipo quello in cui mi sono recentemente imbattuto (volantino pubblicitario di una ferramenta: "Da noi le chiavi tutte").
Comunque, si parlava di "soddisfazioni". Chi scrive negli ultimi giorni ne ha avute molte.
Mi ferma uno sui 25 anni: "Oh ma tu sei il pelato che c'era alla trasmissione dove ha chiamato quello delle zinne! Cioè, figata". E io: "Sì, beh, ecco, io sarei un giornalista...". Lui: "Minchia le zinne!". Io: "Sì, beh, io scrivo anche...". Lui: "Oh, ma poi le ha uscite zio?". Io, spazientito: "Come ti chiami? Vai a studiare, da bravo". Lui: "Oh bello, mi chiamo Paolo e ho una laurea in comunicazione zio, devo fare la specialistica. Stai muto".
Tornando a casa ho pensato "orcatroia come siamo messi...". Devo aver anche bisbigliato il più classico dei "povera Italia", espressione classica utilizzata da chi si sente migliore degli altri senza un vero perché, tipo i vecchi davanti agli scavi con le braccia incrociate dietro alla schiena. Poi, travolto dai sensi di colpa, mi sono messo a rimuginare: "Nel mio piccolo anch'io con le mie puttanate settimanali contribuisco al degrado generale". Che fare, continuare lungo la via impura del cazzeggio o farsi seri perché anche il calcio merita impegno e nessun fronzolo?
La risposta è la seguente: sto vergognosamente prendendo tempo perché sono le 18.05 di lunedì e scrivere senza sapere il risultato di Napoli-Inter mi è praticamente impossibile. Ma siccome dalle 19 in avanti sarò in diretta, non ho altra soluzione. Ecco perché va ora in onda il primo editoriale "a seconda di come è andata la partita del San Paolo". Come nelle storie di Topolino "a bivi", scegliete il vostro finale preferito e vedrete che calzerà a pennello. Questo sì che è giornalismo.

VINCE IL NAPOLI
...Un Napoli che una volta di più dimostra di avere le carte in regola per vincere lo scudetto. Il merito è di Sarri, tecnico saggio, entrato in punta di piedi e inizialmente visto con diffidenza. I primi risultati poco incoraggianti avevano fatto storcere il naso alla piazza partenopea, agli specialisti della comunicazione, quelli che "Sarri è un provinciale". Non al sottoscritto, da sempre ben saldo sul carro di don Maurizio. E De Laurentiis? Genio, lui e la modernità dei suoi contratti che contemplano il "diritto d'immagine". Molti erroneamente pensavano: "Il patron degli Azzurri facendo firmare al tecnico un contratto annuale ha dato un brutto segnale". La verità è che così facendo ha infuso nuova linfa alla squadra "stanca" lasciata in eredità da Benitez, ha messo tutti sull'attenti con un ideale e sottaciuto slogan: "Il tecnico è precario perché tutti noi siamo precari. Si vince e perde assieme". Bravissimo. L'Inter? Prima o poi la verità doveva venire a galla: Inter culona, Mancini sopravvalutato, Thohir fallito, terzo posto utopia. L'avevamo detto: il San Paolo avrebbe smascherato il bluff nerazzurro.

PAREGGIO
...Un risultato che piace all'Inter, meno al Napoli che dimostra dopo due mesi di grandi risultati di non avere ancora la forza per dare un vero strattone al campionato. Sarri fallisce la prova di maturità, del resto - come scriviamo da sempre - stiamo parlando di un tecnico non abituato alle vertigini che la vetta della classifica può dare, un tecnico tra l'altro mortificato dall'atteggiamento del suo presidente: offrire all'allenatore un contratto della sola durata di un anno significa essere il primo a non credere al 100% nelle idee dell'ex empolese. I nerazzurri intanto portano a casa un punto d'oro e si confermano squadra solida, capace di resistere anche sui campi più difficili. Molti avevano previsto l'imbarcata della Beneamata: si sbagliavano. I ragazzi di Mancini sono scesi al San Paolo con il rispetto che si conviene a un avversario di livello ma senza alcun timore reverenziale. Il terzo posto resta l'obiettivo stagionale? Sì, ma una strizzatina d'occhio allo scudetto è ora inevitabile.

VINCE L'INTER
...Una vittoria che abbassa la cresta ai gufi, ai soloni, ai benpensanti del calcio, quelli che "l'Inter è tutto culo" e "Mancini prima o poi cadrà". La vittoria del San Paolo è la prova che quanto andiamo dicendo da settimane è vero: l'Inter non è solo solida in difesa, sa anche quando e come colpire. Quella di Mancini non è improvvisazione, ma tattica nuda e pura. Lo scudetto? Beh, se l'Inter non può alzare il dito e dire "noi ci proviamo" allora chi lo può fare? Dall'altra parte il Napoli e, scusate se battiamo il tasto, ma noi ci arroghiamo il diritto di scrivere "l'avevamo detto": questa è una squadra buona, ben costruita, ma non ancora perfetta. Le assenze di Gabbiadini e Mertens, ovvero dei rincalzi che spesso hanno dato il colpo di grazia agli avversari, si sono fatte sentire; Sarri dopo due mesi di "osanna" ha fallito la prova di maturità, del resto se sei stato per tanti anni "in provincia" un motivo ci sarà. Infine crediamo sia il momento giusto per dire che De Laurentiis bene ha fatto a far sottoscrivere al tecnico un semplice contratto annuale. Un anno alla volta, una partita alla volta, un esame tutte le settimane: Sarri deve crescere, i rinnovi si devono guadagnare, i campionati si vincono a maggio, la palla è rotonda, le partite durano 90 minuti, se mia nonna aveva le ruote era una Panda.

E veniamo a quel che ha detto la 14esima giornata. La Roma sembra già fuori dalla lotta per lo scudetto nonostante la classifica. Ma non è colpa del tracollo con il Barcellona, né dello show dell'Atalanta nel campo neutro dell'Olimpico (sembrava una partita a porte chiuse...) bensì di una storia già scritta. Che è quella che risale al passato, in fondo anche al 7-1 col Bayern, a una promessa di vittorie che non sono mai arrivate. Sì, insomma, a Rudi Garcia e al suo rapporto con i giallorossi. Andate a ripescare le parole di James Pallotta del 4 giugno scorso, quel che dice anticipa di parecchio il momento attuale: «Il gap con la Juve non è incolmabile, Garcia resta con noi, ma se ci sono divergenze si parla con il club, se no si crea confusione. La Roma deve correre di più». La diagnosi americana era giusta, la cura francese no.

Sembra rinato il Milan, grazie al 4-4-2 di vecchio stampo che rimanda al Diavolo "old style". Senza Bertolacci e con un Bacca un po' appannato davanti alla porta, hanno dato spettacolo Niang (che a Genova finalmente ha capito dove è la porta, ma la società ci aveva visto giusto va detto), Cerci ma soprattutto Bonaventura. L'ex atalantino non ha sbagliato una partita o quasi nonostante abbia cambiato almeno tre ruoli, dimostrando personalità e senso del gol oltre che a un bel piede su palla ferma. Qualunque sia l'aspetto finale che Conte vorrà dare alla sua Italia agli Europei, il ct farebbe bene a tenere d'occhio il rossonero.

Da tenere d'occhio c'è anche la Juve. Qui davvero possiamo dire "ve l'avevamo detto": chi dava la Juve per spacciata ha sbagliato di grosso. Un mese di novembre strepitoso ha portato al miglior girone europeo della storia recente dei bianconeri e a una rimonta più che avviata in campionato. Il merito? Di Allegri, ovviamente, che ha dosato i suoi attaccanti dal primo all'ultimo, senza fare distinzioni tra ultimi arrivati (Zaza), campioni celebrati (Mandzukic), stelle ormai di casa (Morata) e affaroni dell'estate (Dybala). Il risultato? Una squadra formidabile che riesce a reinterpretare in modo nuovo il 3-5-2 del passato. Manca ancora un po', ma non tantissimo per poter dire "Pirlo/Tevez/Vidal chi?".

Aggiuntina finale. Sono le 23.45, la partita del San Paolo è terminata davvero. Non c'è tempo per pontificare e le tre "soluzioni" buttate là a inizio editoriale sono una più sbagliata dell'altra. Il Napoli ha vinto e per davvero è la favorita per lo scudetto nonostante una partita giocata male, soprattutto nel secondo tempo. Il punto di forza si chiama Higuain, unico vero fenomeno del calcio italiano. Sarri questa volta non sarà felice nonostante il primato, ma i campionati si vincono anche sapendo soffrire e il Napoli ha mezzi  e idee per reggere fino in fondo.
Sull'altra sponda l'Inter. Una squadra ingenua che al San Paolo prende zero punti, abbandona il primato in classifica, eppure torna a casa con più certezze di prima. Si può essere felici per una sconfitta? No, mai, eppure il secondo tempo di ieri consegna al campionato non una squadra "vecchia e antica" (cit.) ma una con palle quadrate e tanto tanto cuore. Susate se è poco.
Chiudo con un invito rivolto a tutti i lettori e pubblicato sul neonato blog Ilsensodelgol. Avete voglia di dire la vostra sul calcio, la vita, "varie" e soprattutto "eventuali"? Fatelo (ma per cortesia risparmiateci le zinne... @ilsensodelgol @Fbiasin):

Ciao. Il fatto è questo.

Siamo attivi da un mese e un po'. E volevamo dirvi che siamo veramente delle persone cattive, esaltate e molto autoreferenziali.
Soprattutto ce la tiriamo molto.
Ci piace il nostro blog, ci piace quando qualcuno dice che gli piace, ci piace quando andiamo su Gugolanalitics e vediamo che c'è qualche pazzo in Alaska o a Tokyo che sta leggendo le nostre boiate.
Ce la tiriamo moltissimo.
Siamo piccini ma molto cazzuti, se uno ci chiede "cazzo hai fatto ieri?" cerchiamo una scusa qualunque per parlare de Il senso del gol. Tipo: "Mah, ieri sono andato all'Esselunga e quello della gastronomia stava leggendo un pezzo de Il senso del gol mentre affettava la bresaola". Il che non è vero, ma tanto difficilmente tu andrai all'Esselunga a chiedere al gastronomo se ho detto una cazzata e comunque se anche lo fai ti dirò che sono andato in un'altra Esselunga, non in quella.
Ce la tiriamo tipo Valeria Marini.
A chi ce lo chiede diciamo "non lo facciamo per vedere se la gente ci legge, lo facciamo per noi, per dar sfogo alle nostre idee". Cazzate. Guardiamo i contatori delle letture come si guarda il culo di quella che fa "step" in palestra di fianco a noi: con malcelata indifferenza, sfruttando il "gioco di specchi". Alcuni pezzi fanno mille letture e siamo felici, altri 5000 e siamo felicissimi, altri 10mila e pensiamo che nostra madre forse ha passato il giorno a cliccare, uno addirittura ne ha fatti 650mila perché per colossale botta di culo è diventato virale. In quell'occasione ce la siamo tirata come "Gileri", l'essere mitologico metà Massimo Giletti e metà Tiberio Timperi .
E niente, forse siamo solo come le mamme con i loro pargoli, quelle che "il mio bambino sa già tutto l'alfabeto, riconosce i cartelli stradali, colora dentro i margini. In più non sbaglia le divisioni che sono notoriamente difficili, e fa la cacca in autonomia". E poi scopri che il bambino ha 31 anni.

Fine del preambolo che doveva essere molto corto e non lo è stato.
Semplicemente volevamo dirvi che siccome ce la tiriamo come Pippo Baudo quando ha salvato quello che voleva ammazzarsi all'Ariston, e siccome in tanti (davvero tanti! E anche qui ce la tiriamo) ci avete scritto per dirci "oh, minchioni, fate scrivere anche noi che abbiamo cose buone per Il senso del gol", vi diciamo che in questo preciso momento nasce "Noi ci dissociamo", la nuova rubrica dove pubblicheremo i vostri pezzi, se mai avrete il coraggio di mandarceli. L'indirizzo è questo ilsensodelgol@gmail.com, le idee sono le vostre, la foto solo se avete molto coraggio, la periodicità con cui li pubblicheremo è scientifica, ovvero "a seconda se la sera prima abbiamo bevuto più di tre gintonic". Fatevi avanti.

Ps. Un ragazzo molto coraggioso, tra gli altri, ci ha scritto. "Vorrei tanto pubblicare pezzi sul vostro blog". E noi: "Presto lo potrai fare. Dacci il tempo di scrivere un post del cazzo per chiarire come e quando". E lui: "Ma si tratterebbe di una collaborazione gratuita?". E noi: "Sìsì, assolutamente, non vogliamo soldi".
Ce la tiriamo molto, ma colcazzo che cacciamo una lira. Tiratevela con noi. In povertà.


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