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-10 alla fine del mercato: da chi aspettarsi il grande colpo?
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Editoriale

Ultimissime Milan: attenzione, la guerra Seedorf-Galliani-Berlusconi è solo all'inizio! (E per giugno già stabilito un addio pesante). Telefonata Zizou-Pogba: tante chiacchiere e due certezze. Manovre Inter: cinque nomi falsi e uno verissimo

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai e Telelombardia
29.04.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 54802 volte
© foto di Federico De Luca

Seedorf è un uomo solo, ma con i controcazzi. A meno di miracoli, a fine stagione saluterà amici (pochi) e nemici (tantissimi) e leverà le tende insieme a un mucchio di soldi guadagnati per (non) fare quello che era stato chiamato a fare: l'allenatore.
C'è chi si stupisce perché Seedorf è strano, diverso, perché organizza le conferenze al Westin Palace di domenica pomeriggio invece di guardare la D'Urso o la MotoGp, perché nonostante sia nel calcio da sempre dice "se io avessi" e non "se io avrei", perché non ha paura di chi gli vuole male, perché non è servo, semmai "strambo" e "unico" per modi e atteggiamenti.

E infatti Berlusconi l'ha scelto proprio per questo. Perché ha visto in lui una trasposizione di se stesso. Perché era stufo di mister troppo ubbidienti e poco fantasiosi. Perché si ricordava che alle feste di Natale del Milan, lui, patron Silvio, preferiva passare il tempo con Clarenzio invece che con gli altri capoccioni.

Tutto questo non è bastato per garantire un futuro al tecnico olandese. Neanche un presente a dir la verità. E forse conviene fare un piccolo riassunto per capire come si è arrivati a una situazione che non certifica la fine di un'esperienza lavorativa, semmai la scomparsa di una società gloriosissima e al momento senza prospettive.

E, dunque, velocissimi: Seedorf decide di terminare la carriera da calciatore in Brasile; Berlusconi saluta Seedorf ma gli promette che in futuro gli offrirà la panchina del Milan; Berlusconi non sopporta più Allegri ma se lo tiene perché Galliani gli fa notare che c'è un preliminare di Champions da vincere; Berlusconi acconsente ma col piffero rinnova il contratto al tecnico toscano; la stagione è uno strazio; Barbara Berlusconi attacca Galliani via Ansa; Galliani si dimette dicendo chiaramente che non cambierà idea; Galliani va a pranzo da Berlusconi; Galliani cambia idea; Barbara Berlusconi temporeggia; il presidente decide di dividere le competenze tra Galliani e figlia; il Milan prende quattro sberle dal Sassuolo; salta Allegri; Galliani prova a spingere Inzaghi Pippo; Berlusconi non ci sente; arriva Seedorf; i risultati fanno schifo; durante Milan-Parma la curva protesta ma c'è l'ha con Galliani, non con Seedorf; poi i risultati migliorano parecchio; per qualcuno è merito di Galliani che ha commissariato il tecnico dopo un incontro con Silvio e alcuni componenti della squadra; per qualcun altro è merito di Clarence che ha fatto un passo indietro secondo questa logica "mi avevate chiesto di cambiare il gioco, però nel frattempo mi stavate scavando la fossa, son tornato al vecchio gioco per farvi contenti, sono arrivati i punti, 'azzo volete di più?".

Arriva infine la sconfitta di Roma. E per qualcuno è benedetta, perché permette ai detrattori di attaccare nuovamente il tecnico con motivazioni allucinanti: "Mangia le uova in camera e tutto questo fa male, soprattutto al colesterolo", "qualcuno tra i senatori (quelli che senza di lui erano al dodicesimo posto ndr) ha detto che ha dei modi strani di allenare e tra l'altro usa uno strampalato tempo verbale chiamato congiuntivo", "è brutto e cattivo e ha il culone". Seedorf dal canto suo convoca una mini conferenza e parla bene di tutti sfiorando il sarcasmo; al Milan si incazzano come bisce perché il regolamento interno è stato violato; Berlusconi si fa venire i cinque minuti perché il suo ex prediletto gli ha tolto i riflettori il giorno dell'intervista alla D'Urso; Seedorf ritarda di un'ora l'allenamento del lunedì e sul sito compare la scritta "per volere del tecnico..."; tutti sanno che la panca sarà affidata a Inzaghi Pippo come avrebbe voluto molto tempo fa Adriano Galliani. Che si era dimesso. E poi è tornato al suo posto. Ma a ricoprire solo la parte sportiva. Perché il resto tocca a Barbara. Solo che "il resto" conta poco se non puoi decidere "di calcio" (anche se non è detto che presto o tardi BB non debba tornare a occuparsi anche del campo, come nel caso dell'esonero di Allegri).

Se a voi tutto questo non sembra allucinante, se non ritenete che Clarence Seedorf sia l'ultimo responsabile di uno squilibrio societario senza precedenti, allora evitate di andare avanti. Perché ora tocca trattare la faccenda buonuscita.

Clarence prende 3 fichi a stagione. Il contratto scadrà a giugno 2016. A spanne fanno una dozzina di milioni lordi. La società proverà a trovare un accordo di qualche genere. Per qualcuno si cercherà di trovare un appiglio per arrivare al licenziamento "per giusta causa". Molto più probabilmente si arriverà a un patto: tu fai uno sconto a noi, noi parleremo bene di te, tu continuerai a parlare bene di noi come del resto hai fatto anche al "Palace" invece di guardare la D'Urso in tv.

Poi toccherà a Pippo. E c'è già chi pensa "con Pippo siamo a posto". E purtroppo non sarà così. Perché mancano i danè. E perché Inzaghi ha un vantaggio rispetto a Seedorf (stampa e dirigenti gli vogliono bene a differenza di "quell'altro"), ma gli stessi difetti: è un principiante. E in quanto principiante nessuno sa se diventerà o meno un grande allenatore. Per il momento è in difficoltà con la Primavera, non ancora qualificata per la FInal Eight scudetto.

Quasi quasi era il caso di proseguire con Seedorf, il prediletto di Berlusconi che ora non è più prediletto e non si capisce neanche perché. Per quello che ne capiamo noi poteva davvero diventare un nuovo Capello, poteva essere davvero una nuova scommessa vinta da Silvio. Solo che ormai tutto è deciso, Seedorf farà le valigie a meno di 5 mesi dal suo arrivo. E la verità è che questa non è neppure la cosa più grottesca e preoccupante. Sapete qual è il vero guaio? Che in tutto questo blaterare e blaterare e blaterare e confutare e confutare e confutare e stare con l'uno o con l'altro, con Adriano o con Barbara e scrivere di qua e di là... non abbiamo fatto il nome di uno straccio di giocatore: di un terzino, un centrocampista, un attaccante che possa venire a dare una mano a Inzaghi Pippo, tecnico designato. Sappiamo che Poli e Rami in qualche modo saranno riscattati, non Taarabt, troppo caro e forse troppo fantasioso per un Milan stravolto da una lotta intestina ancora senza vincitori e con un unico vero sconfitto: il Milan stesso.

Scampoli di altro. Zidane ha chiamato Pogba ma può fare tutte le telefonate che vuole: il francese resterà a Torino ancora una stagione a meno che non arrivi un'offerta superiore ai 70 milioni (al momento assolutamente non pervenuta da nessuna parte del mondo). Con lui resterà in sella Conte, che farà la manfrina ancora un po' ma solo per pungolare ancor di più l'amico Marotta. Il "pungolamento" del resto ha avuto già i suoi effetti: per Sanchez i bianconeri sono già oltre metà strada. L'accordo con il giocatore c'è, quello con il Barcellona arriverà (ai blaugrana il cileno non interessa più). Altro? Cerci è il sogno più che possibile del mister pugliese, il resto son fregnacce.

Inter. Fassone ci ha messo il faccione ed è andato alla Domenica Sportiva a dire la sua. Pareva spaesato ma alla fine se l'è cavata con quelle guanciotte morbidone. Mazzarri resta, ormai è certezza. Nessuno in società ammetterà mai che l'Inter nel recente passato ha provato a convincere più di un mister a sposare la causa nerazzurra, ma tant'è, alla fine si è deciso di proseguire con mister "quanto sono figo se vi porto al quinto posto" che poi è anche mister "metto Kuz e tolgo Icardi perché un punticino in casa con il Napoli è tanta roba". Vabbè...

Quanto al mercato: Hamsik? Casemiro? Morata? Dzeko? Torres? Tutte fregnacce, almeno fino a oggi 29 aprile. Così come pensare che a tutto il mondo interessi Guarin come pedina di scambio. Nilton? Ecco, per il centrocampista brasiliano invece c'è più di una speranza, anche se per un attimo qualcuno aveva sperato si trattasse di Milton, fenomenale fantasista anni ottanta del Como, colossale amante della bevuta di straforo.

Chiusura d'obbligo su V.B., che ha scelto di uscire da foresta il giorno della santificazione dei super Papi. Ecco, se esistesse una cerimonia di beatificazione per tecnici pallonari promuoveremmo un "santo subito" per Josè da Setubal (anche da vivo), per il gentiluomo Tito Vilanova e per colui che è stato capace di partorire siffatto aforisma: "Se uomo ama donna più di birra gelata davanti a tv con finale di Champions, forse vero amore ma non vero uomo". (Qualcuno sostiene si tratti di un fake perché nell'era V.B. la Champions neanche c'era. A noi piace pensare che sia comunque farina del suo meraviglioso sacco...). Twitter: @FBiasin.


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