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Editoriale

Un calcio alla credibilità. "Delitti" impuniti, Treni dei gol partiti e mai arrivati. La guerra al "nuovo" Milan di Fassone, fino al sistema della Lega di D di Tavecchio

Direttore di Sportitalia e Tuttomercatoweb
03.10.2016 13.53 di Michele Criscitiello  Twitter:   articolo letto 42123 volte
© foto di Federico De Luca

Oggi sono particolarmente ispirato e, sinceramente, di parlare di calcio giocato ho poca voglia. Inutile continuare a prendere in giro i tifosi quando il sistema è morto e corrotto, ormai, da una vita. Alla gente credo che bisogni raccontare la verità; sarà poi il tifoso a decidere se davvero vuole andare a spendere soldi, prendersi acqua e vento per un gioco che gioco non è più. Sono cresciuto con Hulk Hogan ed ero convinto che si menassero davvero. Poi si alzavano e pensavo: mamma guarda che forti, prendono botte e poi ce la fanno ancora. Poi mi hanno spiegato che non era wrestling ma cinema. Attori bravissimi. In Italia, il calcio sta prendendo quella direzione. Morale della favola: stadi sempre più vuoti e anche alla tv la gente inizia a stancarsi. Perché il tifoso puoi prenderlo in giro 1,2,3,4,5,6, 7 volte ma poi inizia a porsi delle domande. Come poi me le posi io, da più grandicello, vedendo Hulk Hogan saltare da una corda all'altra come fosse un diavolo con le ali. In Inghilterra hanno giornalisti con gli attributi che fanno saltare i commissari tecnici e i Presidenti. In Italia è un gioco a chi ha la lingua più lunga. Nel 2006 ci avevano raccontato che Moggi era brutto, ladro e cattivo. Sicuramente. Però questo implicava che dal 2007 il calcio sarebbe dovuto migliorare. Invece è peggiorato. Quando invito Moggi a Sportitalia arrivano mille insulti del tipo: "ma fate parlare ancora questo ladro...", io non rispondo perché sono stufo ma la risposta sarebbe la seguente: "Non dovremmo più invitare nessuno e fare una trasmissione all'anno". Moggi ha pagato per i suoi errori, altri sono ancora a piede libero. La Gea è stata fatta a pezzi ma non il sistema che vige oggi tra Direttori Sportivi e Procuratori perché nessuno lo scopre. Sembra che io scopra sempre l'acqua calda e, invece, dico solo quello che tutti sanno. Io sono il fesso e gli altri professori. Ho una causa con Walter Sabatini perché ho chiesto al Direttore Sportivo della Roma come mai molte delle sue trattative passino dagli stessi agenti. Più che querelarmi mi sarei aspettato una risposta ai tifosi e a Pallotta che continua a pagare il suo Direttore 1 milione di euro all'anno. Ho una causa con Morgan De Sanctis che chiede un risarcimento di 30.000 euro perché alla fine di un' Udinese-Roma, dove lui fece un dito di troppo alla tribuna friulana, gli dissi di avere maggiore rispetto verso la città di Udine e che aveva guadagnato in carriera molto di più del suo reale valore. Ho una causa con Alfredo Aglietti perché si è risentito dei miei articoli. Gli ho detto che è un allenatore scarso che con squadre costruite per vincere, in tre anni, ha chiuso con due retrocessioni. Si è offeso ma io gli ho detto che la critica giornalistica si chiama critica perché posso dire quello che penso ma la censura, in Italia, ancora non è tornata. Al Direttore dell'Entella Superbi dissi cosa pensavo di Aglietti, un anno e mezzo dopo annuiva dandomi ragione. Oggi Aglietti affosserà l'Ascoli e mi querelerà come vegente perché l'ho anticipato a settembre. Tuttavia la causa più interessante è con il Cittadella Calcio presso il Tribunale di Novara. Del Cittadella mi hanno querelato Presidente, Direttore, Allenatore dell'epoca, Team Manager e Amministratore Delegato. Mi mancava il giardiniere e avremmo fatto un pullman intero. Nel 2014 avanzai il dubbio sulla regolarità dell'evento del Granillo, Reggina-Cittadella. Ricorderete il rigore sbagliato da Gerardi (Reggina) con Coly (Cittadella) che ripetutamente disse "tira fuori 'sta palla (immagini tv). Poi mi sorpresi del trasferimento, due mesi dopo, dello stesso Gerardi dalla Reggina al Cittadella. Ho spiegato ai giudici che i giudici sono loro, io faccio il giornalista ed esiste la critica, il compito di indagare è di altri. Fu poi aperta anche un'inchiesta della Procura Federale, a conferma che quello che dicevo non era campato in aria, e poi fu chiusa solo perché faceva fede il referto dell'arbitro che si era limitato a scrivere quanto accaduto tra spintoni e proteste. L'anno dopo, siamo nel 2015, il nome del Cittadella rimbalza su tutte le cronache italiane (da gazzetta.it a panorama) per alcune gare che la vedevano coinvolta nella famosa inchiesta "I Treni del gol". Una partita del Cittadella vide un aumento delle giocate a un milione di euro, quando la media di giocate su una partita di B è di 100.000 euro. La partita con l'Empoli finì nel mirino di stampa e procura e altre due sono ancora sotto la lente di ingrandimento. Il Cittadella del Direttore Marchetti (tutti i Direttori cambiano società ogni 2-3 anni al massimo, qui invece c'è un rapporto di stretta fedeltà con il Presidente) l'anno dopo rimbalzò su tutte le cronache nazionali per partite "sospette". Anche in questo caso capirete che io non faccio il giudice ma il giornalista. Se il Cittadella ne uscirà pulito io sarò felice ma dovrà dirlo un giudice e non un giornalista. Intanto il nome del Cittadella compare negli atti depositati da Federbet alla Procura di Busto Arsizio che poi ha trasferito i documenti alla Procura di Catania. Capirete bene che giornalisticamente ho già avuto quello che mi aspettavo. La giustizia doveva muoversi e si è mossa. Ma su questo filone andremo avanti fin quando non ci sarà l'assoluta verità. Aspettiamo il Giudice Sorrentino che dovrà delle risposte al sistema. Il Catania ha pagato giustamente ma tutte le altre devono ancora essere interpellate. Prendete un altro esempio di calcio marcio: avete notato la burrascosa campagna stampa contro il nuovo Milan, Fassone e Mirabelli? Una vergogna senza precedenti. Fassone e Mirabelli saranno anche i più deficienti del calcio italiano ma perché la stampa giudica due professionisti ancor prima che operino e non giudica a posteriori? Male che vada avranno fatto come il Milan attuale. Mirabelli, invece, è come Giuntoli a Napoli. Uno che vede mille partite a settimana, non tiene il suo sedere al caldo della sede e ha fatto una gavetta incredibile. Sbaglierà? Lo criticheremo. Farà bene? Lo esalteremo. Giudicare prima è da pazzi, o forse in malafede. Noi potremmo sbagliare un giudizio su un tecnico o un Direttore, potremmo cavalcare un'onda perché ci piace di più rispetto ad un'altra ma sicuramente la malafede non la troverete mai.
Vi racconto, in chiusura, un'altra storia di sistema malato. Da due mesi mi diverto come Presidente di una squadra di serie D, la Folgore Caratese, girone A. E' una squadra completamente nuova, io avrò commesso mille errori perché è un ruolo nuovo e sono il primo ad aver fatto 999 cavolate. Ma, vi dico, che mai consentirò che sia qualcun altro a decidere il mio destino. Chi crede che sia una persona manovrabile ha sbagliato indirizzo e neanche ha idea di dove sono capace di arrivare finché non vedo pulizia e onestà in un sistema marcio e corrotto. La Lega di D è quella che ha più potere (la percentuale più alta al voto per il Presidente della Figc) e quella più ricca. Vi racconto questa storiella: in D ci sono 9 gironi da 18 squadre. Totale 162. In media ogni squadra paga 18.500 euro solo per l'iscrizione. Totale 2.997.000. Più una serie di pagamenti che lascio a voi. La Lega alle società non distribuisce un euro. In Lega Pro si va sui 400.000 di media ad ogni club, in B la Lega distribuisce circa 5 milioni ad ogni società, in A è un altro cinema che vi risparmio. Pensate quanto è ricca la Lega di D. Come li spende i soldi? Non sappiamo. Una bella sede a Roma, tanti dirigenti tutti professionisti. Ma vorremmo sapere perché non si potrebbe distruibuire meglio questa ricchezza. Sapete il paradosso? Ogni composizione del girone viene effettuata da un Dirigente di una squadra: della serie gli avversari me li scelgo io e gli arbitri del Nord arbitrano in Calabria e Sicilia e gli arbitri siciliani arbitrano al Nord. Progetto di economia molto molto interessante. Due settimane fa scrissi a Presidente di Lega e designatore dell'AIA perché stanno giocando ad un gioco che non mi piace. Ho chiesto espressamente che vengano allo scoperto e se vogliono colpire il sottoscritto la sede è Via Giovacchino Belli 14 Milano. Ma non accetterò mai soprusi. Voglio perdere perché siamo scarsi (sicuramente lo siamo) oppure per un gol sbagliato. Non ho mai chiesto favori ma neanche pagherò per decisioni esterne. Il mio voler fare il Robin Hood mi ha portato a giocare in 9 uomini o quando è andata bene in 10 e ad aver avuto in 5 giornate 4 rigori contro e zero a favore. 3 gol realizzati e non convalidati. Non sapevo di aver preso in difesa Riina e Provenzano. I messaggi sono chiari ma Tavecchio sappia, in attesa delle elezioni federali, che chi si piega al sistema è morto ancor prima di nascere e forse qualcosa sta nascendo. Siamo al nono mese, Presidente...

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