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SONDAGGIO
Gagliardini-Inter, è il nome giusto per completare la squadra di Pioli?
  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Un diluvio sull'Inter di Mazzarri: Thohir temporeggia e il motivo è sconcertante. Al Milan si teme la nascita dell'"Inzarri": ecco chi sta per intervenire. La "balotellata" di Conte e due abbracci dovuti

Nato a Milano il 3/7/1978, laureato in Scienze ambientali presso l'Università dell'Insubria di Como, da ottobre 2008 è Capo Servizio Sport presso il quotidiano "Libero". Opinionista Rai, TeleLombardia e Sportitalia
11.11.2014 00.00 di Fabrizio Biasin  Twitter:    articolo letto 50010 volte
© foto di Federico De Luca

Questa settimana confesso di essere stato distratto, il fatto è che ero a Valencia per l'ultimo Gp su due ruote. Premessa, di moto non ci capisco una mazza (anche di calcio, volendo). Cioè, so che tal Rossi è fortissimo, so chi sono Marquez, Pedrosa, Lorenzo, Iannone, conosco persino il francese Di Meglio che arriva sempre a un quarto d'ora dai primi come se andasse in bici; ho ben chiare le classifiche, le dinamiche e tutto quel che vi pare. Diciamo che se dovessi scrivere un articolo relativo a tutto il cucuzzaro me la caverei discretamente. Credo. Se poi mi parlate di pistoni, cilindri e cazzi vari, allora faccio un passo indietro. Per intenderci: fino a non molto tempo fa pensavo che una macchina con 100 cavalli era certamente più veloce di Furia e Ronzinante, forse persino di Varenne, ché quelli son veloci ma sono soli, la macchina invece fa per cento. A guardar bene la penso ancora così, ma questi effettivamente son problemi miei.
Fatto sta che, complice un invito "che non si può rifiutare", mi ritrovo a tu per tu con gli espertoni delle moto: giornalisti, addetti ai lavori, personaggi che di mestiere fanno "l'amico di Valentino" o "l'amico dell'amico di Valentino", oppure "l'amico dell'amico dell'amico di un vecchio amico di Peppe Ginazzi, che tutti hanno visto a una pizzata dove a un certo punto è passato anche Valentino". La certezza è che tutti questi sicuramente guadagnano più di me e te messi assieme. Persino Ginazzi. Ebbene, questi qui se la tirano come se ce l'avessero in titanio e odiano te che sei lo spettatore della domenica.
Dialoghi realmente ascoltati in tribuna stampa.
Io: "Mi metto qui che si vede bene, son proprio sul rettilineo".

Espertone: "Pirla, sul rettilineo ci stanno gli sfigati, devi andare al curvone".

Io: "Ma qui si vede la partenza e si sente il brum brum".

Espertone rivolto ad altro espertone "Questi qui del calcio devono scassare l'anima a noialtri? Dai, andiamo al curvone, che alla staccata i cavalli vengono fuori meglio". Sorrido tra me e me pensando a Seabiscuit e Ribot che invadono improvvisamente la pista e galoppano sereni verso il traguardo.
Io: "Scusi, ma ora che è finito il primo giro come faccio a capire chi è in testa e chi invece guida un cinquantino?".

Espertone: "Ma fesso, ora si rientra in sala stampa e si guarda tutto sui monitor".

Io: "Ma, mi perdoni, son venuto a Valencia per veder la gara sui monitor? Allora stavo a casa, così mia mamma mi portava il caffettino col biscotto alla cannella che mi piace assai".

Espertone: "Si vede che non capisci molto".

Io: "Eh, capisci tutto te".

Si sfiora la rissa e per un attimo mi sento il paladino dei giornalisti del calcio che sfida la lobby dei giornalisti delle moto. Poi capisco che non è il caso e tento di stemperare con un battutone a tema: "Ve la ricordate la pubblicità di Gigi Sabani che diceva - cosa volete, il saaaangue dalla Garelli? - ahahah meravigliosa!". Non ride nessuno e d'improvviso mi ritrovo solo come un cane a guardare il Gp sul rettilineo; gli altri son tutti dentro, concentratissimi a fissare i monitor o al curvone che pare sia zona dove "si sentono i cavalli". Mah...
Al quinto giro capisco più o meno che Valentino è messo bene, per il resto sono nel marasma completo tra doppiati, pioggia incombente, ritirati, infiltrati, rumore bestiale, bava sui seggiolini prodotta dai leccaculo "degli amici degli amici degli amici" di Valentino Rossi. Confuso e infelice trovo pace dando un'occhiata alla zona vippissima in tribuna. Chi ti vedo lassù? Geronimo La Russa e Barbara Berlusconi che seguono la gara. Penso: "Loro due ne sanno quanto me, forse meno". Interviene l'espertone: "È inutile che pensi di aver trovato due che ne sanno meno di te, pensa al tuo bel calcio, sfighez". Io: "Ma, scusi, lei non doveva essere al curvone?". Espertone: "Il Ginazzi voleva un caffè e dei biscotti e ogni suo desiderio è un ordine". Penso a mia mamma, a Furia che corre felice sui prati (ma forse quella era Georgie), faccio i conti con un improvviso e dolorosissimo senso di solitudine e, infine, trattengo una lacrima solo grazie al ricordo di Sabani che urla in tv "cosa volete, il saaaaaangue dalla Garelli?!?!!".
La giornata corre via veloce e a pomeriggio inoltrato siamo all'aeroporto. Incombe, d'improvviso, un dramma fantozziano: l'aereo decolla alle 22, in contemporanea col secondo tempo di Inter-Verona. Io e un altro paio di infiltrati pallonari ci arrangiamo con il live streaming fino al tragico momento del decollo, con le hostess spagnole indignate: "Su, piccoli italiani, spegnete il giochino che è ora di partire". Ci arrendiamo non senza tentare la mossa della disperazione: "Ci sono alcune compagnie che non vietano l'utilizzo dei pc anche in fase di decollo e atterraggio". Le hostess, in coro: "Potete tranquillamente cambiare aereo". Ci arrendiamo.
All'atterraggio è corsa all'accensione dello smartphone per capire come è finita. L'aereo è ancora in movimento ma chissenefrega: le hostess se ne faranno una ragione. Il collega più rapido esclama: "Ahahahah questa è meravigliosa". Io: "Cosa? Come? Perché". Lui: "L'Inter ha pareggiato, Mazzarri dice che dopo un ottimo primo tempo tutto è andato storto. Tra le altre cose è iniziato a piovere...". Ed effettivamente a Linate piove.
Potremmo tranquillamente scrivere per la sesta settimana consecutiva le solite quattro minchiate: "Mazzarri non sa comunicare, le scuse stanno a zero, se la prende con la pioggia e con la stanchezza come i bimbi alle medie quando non sono pronti per l'interrogazione di geografia eccetera eccetera", ma il tutto finirebbe col risultare piuttosto stucchevole oltre che decisamente ripetitivo. Partiamo dalle certezze: Thohir non ha alcuna intenzione di cambiare il tecnico semplicemente perché A) Non rientra nella sua filosofia imprenditoriale. B) Al momento non saprebbe a chi affidare la panchina. Ieri sono state organizzate le riunioni numero 32131231 e 32131232 da quando il patron indonesiano è all'Inter. Tutte certamente molto importanti, anche se la sensazione è che "si giochi a organizzare le riunioni senza un vero perché". Gli espertissimi, ieri, hanno sentenziato: "A Mazzarri è stato dato un ultimatum: se non fa risultato nel derby e contro la Roma per lui son dolori". E grazie al kaiser, dico io. Qui con la storia del "Se non fa risultato nelle prossime partite..." si è arrivati a due passi dal panettone con la quasi certezza che il "sistema Inter" sia tutto fuorché un sistema. Il mister se la prende con la pioggia, parte della rosa dà la colpa ai fischi, altri accusano i laser: un sacco di balle insomma.
La realtà è che Thohir rimanda ogni decisione perché non sa bene come ci si deve comportare in certe situazioni: per questo ieri ha chiesto (e ottenuto) udienza a Massimo Moratti (salvo poi non ascoltarlo), per questo spera che grazie a qualche botta di chiappa Mazzarri riesca a vincere le prossime partite così da non dover pensare "oddio, ora mi tocca trovare una soluzione per davvero". L'indonesiano in questo momento è vittima della sua stessa filosofia, di quella "gestione aziendale" che - appunto - è perfetta se sei a capo di un'azienda, non se sei il patron dell'Inter. In azienda non c'è pubblico e nessuno ti fischia, allo stadio sì. Fino a prova contraria, tra l'altro: domenica a San Siro c'erano 27mila spettatori, se si considera che gli abbonati sono circa 30mila significa non solo che nessuno ha pagato il biglietto, ma che 3mila tesserati hanno lucidamente deciso di stare a casa, forse a vedere la partita in tv, forse a vedere "Che tempo che fa?". Pazienza se ci smenavano dei soldi. Questa cosa Thohir (che invece era presente ma aveva la stessa espressione di Signorini intervistato da Fazio proprio a "Che tempo che fa?") non può averla ignorata: senza "interismo" l'Inter muore, anche a costo di affidarsi a Zenga che forse è pronto o forse no, anche a costo di andare contro la logica della "gestione aziendale", anche a costo di "fare il Moratti" che spesso ha sbagliato ma a volte anche no (oh, alla fine Mourinho lo ha scelto lui...).
Il vero problema oggi non sono i risultati che non vengono (o comunque non solo), il vero problema è che il tifoso dell'Inter non sa più a chi rivolgersi: una volta c'erano i senatori, gli amati/odiati argentini, un presidente perennemente abbarbicato al marciapiede della Saras, allenatori magari mal-sopportati ma che non si nascondevano dietro a scuse tipo "piove, campionato ladro". Oggi l'unica parvenza di società è legata al volto del ds Ausilio, il resto sembra non esistere: Fassone è definito dai più "lo juventino", l'allenatore non è stato accettato e solo con un miracolo riuscirà a cambiare le cose; i giocatori dal canto loro non hanno abbastanza esperienza per reggere una simile onda d'urto. Ranocchia, per dire, è un bravo ragazzo, ma al capitano dell'Inter (e ai capitani di tutti i grandi club) si chiede molto più che "giocare bene": devono guidare la nave nella tempesta, devono rassicurare, devono rivoltare lo spogliatoio se è necessario. Questa cosa al momento all'Inter la può fare solo Handanovic, forse neppure lui. Poteva pensarci Cambiasso, ma Cambiasso non c'è più. E Zanetti? Sarebbe il tramite ideale tra spogliatoio e società, ma chi ha il potere di decidere ha scelto di isolarlo. A conti fatti serve una scossa, qualcosa di serio però, perché fa specie vedere che uno dei pochi con gli attributi (anche a costo di esagerare) è il giovine Icardi, quello che l'anno scorso tutti prendevano per il culo perché pensava solo a fare fiki fiki con la Wanda.

Siamo andati parecchio lunghi, ma ci sono ancora un paio di cose da dire.
Anche in casa Milan la situazione non è delle migliori, i problemi ci sono ma quantomeno sono ben mascherati secondo il detto "cuor sereno ciel l'aiuta". Inzaghi, invece, inizia a tradire qualche insicurezza. Per intenderci, dire "Bonera è stato tra i migliori contro la Samp" non significa fare il bene del giocatore, semmai fare incavolare i tifosi che fessi non sono. Il rischio concreto è che alla fine a Milano nasca una nuova figura mitologica, creata appositamente per il derby: mister "Inzarri", metà Inzaghi e metà Mazzarri, un mega-allenatore che predica bene e razzola male; un tecnico impaurito che, forse, avrà il potere di unire le due tifoserie milanesi in un unico interminabile fischio di disapprovazione. La certezza è che per riempire San Siro servirà un miracolo anche perché "poi magari piove" e in quel caso l'"Inzarri" le spara grosse come bocce di Randi Ingerman (per chi se la ricorda).

Chiusura con la megabalotellata messa in pista da mister Conte. Avevamo gradito il suo approccio alla Nazionale, quello secondo cui "la legge è uguale per tutti" e "in Nazionale viene solo chi merita" e tutta un'altra serie di belle parole sbriciolate ieri l'altro. Per carità: è legittimo da parte del Ct provare a ripescare "mister 6 milioni all'anno", ma non nel momento peggiore della sua carriera. Così - ce lo consentirà - viene facile appellarsi al "legittimo sospetto" secondo cui lo sponsor tecnico abbia fatto qualche minima pressione. Ma forse sono solo cattivi pensieri di noialtri giornalisti fetentoni.

E ora basta perché siamo tutti quanti stufi marci e tra l'altro sta per riprendere a piovere. Solo due righe per concedere un abbraccio globale da tutti quanti noi - sarete d'accordo - a Lorenzo Insigne, iellatissimo. Uno ancora più grande ai famigliari di Lorenzo Costantini, il ragazzo della Virtus Lanciano inciampato in una malattia infame e assai poco misericordiosa. Aveva 20 anni, ha lottato come una bestia ferita, non ce l'ha fatta. Certe cose ti fanno venire voglia di cambiare universo (Twitter @FBiasin).


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