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Un giro di vite imposto alla squadra da De Laurentiis e Benitez per riportare il Napoli in alto e i tifosi allo stadio

Laurea in Giurisprudenza, scrittore, giornalista professionista, radiocronista dal 1985 e telecronista Mediaset Premium per le partite del Napoli. Corrispondente di Tuttosport, coordinatore per Piùenne, produce e conduce "Si gonfia la rete"
12.10.2014 00.00 di Raffaele Auriemma   articolo letto 16771 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

La democrazia è controllo e non può esserci libertà vera senza la previsione di una pena. Parliamo di calcio, di quel microcosmo fatto di regole (scritte e non scritte) che talvolta vengono disattese oppure degradate al rango di quelle consuetudini che possono essere rispettate oppure no. Senza buttarla troppo sul giurisprudenziale, va detto che nel Napoli qualcosa è cambiata di recente: nell'attenzione per il dettaglio, nella pressione da tenere nei confronti di una squadra che aveva perso smalto nervoso dopo l'eliminazione dalla Champions. A cominciare dal presidente De Laurentiis, mai così presente a Castelvolturno da quando è diventato proprietario del club, per proseguire con Benitez, finalmente severo com è necessario che sia da quando i risultati non corrispondono alle attese. Con questa delicata "dittatura" la squadra è tornata a fare risultato, eliminando il riposo di metà settimana quando sono previste tre partite in sette giorni oppure con i colloqui individuali e di gruppo sostenuti dal tecnico per tenere alta l'attenzione e cancellare l'errore di quando si disse che "uscire dalla Champions non sarebbe un dramma". Invece lo è stato, perché i calciatori sono esseri umani e vanno in campo con le coordinate che uno gli trasmette. Se gli fai capire che una partita possono pure perderla, stai certo che la perderanno. Ora non più, anche grazie alla disaffezione della platea del San Paolo (8.000 abbonati, mai così pochi da quando c'è al timone De Laurentiis) che ha fatto aprire gli occhi a tutti. Non si scherza con la passione ed è per questo che De Laurentiis, Benitez e pure la squadra hanno dato un giro di vite a quell'andazzo che proprio non poteva proseguire. Da martedì e fino a quando la classifica non avrà restituito dignità al Napoli, i summit a Castelvolturno si susseguiranno, non per creare un clima da tensione continua, bensì per far capire a tutti che il Napoli è interesse comune e che i risultati contano quasi quanto l'impegno che un gruppo profonde durante ogni partita. Ecco, la reazione della squadra azzurra dopo lo svantaggio patito contro il Torino, è stato il giro di boa che ci si attendeva per dire che il peggio è finalmente alle spalle. Vedere la rabbia negli occhi di Callejon, la furia scatenata di Higuain, ma anche la carica che Inler e Gargano sanno dare ai loro compagni stretti in cerchio prima dell'inizio di ogni partita, hanno ridefinito il senso di squadra che sembrava essersi smarrito. Ora sì, sarà più semplice per Benitez impartire le infinite lezioni di tattica di tattica e decidere che nessuno può essere titolare a prescindere. Idem De Laurentiis, che incontrerà un nucleo tornato ad essere solido per dire loro che la società gli è vicino, che la proprietà non li ha abbandonati e li sosterrà ancora, anche se dovessero arrivare altre sconfitte. Magari pure meritate, ma purchè siano arrivate quando gli avversari avranno dimostrato di essere stati superiori al loro impegno. Martedì primo summit tra De Laurentiis, tutta la dirigenza e Rafa Benitez, ovviamente nella sede di Castelvolturno, così che la squadra sappia che ogni attimo si lavora per portare il Napoli alla vittoria. E' questo il nuovo corso che dovrà portare gli azzurri a scalare la classifica del campionato di serie A ed a procedere a tappe forzate anche in Europa League. Questa è la democrazia vera, utile a prendere il posto di quel rilassamento che rischiava di far precipitare il Napoli in un vortice senza ritorno. Dura lex sed lex.

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