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Editoriale

Un sabato indimenticabile, viva l'Atletico Madrid. Il Cholo allevato da noi. E gli scarti della Juve si fanno campioni di Spagna...

Nato a Sassocorvaro il 31 maggio 1939, allievo di Gianni Brera, Severo Boschi, Aldo Bardelli ed Enzo Biagi. Collabora con la Rai come opinionista/editorialista sportivo.
18.05.2014 00.00 di Italo Cucci   articolo letto 34371 volte
© foto di Federico De Luca

Un sabato così non lo dimenticherò. Sfida decisiva di Liga Barcellona-Atletico di Madrid. Tutti pronti a subire una Lezione di Spagnolo, a intraprendere l'ormai classico percorso disfattista all'insegna del "vuoi mettere il calcio di Spagna?". Che in altre occasioni riguarda l'Inghilterra, la Germania, addirittura la Francia. Masochisti, tafazzisti sin verguenza, pronti a gettare nella monnezza un campionato ch'è povero, sì, ma anche per virtù, specchio di un Paese malandato eppur famoso per il risparmio. L'Italia pallonara, capace di piangersi addosso a spese...non fatte, è tuttavia abbastanza rispettosa della crisi che morde milioni di Italiani. La Spagna - di cui parliamo - è stata capace di chiedere alla Banca Centrale Europea centinaia di milioni per...il Real Madrid. La Spagna - che ha le pezze al culo come l'Italia - ha introdotto la partitissima del sabato con questa notizia: Messi ha rinnovato il contratto ottenendo dal Barcellona un ingaggio di venti milioni. Domanda: avete visto come ha bagnato l'evento la mitica Pulce remunerata con quaranta miliardi di vecchie lire? Con un nulla di fatto. Il più ricco fantasma del mondo. E allora viva l'Atletico,"l'unica squadra italiana del campionato spagnolo"(definizione di Carlo Ancelotti) che ha un fatturato equivalente all'ingaggio di Messi, Neymar e un altro paio di pedatori. Viva l'Atletico che non è "italiano" solo per la spending review ma perché gioca come Dio comanda. All'italiana. Simeone lo abbiamo allevato noi, da noi ha imparato come si cura la fase difensiva, come si esalta il contropiede: come si può vincere il torneo dei miliardari non esibendo il fatturato ma un gioco gagliardo, cinico, attento allo spirito di squadra più che alle imprese di solisti del mitra. Al punto che due "scarti" juventini come Diego e Thiago si fanno campioni di Spagna e tentano di farsi anche campioni d'Europa. Dico la verità : con tutto che sono amico (fin dalla sua giovinezza) di Carlo Ancelotti, Gran Maestro di calcio, spero che la Champions la vinca l'Atletico. Così come l'Europa League sfuggita a Napoli e Juve l'ha vinta il Siviglia, altro club che non primeggia nella Classifica del Fatturato, alibi di De Laurentiis e Benitez. Smettiamola, per favore, di dire bischerate. Stimo assai Antonio Conte: ma la sua Juve aveva i mezzi tecnici per battere Copenhagen, Galatasaray e Benfica. Così come il ricco Napoli poteva benissimo battere il Porto e aspirare alla finale di Torino. Insomma, la lezione che ci ha dato l'Europa è questa: il calcio è un gioco (era anche uno sport) che premia non solo la ricchezza ma spesso lavoro e intelligenza. Sul lavoro ci siamo, meno sulla qualità tecnica. Alla quale non possono provvedere solo i fenomeni miliardari come Messi e Neymar ma i maestri come Simeone e Emeri.

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