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  Sì, al centrocampo nerazzurro servono qualità come le sue
  No, non è ha il physique du role per giocare all'Inter
  Sì, pescare tra i migliori giovani italiani è la via giusta
  No, il prezzo chiesto dall'Atalanta è assolutamente fuori mercato
  La Juve alla fine avrà la meglio

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Editoriale

Witsel: il Bonaventura europeo. Thohir: la sindrome El Shaarawy. Allegri: il 2' anno ancora Pirlo via. Cerci-Guarin: sembrano Cassano e Pazzini

Nato a Milano il 10 Maggio 1965; Giornalista Professionista dal 1994. Dopo le esperienze professionali di carta stampata (La Notte e Il Giorno) e televisive (Telelombardia, Telenova, Eurosport), dirige Milan Channel dal 16 Dicembre 1999.
18.07.2015 00.00 di Mauro Suma   articolo letto 79695 volte

Sta accadendo questo fra il Milan e i suoi tifosi: la Società ha offerto 25 mi-lio-ni per Alessio Romagnoli e sogna Zlatan Ibrahimovic. Il Popolo rossonero condivide ma aggiunge: serve ancora qualcosa a centrocampo, ovvero Axel Witsel. Discussioni da grasso che cola rispetto alle estati precedenti, ma a metà del guado fra il Board rossonero e i Social rossoneri i temi sono questi. Possibili punti d'incontro? Difficile. Anche se, dovessero davvero arrivare un giorno (il mercato pesante è rischioso, è il regno della pazienza e dell'incertezza altrimenti non sarebbe tale) sia Romagnoli che Ibra, la cotta per il cigno belga di centrocampo dovrebbe proprio passare. Potrebbe anche accadere che, in assenza di sviluppi concreti per Romagnoli, il Milan e Sinisa potrebbero accantonare il difensore centrale di piede sinistro per virare sull'uomo di peso a centrocampo. Anche se, oggi, la Società, sono valutazioni, fatte apposta per discuterne ma in buona fede, ritiene di aver già operato a sufficienza a centrocampo: consolidato De Jong non più in scadenza, preso Bertolacci pronto subito, ok Jose Mauri per adesso e in prospettiva, recuperato Montolivo. Non dovesse arrivare invece o uno fra Romagnoli e Ibra o nessuno dei due, nel calciomercato nessuno firma cambiali e ci sta tutto e il contrario di tutto, la fame di autorevolezza e ampiezza a centrocampo potrebbe riesplodere nelle fila della gente rossonera. A proposito di Witsel. Sembra il Bonaventura dell'estate 2014. Un anno fa Jack è stato lì, in vetrina tutta l'estate. Tranquilli, è già della Fiorentina. Ma no, va all'Inter. Prendiamolo noi, scrivevano i tifosi rossoneri a Milan Channel. Poi sappiamo come è finita, e per fortuna, l'ultimo giorno di mercato. Witsel, uguale. Sembrava della Juventus, poi il sito belga Sudinfo.be lo dava già sull'aereo per Milano, poi dopo i primi rumors per Vidal l'entourage italiano di Axel si è rimesso in contatto con la Juventus. Ci sarebbe anche il Chelsea. Intanto Witsel, grande giocatore, è lì, tutti lo guardano e nessuno se lo piglia. E a Milan Channel i tifosi rossoneri scrivono per lui le stesse cose che scrivevano un anno fa su Jack.

Il mercato in uscita è l'olio di ricino del mercato. Non eccita i tifosi, non fa sognare, non suscita entusiasmi. Ma senza le uscite, le rose diventano mastodontiche e manca il fluido giusto per programmare i colpi successivi in entrata. Erick Thohir e Walter Sabatini non lo dichiarano, perché il mercato in uscita è così impopolare che non è roba da proclami e non se ne parla sui giornali, ma quanto hanno invidiato Adriano Galliani. Visto? Loro hanno ceduto El Shaarawy e noi no. Loro hanno messo un segno più in uscita importante, mentre i nostri esuberi sono ancora qui. Il discorso è noto per quanto riguarda la Roma, ma è ancor più avvitato e sordido in casa Inter. Fassone e Ausilio hanno preso Kondogbia anche perché erano convinti di essere vicinissimi alla cessione di Kovacic, ma il Liverpool nel frattempo è sparito. A questo punto nei salotti finanziari milanesi si sussurra di un aumento del tasso di interesse, effetto Kondogbia?, dall'8 per cento al 9 per cento a carico dell'Inter verso il presidente Thohir, ma del sussurro non v'è certezza. La sensazione è comunque chiara: senza una grande cessione, Jovetic farà la fine di Zukanovic. Al massimo sliding doors fra Shaqiri e Perisic. A proposito, c'è qualcosa di compulsivo nel rapporto fra Roberto Mancini e il mercato. Li vuole tutti, subito, senza ritegno e li sbologna in men che non si dica: è già accaduto a Podolski, Santon e appunto Shaqiri. Lo stesso presidente Thohir ha avvertito questo: sembra che, ad ogni trattativa, Mancini ponga la questione di fiducia. Vediamo se me lo prendono, dai vediamo, vediamo se è vero che vogliono investire. E questo accade nonostante Miranda, nonostante Murillo, nonostante Montoya e nonosante, soprattutto, la grande prova d'amore che non ha tuttavia saziato Mancini, e cioè proprio Kondogbia. Risultato: Zukanovic alla Sampdoria, Primo segnale al Mancio: i giocatori sono patrimonio del Club, non dell'allenatore.

La simmetria sembra perfetta. Massimiliano Allegri vince lo Scudetto il primo anno al Milan e all'inizio del secondo anno parte Pirlo. Stessa cosa alla Juventus, Scudetto subito e Pirlo via subito dopo. I ricorsi storici raddoppiano, ma le responsabilità aumentano. Il tagliando della Juventus del secondo anno sarà di Allegri e solo di Allegri. Un anno fa, il tecnico di Livorno aveva ricevuto amalgama e certezze dal suo predecessore, adesso tocca a lui. Il calcio, il classico sport in cui due più due non fa mai quattro, un po' come accadeva alle forze politiche del pentapartito che si alleavano alle elezioni per sommare i loro voti e poi regolarmente li perdevano, aspetta al varco Allegri. Una volta che smonti l'ingranaggio perfetto, una volta che contamini la reazione chimica che ha saputo superare ogni forza opposta e contraria, non c'è la garanzia che un pezzo al posto dell'altro la vita riprenda il suo corso. Khedira o Oscar (o Goetze, o Witsel, o chi volete voi) faranno il gol su punizione alla Pirlo quando la partita sembrava finita? Al settimo del primo tempo, senza l' 1-0 Tevez, le partite come saranno per Dybala e Mandzukic? E chi surrogherà il tiro da fuori di Vidal come accadeva nelle gare in cui il resto dell'artiglieria pesante bianconera, tirava il fiato? Tocca ad Allegri rispondere, senza alibi e senza attenuanti. E Antonio Conte è molto curioso.

Milan e Inter. Mercati molto simili. Grande voglia di risalire, Colpi in serie. Ma, curiosamente in entrambi i casi proprio dopo le dichiarazioni del presidente Tavecchio, il ritmo delle entrate si è abbassato. Il Milan aveva bisogno di alzare la media-gol delle punte pure (l'anno scorso Destro, Torres, El Shaaarwy e Pazzini sono arrivati a stento in doppia cifra sommando i gol di tutti e quattro) e lo ha fatto. L'Inter aveva forti problemi in difesa e ci ha lavorato duro. Adesso quella fase di telefonate, tentativi e dichiarazioni tattiche che magari non esaltano i tifosi ma che sono fisiologici nell'economia di tutto un mercato. Dovesse trascinarsi questa fase più a lungo del previsto, Milan e Inter sanno di avere al proprio interno due temi dormienti. Un po' come nell'estate 2012 lo erano, eccome se lo erano, Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini. Il Cassano di oggi sembra essere Alessio Cerci, una volta inseguito da Mancini e perfettamente in grado di fare quello che fa Jovetic, mentre il Pazzini del 2015 potrebbe essere Fredy Guarin, proprio quel centrocampista di spunto e di tiro che molti tifosi rossoneri inseriscono nelle loro mail e nei loro sms alle tv. Vero che Guarin è di proprietà mentre Cerci è in prestito, ma verso fine Agosto per un anno si potrebbe anche provare. A meno che, prima del 26-27 Agosto, non sia accaduto ancora qualcosa d importante. Sia in casa rossonera che in quella nerazzurra.

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