"Giocherà oppure no?...Aspetta e Spehar"
Cari amici e lettori di TuttoHellasVerona.it,
quest'oggi prende il via la nuova rubrica "Volti gialloblù", appuntamento settimanale che cercherà di farvi ricordare la miriade di volti del passato scaligero. Dagli indiscussi campioni di ieri a quei calciatori, come in questo caso, che non hanno inciso nemmeno un po' nella loro avventura in riva all'Adige. Dai grandi allenatori ai "condottieri" durati appena qualche gara. Dai grandi direttori sportivi ai venditori di fumo. Dai grandi dirigenti fino ad arrivarare ai nostri tifosi, ai loro ricordi e alle loro impressioni.
1 - Robert Spehar
Club Bruges, Monaco e prima ancora Crozazia Zagabria e Osijek. Queste le precedenti esperienze del nazionale croato Robert Spehar prima dell'approdo in Veneto alla corte di Prandelli. Ma partiamo dagli inizi...
Le due stagioni in Belgio con la maglia del Club Bruges stregarono i dirigenti gialloblù: 50 presenze condite dalla bellezza di 40 reti. Media gol pazzesca, degna delle prestazioni del più famoso bomber Gunnar Nordhal. Un biglietto da visita di quelli che tutti i direttori sportivi vorrebbero trovare.
Dopo la più che positiva esperienza in terra belga si fece tentare dalle lusinghe del piccolo principato, accettando l'offerta del Monaco. Con attaccanti del calibro di David Trezeguet e Tierry Henry però non fu facile però trovare spazio. Poco spazio, come pochi furono i gol messi a segno, solamente 6 in due stagioni. E allora perché non provare il grande rilancio nell'allora campionato più seguito al mondo? Perché non tentare la fortuna nel Bel Paese? Così nell'estate del '99 eccolo a Verona con l'obiettivo di aiutare l'Hellas a mantenere quella seria A appena conquistata dopo due stagioni di B. Una nuova sfida contro se stesso per cercare di ritrovare quel fiuto del gol che in passato l'aveva reso noto al mondo intero. Spehar a Verona ci arriva e i tifosi gialloblù se ne accorsero subito. Peccato però che il giocatore divenne una star, non per le prodezze e le magie balistiche, bensì per la sua totale estraneità al gioco e per quella pubalgia cronica che lo costrinse a rimanere più in infermeria che sui campi da gioco.
Monaco niente, Verona niente. Spehar ci prova ancora. Questa volta ormai trentenne sbarca in Portogallo, con i biancoverdi a strisce orizzontali dello Sporting di Lisbona. Poca roba. Anzi quasi nulla. Da li in poi sarà un susseguirsi di toccate e fuga: Turchia, ancora Belgio per tornare poi in patria, nella sua amata Croazia. Stavolta cambia qualcosa. Le sue prestazioni tornano sui livelli di Bruges e in due stagioni, meno acciacchi, totalizza 22 reti in 39 gare, niente male per un 33/34enne a fine carriera. L'anno successivo si fa ammaliare dall'offerta cipriota dell'Omonia Nicosia dove disputerà la sua ultima stagione anonima senza lasciare grandi ricordi.
Verona non è solo campioni, vittorie o trionfi. Verona è anche sofferenza, sconfitte brucianti e delusioni. Verona è anche questo: meteore arrivate con grandi prospettive, svanite poi nel nulla come una bolla di sapone.
Robert Spehar, attaccante nato a Osijek classe 1970, verrà ricordato dai tifosi scaligeri più per il suo goliardico soprannome che per le prestazioni sportive. Quel famigerato nomignolo “Aspetta e Spehar”.


