Moby Dick - Juve, è l'ora delle scelte. Centimetri, anarchia e fantasia: gli uomini per un tridente perfetto
Nel mercato che non t'aspetti, quello costruito attorno al circo mediatico di parole vuote, fatte di proclami e ritrattazioni, è possibile intravedere l'effetto di una crisi economica dirompente. Il paese dei presidenti generosi e danarosi, dei Moratti, Cragnotti e Tanzi, è in preda ad una crisi d'identità. Pochi acquisti, pochissimi cash e tutti dilazionati negli anni. Anche, se non soprattutto, a causa delle immense disponibilità finanziarie delle principali squadre europee. Impossibile competere, ad esempio, con l'Arsenal per il bomber Higuain. Bravo sì, per carità. Ma non abbastanza da valere quei trenta milioni, senza alcuna rata spalmata in più anni, offerti da Wenger. A conti fatti, meglio portare a Torino il matador Llorente, preso a costo zero, dirottando le attenzioni su di un attaccante completo.
Non un clone del torero di Pamplona, non un fantasista senza una ideale collocazione tattico nel 4-3-3, o nel 3-5-2 di teutonica memoria, di Conte. Il migliore acquisto possibile sarebbe quello di Jovetic, un nove e mezzo più di un dieci anarchico e spidorato. Un giocatore moderno, completo. Con l'unico difetto di esser reduce da una annata trascorsa fra repentini alti e preoccupanti bassi. Questione di abitudini, non di talento. Difficile poter entrare nella testa di un talento cresciuto a Belgrado, alle pendici di quei Balcani meravigliosi da osservare ed assai difficili da vivere.
In un ideale tridente fatto di centimetri ed anarchia con Vucinic e Llorente, il giovane Stevan si troverebbe a meraviglia. Con buona pace dei detrattori del calcio dell'est, fatto di verticali ascese e repentini vuoti di rendimento. Il talento in fondo è un po' come il mare. Impossibile da recintare, difficile da addomesticare. Con un sergente di ferro come Antonio Conte, capace di recuperare persino il talento a cottimo del sovrano degli svogliati, ovvero Vucinic, l'operazione non appare proibitiva. A determinate condizioni, però. A partire dal prezzo. Per Beppe Marotta, uno che ha riscattato Peluso per la “modica” cifra di cinque milioni, evidentemente, trenta milioni sono troppi.
Meglio spenderne la metà per prelevare Tevez, ventottenne in cerca di un po' di comprensione latina dopo la burrascosa esperienza con la maglia del West Ham e del City. Nessun dubbio sul valore in sé dell'Apache, sulla sua capacità realizzativa. A destare preoccupazioni, semmai, è la concorrenza del Milan. Società che, stando alle ultime sibilline indiscrezioni, si sarebbe accordata con il giocatore in persona nel rispetto dell'antica, e mai desueta, politica del ribasso...
I VIDEO DI ALVISE CAGNAZZO
http://www.youtube.com/user/wlarai?feature=results_main
CHI E' ALVISE CAGNAZZO - Alvise Cagnazzo (1987) è nato a Bergamo e vive a Bari. Giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo, è il più giovane vincitore del premio “Miglior giornalista di Puglia” sezione carta stampata -sport, istituito dall’Odg. È autore dei libri “Tutti zitti, parlano loro”, (2007), “Semplicemente Rafa” (2010) e, “Montero, l’ultimo Guerriero (2010) e, sempre per Bradipolibri, "Antonio Conte, l'ultimo gladiatore" (2011). Ha collaborato con Carlo Nesti. Ha condotto, per centosessantaquattro puntate, il programma televisivo “Parliamo di calcio”, in onda su Rtg Puglia in prima serata. È firma di Calcio2000, mensile nazionale e internazionale fondato da Marino Bartoletti, diffuso in trentadue paesi. Collabora con il giornale “Puglia”, fondato da Mario Gismondi, ex direttore del “Corriere dello Sport”. Collabora con “Il Riformista”. Editorialista per “Tuttojuve.com con la rubrica Moby Dick”. Ha partecipato come opinionista tv a “Quelli che il calcio” su Rai 2 e “La giostra dei Gol” su Rai International.


