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La scheda di Carlo Nesti

Carlo Nesti: "Dopo 9 anni, basta demonizzare solo Moggi!"

08.07.2015 11.59 di Carlo Nesti   articolo letto 30354 volte

Non mi sentirei la coscienza a posto, se non ammettessi un torto, compiuto nei riguardi di Luciano Moggi, quando, in occasione del caso Pulvirenti, scrissi:

"In sostanza, un delirio di onnipotenza, lo stesso che si verificò con Moggi ai tempi di Calciopoli, e cioè la certezza di essere diventati, ormai, intoccabili, e di potere dire e fare certe cose, come se fossero "normali"".

Fin dal 2006, quando mi capitò di assistere alla disgustosa discesa, dal carro dei vincitori, di molti "fedelissimi" del direttore generale della Juventus, sono stato sempre coerente nei giudizi:

"Separiamo l'aspetto professionale da quello comportamentale: per me, Moggi è stato il massimo esperto di calcio degli ultimi 50 anni. Sul piano comportamentale, invece, si è concesso atteggiamenti troppo disinvolti, nei riguardi di persone, che dovevano godere di una assoluta indipendenza".

Con l'espressione "delirio di onnipotenza", ho voluto sintetizzare proprio questo modo di agire. Quello di chi, quando assume molto prestigio, pensa di potere dialogare sullo stesso piano di chi, invece, non dovrebbe essere interpellato, per una questione di conflitto di interessi.

Nell'epoca pre-Calciopoli, era stato frainteso un concetto, in realtà, costruttivo. Ci sono malumori per le decisioni degli arbitri? E allora instauriamo un rapporto più amichevole e sereno, fra le parti, che porti a designazioni condivise. L'eccesso di confidenza indusse i "padroni" a non tenere conto della separazione dei poteri.

Detto ciò, in riferimento a Calciopoli, avrei dovuto parlare di "delirio di onnipotenza" generalizzato, e non solo di Luciano Moggi: ho sbagliato.

In tal senso, io non dimentico un dettaglio, che in troppi hanno sottovalutato. L'8 novembre 2011, presso il Tribunale di Napoli, nona sezione, la presidente Teresa Casoria lesse la sentenza relativa al processo, con le condanne, in primo grado, per Moggi, e diversi altri protagonisti.

A quasi 3 mesi di distanza, arrivarono le motivazioni, in 561 pagine, fra le quali un passaggio inquietante e illuminante:

"Né può essere trascurato il dato del ridimensionamento della portata dell'accusa che deriva dalla parzialità con la quale sono state vagliate le vicende del campionato 2004-2005, per correre dietro soltanto ai misfatti di Moggi, dei quali sono state accertate modalità, quanto alle frodi sportive, al limite della sussistenza del reato di tentativo".

In pratica: 1) Moggi è stato perseguitato, in misura tanto esagerata da trascurare le analoghe "manovre telefoniche" degli altri;

2) Moggi, pur nell'uso di un linguaggio inadeguato, si è soltanto avvicinato al tentativo di alterazione dei risultati, il che significa che questo "tentativo" non esiste;

3) dovevano essere sanzionati, dalla giustizia sportiva, altri soggetti, paragonabili a Moggi, che, al contrario, è rimasto come isolato capro espiatorio.

Ci tengo a chiarire la mia posizione personale, a 2 livelli.

Il primo giuridico: il fatto che la Cassazione abbia optato per la prescrizione, se proprio deve cancellare qualcosa, riporta al primo grado di giudizio, per il quale la condanna di Moggi era poco convincente.

Il secondo sportivo: non esiste al mondo che, dopo la squalifica di 5 anni, sia arrivata la radiazione, perché chiunque, quando ha scontato una pena, ha il diritto di tornare a lavorare.

Chi la pensa diversamente è schiavo del pregiudizio, contro la Juventus e Moggi, e non è degno di essere letto. Vada in pace. Amen.


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