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La scheda di Carlo Nesti

Nesti: "L'ira di Papa Francesco e di Mattarella contro i virus del calcio"

Milan: la Cina è vicina - Juve: risalire il Niagara
27.05.2015 10.06 di Chiara Biondini  Twitter:    articolo letto 33296 volte
Fonte: Carlo Nesti

Papa Francesco contro il teppismo

"Papa Francesco si è espresso così - dice Carlo Nesti, al Direttore della Radio Vaticana Italia Luca Collodi, nella rubrica "Non solo sport" del lunedì, alle 12,35 - "Anche in Italia ci sono stati problemi tra gli ultrà, che non necessariamente lottano per il club. La maggioranza sono mercenari". Le parole del Papa sono assolutamente veritiere, alla luce di una terribile involuzione. Negli anni Sessanta, nacque il tifo organizzato, appoggiato dalle società, che potevano garantirsi un sostegno fedele e continuo, in casa e in trasferta. Prima era un fenomeno folkloristico, di natura tribale, e legato, come si era soliti dire, a "sparute minoranze", destinate a diventare oggi autentici "eserciti". Poi, negli anni Settanta, gli anni di piombo, con la trasformazione dello stadio in piazza sempre più affollata e bollente, allo sport si è mescolato l'estremismo politico. Infine, con la fine delle contrapposizioni ideologiche, è rimasto in piedi un apparato, in grado di stabilire alleanze violente. In pratica, ultras di una squadra coalizzati con ultras di altre squadre, a difesa del territorio-curva, contro le forze dell'ordine, e cioè contro lo Stato, e contro le istituzioni. In questo contesto, quello di ultras è diventato un "mestiere", favorito dal dramma della disoccupazione, ma, più in generale, dal relativismo etico. Infatti, il vuoto di valori associa il povero e il ricco, senza steccati, laddove la malavita abbina il vuoto del portafogli con il vuoto dell'anima".

Calcioscommesse: l'ira del Presidente Mattarella

"La nuova inchiesta sul Calcioscommesse ha interessato la Lega Pro e la Serie D, con 50 fermi e 70 indagati. Devo dire che mi ha colpito la durezza, con la quale il Presidente della Repubblica Mattarella si è espresso a tale proposito: "Il calcio, nel quale mafie di varia natura cercano di modificare il risultato delle partite, e di lucrare sulle scommesse, è una vergogna. Questa metastasi va estirpata con severità e rapidità". Io credo che l'uso di termini, come "vergogna", "metastasi", "severità", "rapidità" e "sottovalutazione", non sia affatto casuale. Da un anno a questa parte, da Ciro Esposito, alle telefonate sul Carpi, fino a striscioni e bombe carta negli stadi, si ha una brutta sensazione. Quella che, ormai, le istituzioni del calcio si siano arrese allo "status quo", e cioè essere impotenti dinanzi all'abdicazione del gioco, che diventa affare, e basta: violenza, business e scommesse stanno sfregiando, in modo irreparabile, il pallone, e non c'è la minima unità di intenti nel reagire a questa invasione di campo".

Milan: la Cina (non comunista, ma capitalista) è vicina

"E' proprio vero che la realtà supera sempre la fantasia. Negli anni Sessanta si diceva "la Cina è vicina", si pensava a Mao Tse Tung, e si prendeva atto dell'incedere travolgente del comunismo, il contrario del capitalismo. Ora, dopo mezzo secolo, se si dice "la Cina è vicina", si pensa, casomai, all'arrivo in Italia di ingenti capitali, che disegnano figure molto più simili a Bill Gates che a Carlo Marx. D'altro canto, non si scappa: il Milan di Berlusconi è il parente povero di quello che ha vinto, con l'imprenditore e con Galliani, 28 trofei dal 1986 in avanti. Esistono perdite di 361 milioni negli ultimi 10 anni, di cui 91 solo nel 2014, con debiti finanziari fino a 247 milioni. La vicenda è diventata, addirittura, un affare di Stato, visto che è coinvolto, in prima persona, Xi Jinping, Segretario Generale del Partito Comunista. E Berlusconi è obbligato ad affidarsi proprio a quel mondo "comunista", che è sempre stato lo spauracchio da agitare, per ragioni ideologiche ed elettorali. E' il serpente, o se preferite, il "biscione", che si mangia la coda, ma, oggi, per sopravvivere, se si rinuncia, purtroppo, ai valori dell'etica, figurarsi se non si può rinunciare alle vecchie, e romantiche, barricate".

La Juve risale le cascate del Niagara
"La Juventus, da sempre, divide l'Italia, senza vie di mezzo: o si ama, o si odia. Tuttavia, piaccia o no, tutti devono trovarsi d'accordo nell'applaudire una autentica risalita delle "cascate del Niagara", perché, appena 9 anni fa, la società era stata annientata da Calciopoli, e retrocessa in Serie B. Quando si dice Juve, si ode sempre, sullo sfondo, l'eco della parola "Fiat". Eppure, in questo caso, vorrei ricordare che il club, agonizzante, ha ricevuto solo 2 iniezioni di capitale, da parte della proprietà: 105 e 120 milioni. Inoltre, è decollato, paradossalmente, nel momento in cui sono stati chiusi i rubinetti, e ha dovuto autogestirsi. Nel 2011, 3 eventi fondamentali: l'avvento di Andrea Agnelli, con gli uomini-mercato Marotta e Paratici, l'avvento di Conte, e l'avvento del Juventus Stadium. Da quel momento, 4 scudetti consecutivi, e una finale di Champions League imminente. Non solo: il fatturato è passato da 150 a oltre 300 milioni, mentre altrove si dilapidava e si precipitava. Insomma: un eccellente esempio di "made in Italy", nel periodo economicamente più difficile del calcio tricolore".

La piccola Sidoti: Messi della marcia

"Annarita Sidoti ci ha lasciato ad appena 45 anni, ma l'esempio di questa marciatrice, alta 1 metro e 50 per 42 chili, va ben oltre i confini del titolo mondiale, conquistato nei Mondiali 1997. Il bello dello sport è che, in tantissime discipline, è altamente democratico, nel senso di premiare gli alti, i bassi, i muscolosi e i longilinei. Basta pensare che i 2 calciatori più prestigiosi del mondo sono: uno, Messi, basso e leggero, e l'altro, Cristiano Ronaldo, alto e scultoreo. Annarita Sidoti aveva fatto del fisico da scricciolo la sua forza, perché l'importante non è confrontarsi con i vantaggi degli altri, ma con se stessi, cercando, giorno per giorno, di migliorarsi, mettendo a frutto, come spiega Gesù, i talenti personali. Il messaggio che trasmettono questi campioni, da Mennea, a Maddaloni, fino alla Sidoti, tutti cresciuti nel Sud Italia, dove, teoricamente, la mancanza di impianti e mezzi scoraggerebbe chiunque, è universale, e vale nella vita quotidiana".

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