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La scheda di Carlo Nesti

Nesti - "Nonsologol" mondiali: le pagine piu' belle da conservare

18.07.2014 18.06 di Chiara Biondini  articolo letto 28531 volte

Sul piano sportivo, la ferocia agonistica di chi non si accontenta di partecipare, ma vuole vincere la Coppa del Mondo, ad ogni costo. Sul piano sociale, la legittima rabbia di chi è consapevole di gigantesche risorse spese non per i bisognosi, ma per gli stadi. In un contesto del genere, non è stato facile trovare pagine edificanti, soprattutto sul piano educativo, da raccontare, staccare e conservare. Io ci ho provato, stando attento non solo all'andamento delle partite, ma anche al resto, giorno per giorno.

12-7-2014 - IL DERBY DEI 2 PAPI - La rubrica si chiude qui. E' stato bello cercare il bello dei Mondiali, e il gioco di parole è voluto, in un periodo brutto della mia vita. Come cogliere i fiori sotto il diluvio, per evitare che la tempesta li pieghi. E fra le cose belle, che voglio immaginare, non può che esserci il confronto fra i 2 Papi: uno argentino e l'altro tedesco. Li voglio pensare bambini, ciascuno con la sua bandierina in mano, come capitava a me, allo stadio, con il papà o con lo zio. I giorni più belli della mia vita. Lasciatemi chiudere così, senza conoscere l'epilogo della finale, che, ai fini della rubrica, non conta nulla. E che il vostro, come il mio "Allenatore", si chiami sempre Gesù!

8-7-2014 - LA SPORTIVITA' NELLA "TRAGEDIA"
Scriviamo il vocabolo "tragedia", come è giusto, fra virgolette. Troppo spesso, infatti, il linguaggio sensazionalistico rende straordinari eventi ordinari. Qui si parla della "tragedia" del Brasile, un paese che si aggrappa al calcio, come al Carnevale, per dimenticare la sconfinata miseria della sua gente. Subire la peggiore umiliazione della storia in casa propria, a un passo dalla Coppa del Mondo, è una atroce realtà, che supera la perversa immaginazione. Ma anche in un mare di lacrime, è bello vedere i tedeschi abbracciare il tecnico rivale Scolari, e scusarsi di avere infierito. Se lo sport è considerato scuola di vita, è perché insegna a vincere con umiltà, e a perdere con dignità.

7-7-2014 - QUANDO LA FOLLIA E' SENTIMENTO Avrebbe voluto giocare Brasile-Germania, nonostante la frattura di una costola, con l'ausilio delle infiltrazioni. Teoricamente, sarebbe stato possibile, ma con un rischio tremendo: all'ennesima botta, la fine della carriera. Sembra una pagina folle, più che una pagina bella, dei Mondiali, ma la inserisco ugualmente fra gli aspetti più edificanti. E' la dimostrazione che resta, e resterà sempre, anche nel calcio business, un valore superiore ai milioni e agli interessi, e cioè il "cuore". Il sogno di Neymar era vincere i Mondiali in Brasile, trascinatore, come Pelè, della Nazionale. Non ci riuscirà sul campo, ma il suo desiderio di immolarsi, per la patria, non è lontano dall'epica bellica, con i suoi leggendari guerrieri.

5-7-2014 - CONSOLARE GLI SCONFITTI Alla fine di Brasile-Colombia, i giocatori di Scolari esultano, anche se un colpo proibito chiude anzitempo i Mondiali di Neymar. Gli avversari cercano di dare un senso all'eliminazione, e uno di loro, il più giovane e il più dotato, James Rodriguez, scoppia a piangere. A quel punto, si avvicinano Julio Cesar e David Ruiz, stelle del Brasile, gli parlano, e lo abbracciano, come se fosse un compagno di squadra. Scena bellissima: da 2 assi arriva l'esempio su come affrontare queste cocenti delusioni. Cosa gli avranno detto? Segreto. Forse gli avranno solo ricordato quanto è giovane, e quanto tempo ha davanti per riscattarsi. In ogni caso, quando stai male, certe parole restano impresse per sempre.

1-7-2014 - IL RI-MORSO DI SUAREZ Alla buon'ora, arriva il ri-morso di Suarez. Attenzione! Non voglio alludere a un secondo morso, da parte del cannibalesco bomber uruguayano, ma al pentimento e alle scuse. A questo lieto fine si è arrivati, passando attraverso una fase in cui l'attaccante ha detto di avere solo appoggiato la bocca, cadendo, sul corpo di Chiellini. Insomma: non è che siano state proprio scuse immediate, ma, a caval donato... Qualcuno, in ogni caso, non ci ha messo una pietra sopra. Enrico Campari, un italiano che costruisce parastinchi per i campioni da 20 anni, decide di rinunciare a un cliente facoltoso, pur di non restare legato a un professionista anti-sportivo. La sensibilità va oltre gli interessi.

27-6-2014 - IL PERDONO DI CHIELLINI "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori". Nel Padre Nostro, il perdono del prossimo è indicato come la chiave essenziale per sperare di essere perdonati da Dio. Giorgio Chiellini, in campo, è un "gladiatore", e spesso il suo agonismo sconfina nei falli. Ma è, innanzitutto, uno sportivo leale, e, dopo la lunga squalifica inflitta al "cannibale" Suarez, perdona il rivale, e considera la punizione troppo severa. Se, nella vita di ogni giorno, dopo un litigio, scattassero la sanzione della legge, e il perdono della vittima, si compirebbe un passo decisivo verso un mondo più giusto e umano. Il "terzo tempo" del rubgy, in questo senso, è un momento molto educativo, che non deve passare inosservato.

25-6-2014 - LA CORRETTEZZA DI CAVANI Edison Cavani è un Atleta di Cristo, al pari di Kakà e Legrottaglie. Giocando a calcio, non è sempre facile agire come vorrebbe Gesù, perché l'agonismo induce a malaugurati eccessi. Durante Italia-Uruguay-Italia, ad esempio, abbiamo assistito a scene disgustose, tipo il morso di Suarez a Chiellini. Cavani, alla fine della "battaglia", è stato coerente con la Fede. Mentre i suoi compagni festeggiavano, si è avvicinato alla panchina italiana, e ha consolato, ad uno ad uno, gli azzurri. Occorre sempre ricordare che tutti i contendenti cercano la stessa cosa: la gioia della vittoria. Così, è più facile considerare gli avversari colleghi da affrontare, e non "nemici" da odiare.

22-6-2014 - LA GENEROSITA' DI MUNTARI Una decisione forse bizzarra, in quanto episodica, ma significativa, in quanto non legata ad alcuna campagna promozionale. Sulley Muntari, il giocatore del Milan e della Nazionale ghanese, chiede un permesso speciale al suo allenatore Appiah, per realizzare un desiderio: aiutare i più bisognosi nei quartieri poveri del Brasile, regalando soldi. E così, il centrocampista si reca nella favela di Maceiò, con una mazzetta di banconote in mano, distribuendole fra le persone, che si avvicinano. Non sono certamente i gesti estemporanei a risolvere i problemi. Ma, intanto, la notizia fa il giro del mondo, e getta un seme di generosità ed emulazione, contro l'indifferenza.

21-6-2014 - L'EROE AL SERVIZIO DI SUAREZ L'eroe dell'Uruguay non è soltanto Luis Suarez, il bomber che ha annientato l'Inghilterra, ma anche, e soprattutto, Walter Ferreira. Si tratta del kinefisiologo, al seguito della Nazionale sudamericana, che è volato in Brasile, proprio per curare l'attaccante, reduce da una operazione al menisco. Lo ha fatto, nonostante soffra di una forma di cancro, e ha interrotto le cure per raggiungere la Celeste. Suarez, dopo i gol contro gli inglesi, è corso ad abbracciarlo: "Dedico entrambe le reti a lui, dopo tutto quello che ha dato per me". Così, Ferreira ha messo da parte la malattia, per servire l'attaccante del Liverpool, prossimo rivale della Nazionale azzurra: "Se l'è meritato, perché ha lavorato duramente".

19-6-2014 - TIFARE NELLA FORESTA La tecnologia, se usata a fin di bene, è una risorsa formidabile, in grado di cambiare i rapporti fra le persone. In Amazzonia, abitano gli "ultimi" del Vangelo, e cioè le tribù dimenticate (o risparmiate?) dalla modernità. Viene diffusa, in questi giorni, la fotografia proprio di una tribù, gli Omagua, che abita a 80 chilometri da Manaus. Grazie a un computer, la popolazione può assistere alle partite del Brasile, e tifare per la Nazionale di Scolari. Chissà mai cosa pensano i bambini di quel mondo dorato? Meglio la semplicità primitiva, o meglio tentare di raggiungerlo? Per ora, sappiamo solo che incanta Neymar, forse perché la sua fantasia ricorda la loro selvaggia libertà.

17-6-2014 - IL CAPITANO CRISTIANO DELL'IRAN Alla vigilia della partenza per il Brasile, il presidente Rouhani si era ben guardato dal salutare la Nazionale dell'Iran. Il calcio, infatti, è considerato "oppio dei popoli", motivo di aggregazione non gradita fra le persone. Dopo il pareggio contro la Nigeria, alla faccia di questo atteggiamento, c'è una parte del paese in festa. Il capitano, migliore in campo contro gli africani, è un cristiano: Andranik Eskandarian, appartenente alla minoranza armena di religione ortodossa. Insomma: un altro miracolo dello sport, specialista nell'abbattimento di qualsiasi barriera. Piccoli passi per gli uomini, ma grandi passi per l'umanità, come verrebbe da scrivere, in romantica chiave "lunare".

15-6-2014 - DARMIAN: L'ASSO DELL'ORATORIO A Rescaldina, in provincia di Milano, c'è un oratorio, dove si impara a pregare, e anche a giocare a calcio. Un tempo, era una situazione abituale, mentre oggi, quando ce ne sarebbe tanto bisogno, in un mondo secolarizzato, non più. Uno degli ultimi assi, cresciuti in un oratorio, si chiama Matteo Darmian, la rivelazione azzurra dei Mondiali. A 10 anni, furono in 4 di quel campo a essere provati dal Milan, e solo Matteo riuscì a convincere gli osservatori. L'aspetto umano più bello della vicenda è che Darmian è rimasto in contatto continuo con gli altri 3 ragazzi. Il primo lavora nel ramo manutenzione caldaie, il secondo studia ancora, e il terzo ha già una famiglia, con un figlio.

15-6-2014 - TORNA A CASA UN "CAMPIONE" Durante la partita fra Italia e Inghilterra, tutti siamo rimasti con il fiato sospeso, dopo il pareggio britannico, perché non si capiva chi stesse male davanti alla panchina dei nostri avversari. L'allenatore? Un giocatore? Dopo molti minuti, è giunta la notizia che si trattava del fisioterapista Gary Lewin, ricaduto male su una bottiglia, dopo un salto di esultanza. Ora, purtroppo, si deve rassegnare a tornare a casa, per essere operato, ma è importante ricordare un episodio, che lo ha reso "stoico", al bivio fra la vita e la morte. Nel 2007, infatti, fu lui a salvare Terry, celebre difensore, dopo un drammatico scontro con Diaby. L'immediatezza del suo intervento, infatti, fu decisiva.

13-6-2014 - IL TATUAGGIO DI THIAGO SILVA Thiago Silva, capitano del Brasile, uno dei più forti difensori centrali del mondo, ha un tatuaggio sul braccio destro: "Non posseggo il mondo, ma sono il figlio di chi lo possiede". Personalmente, ritengo pericoloso tatuarsi, non per motivi fisici o estetici, ma perché ogni uomo deve concedersi il diritto di cambiare idea su qualsiasi cosa. La Fede, spesso, è l'espressione spirituale che soffre meno di trasformazioni, per cui il giocatore può permettersi quello "slogan", sapendo che è incancellabile. L'importante è che serva come "pro memoria" per comportarsi sempre di conseguenza, e cioè con coerenza, secondo il Vangelo, senza che resti una forma di esibizionismo superficiale.

12-6-2014 - CALCIO D'INIZIO DI UN PARAPLEGICO E' un giovane paraplegico a dare il simbolico calcio d'inizio dei Mondiali. E, se questo è possibile, lo si deve a un miracolo della scienza, firmato Miguel Nicolelis. E' l'ideatore, infatti, di un eso-scheletro, che, consente a una persona, con gli arti inferiori paralizzati da una lesione totale del midollo osseo, di camminare. Gli impulsi partono direttamente dal cervello, ed è l'aspetto più stupefacente dell'invenzione. Ora, la speranza è che sia lo sport ad aprire una nuova strada, sulla scia delle protesi di Pistorius. Da questo mondo, infatti, scaturisce spesso l'abbattimento di qualsiasi barriera, da quelle razziali a quelle fisiche, con benefici per l'intera umanità.

12-6-2014 - EDUARDO CANTA 2 INNI La mamma di Eduardo Alves da Silva, per tutti Eduardo, nato a Rio De Janeiro, ma naturalizzato croato dal 2002, lo aveva promesso: "Mio figlio, il 12 giugno, canterà entrambi gli inni nazionali". Non c'è nulla da scandalizzarsi, se si custodiscono 2 "patrie" nell'anima. La Dinamo Zagabria, infatti, lo prelevò da una favela all'età di 16 anni, per cui il giocatore deve una eterna gratitudine alla Croazia. Di lì, ha spiccato il volo, giocando nell'Arsenal e nello Shakhtar Donetsk. Non lo ha fermato neppure un gravissimo infortunio, riportato nel 2008: la frattura scomposta di tibia e perone. Evidentemente, chi cresce in una favela ha una capacità di sopportazione fuori dal comune.

11-6-2014 - NEYMAR PROTEGGE UN INVASORE Un siparietto che fa il giro del mondo: da un lato Bernardo, 8 anni; dall'altro Neymar, il campionissimo. Durante una seduta d'allenamento del Brasile, il baby tifoso invade il campo, ma viene subito fermato dalla security. L'attaccante del Barcellona, distante qualche metro, si accorge dell'accaduto, stoppa la guardia, e prende in custodia il bambino. Poi, lo porta fra i compagni: tra foto e strette di mano, il pomeriggio diventa indimenticabile, e non solo per Bernardo. In Italia, soprattutto, il calcio è diventato un mondo "blindato", per esigenze di sicurezza, ma anche per motivi, a volte, irragionevoli. Guai a considerare solo lo sterminato pubblico televisivo, e non quello fisico!

10-6-2014 - GERMANIA PER I BAMBINI Il presidente della Federazione tedesca Niersbach, e della Lega tedesca Rauball si recano nell'area di San Paolo, per portare Euro 15 mila a un centro di accoglienza per l'infanzia disagiata. Da tempo, il calcio tedesco ha preso in affidamento la struttura, insieme con la compagnia di bandiera, e stavolta c'è un tetto da riparare. Si tratta di uno dei 15 progetti sociali sparsi per il mondo, il più antico dei quali è un orfanotrofio a Queretaro, scoperto durante i Mondiali 1986. Erano tempi in cui, in Messico, si temeva la rivoluzione, a causa della spaventosa povertà della gente. Chiunque avesse occhi per vedere, e cuore per sentire, si sarebbe accorto di certe atrocità.

8-6-2014 - PARASTINCHI PER I DEFRIBILLATORI Artigianato tecnologico italiano alla ribalta. La matita di Valerio Marini, collaboratore de "La Gazzetta dello Sport", disegna nei modi più suggestivi i parastinchi dei campioni, partecipanti ai Mondiali. Per Buffon, c'è Superman. Per Chiellini, King Kong. Per De Rossi, un gladiatore. Dopo la manifestazione, avverrà un'asta benefica, nel sito Charity Stars, e il ricavato andrà a Live Onlus, che dona defribillatori a strutture sportivo-scolastiche improvvisate. Il business dei parastinchi è evidente, nel senso che sono destinati a essere messi in commercio per chiunque. E' anche giusto, però, sottolineare il nobile intento, perché la cassa di risonanza del calcio può fare tanto.

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