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La scheda di Carlo Nesti

Nesti: "Parma: ma chi è Manenti? - Italia a rischio di "crack" "

04.03.2015 09.47 di Chiara Biondini  Twitter:    articolo letto 16567 volte
Fonte: Carlo Nesti

Mondiali d'inverno in Qatar

"Sui Mondiali in Qatar - dice Carlo Nesti, al Direttore della Radio Vaticana Italia Luca Collodi, nella rubrica "Non solo sport" del lunedì, alle 12,35 – si è arrivati ad una soluzione per esclusione, in modo da evitare il caldo torrido estivo, e cioè novembre-dicembre 2022. E' stata bocciata, infatti, l'idea di disputare la competizione in aprile-maggio, periodo preferito dai club europei, per la concomitanza con il Ramadan. Gennaio e febbraio, invece, sono stati scartati per la sovrapposizione con le Olimpiadi Invernali. Si è espressa a favore l'Uefa, con una formula, che sarebbe più breve, rispetto a quella consueta. Contrarie la Premier League inglese, e l'associazione dei club. Io credo che, in questo periodo storico così delicato, debbano convergere 3 realtà: la prima è che l'Occidente è in crisi economica, e ha bisogno di essere aiutato; la seconda è che non ha più senso un pianeta, diviso da barriere razziali o ideologiche; la terza è che dobbiamo cercare, a tutti i costi, un dialogo con il mondo arabo, e in particolare islamico. Quindi, ben venga il Qatar, ma ad una condizione: non perdere mai le nostre radici, quando intervengono grandi sponsorizzazioni. Penso, soprattutto, al Real Madrid in Spagna, e al Milan in Italia. Inoltre, occorre cogliere l'occasione per confrontarsi, attraverso lo sport, sui diritti umani, quando vengono calpestati".

Grecia: calcio chiuso per violenza
"La sospensione del calcio greco è inevitabile, perché è la terza volta, in una sola stagione, che si rende necessaria una interruzione. Francesco Totti, che dopo Roma-Feyenoord aveva prospettato una soluzione analoga in Italia, non parla affatto a vanvera. Se ci si potesse distanziare dalla Terra nel tempo e nello spazio, e diventare "astronauti del pensiero distaccato", arriveremmo alla conclusione, che segue. L'aggressività, come espressione del male insito nell'uomo, è sempre esistita, ma le guerre, per secoli, hanno rappresentato una sorta di "bucato dei popoli", che hanno sfogato, con milioni di morti, la parte peggiore di loro. Nella nostra parte di mondo, le guerre mancano da oltre mezzo secolo, e nel vuoto dei valori di riferimento della Fede, delle ideologie, e della sicurezza economica, che prima frenavano certe pulsioni, lo stadio, come un tempo la piazza, con l'amplificazione mediatica, soddisfa 2 terribili esigenze: la ribellione e l'esibizionismo ("Io sono, in quanto reagisco al malessere psicologico e sociale, provoco danni, e, intanto, mi faccio vedere da tutti"). In questo senso, non vedo differenze, se non la gravità dei fatti, fra la Grecia e altri paesi".

Il caso patetico del Parma
Il Parma ha già 8 milioni di debiti, nei riguardi della Lega di Serie A, per cui diventa difficile immaginare che la Lega stessa venga in soccorso della società emiliana per salvarla. Il presidente Beretta ha aperto uno spiraglio di lice, che mi auguro sia sincero. Una cosa, però, è certa: vada come vada a Parma, occorre in futuro mettere in preventivo, come negli Stati Uniti, situazioni del genere, e studiare dei "paracadute", perché tutti si adoperino, autotassandosi, per garantire la regolarità del campionato. Sicuramente, fanno simpatia e tenerezza gli oltre 1000 tifosi, che hanno invaso il Centro Sportivo di Collecchio, per manifestare la loro vicinanza a Donadoni e ai giocatori, in assenza di partite. Meno simpatia e tenerezza, quelli che hanno aggredito il presidente Giampietro Manenti. Al di là della violenza, che non dovrebbe mai fare parte di una contestazione, questi tifosi hanno motivi validi, come anche il sindaco Federico Pizzarotti, nel chiedersi chi sia il personaggio, che ha in mano la società. L'ipotesi del bluff è consistente, a fronte di chi vanta ben Euro 1900 di multe automobilistiche da pagare, e poi millanta, probabilmente, ricchezze in arrivo. Sono 2 circostanze in grottesca contrapposizione: insolvenza finanziaria, e disponibilità finanziaria".

Il "crack" del calcio italiano?
"La tensione dei dirigenti, dall'estate infuocata per l'elezione del presidente federale, alle dichiarazioni telefoniche di Lotito, fino alla lenta agonia del Parma, mettono a fuoco un periodo difficilissimo per il nostro calcio. Abbiamo capito di avere sbagliato, ma ci vuole molto tempo per mettersi sulla strada giusta, e non si sa cosa accadrà in questo periodo medio-lungo. Intendo dire che si è compreso come sia finito il sistema all'italiana, gravato, non dimentichiamolo, da una pressione fiscale esagerata: il 50%. Sistema, che era un mix di mecenatismo patriarcale (Agnelli-Moratti-Berlusconi), di introiti televisivi addirittura oltre il 50% delle entrate complessive, e di ingaggi per i giocatori addirittura al 70% delle uscite complessive. Si è anche compreso come la salvezza siano, innanzitutto, le riforme, e una importante c'è stata il 20 novembre, con rose ridotte a 25 giocatori, e protezione dei settori giovanili. Quindi, gli stadi di proprietà, ma una sola società, sui nuovi impianti, si è mossa per tempo, e, non a caso, ha vinto 3 scudetti consecutivi, e cioè la Juventus. Il pericolo più grave è che si registri una netta frattura fra tifosi e dirigenti, nel senso che i tifosi, abituati a campioni e vittorie, faticano nel capire le nuove logiche del risparmio. I dirigenti, per contro, hanno paura di esporsi al ricatto degli ultras, per cui sono portati ancora all'acquisto straniero ad effetto, piuttosto che al vivaio e alla programmazione".

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