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Le meteore

Alvise Zago, la grande promessa spezzata dalla sfortuna

01.11.2014 08.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 77729 volte
© foto di Alessio Bert

Il talento da solo non basta, se la fortuna non è dalla tua parte. Basti vedere qualche calciatore dal piede "scostumato", ma dalla bacheca piena di trofei prestigiosi. Piedi che nel caso di Alvise Zago erano finisssimi, tanto da fargli bruciare le tappe in Serie A. Almeno fino a quando la fortuna non gli ha voltato le spalle.

Nato a Rivoli il 20 agosto 1969, Zago è un figlio del Filadelfia, che negli anni '80 era la fucina di talenti per eccellenza. Dal vivaio florido di quel Torino uscirono giocatori come Christian Vieri, Gigi Lentini, Diego Fuser e Roberto Cravero, per fare qualche esempio.

Talento cristallino nel centrocampo dei giovani granata di Sergio Vatta viene consegnato nelle mani di Gigi Radice, tecnico dell'ultimo scudetto del Toro non si fa problemi a lanciarlo immediatamente titolare in prima squadra. E' l'estate del 1988 e Zago strabilia tutti per tecnica, visione e personalità, tanto da reggere la pesante maglia numero 10. A 19 anni ha in mano il Torino ed è titolare dell'Under 21 di Cesare Maldini.

In girone d'andata tribolato per i granata, Zago è la vera nota lieta e si toglie la soddisfazione a dicembre di segnare il primo gol, al vecchio Comunale (oggi Olimpico) contro il Verona: uno splendido stacco di testa proprio la curva Maratona: indelebile l'immagine della corsa del ragazzo, pazzo di gioia, verso i propri tifosi.

Tutto cambia nel giro di un mese: alla prima di ritorno il Torino gioca a Marassi contro la Sampdoria e dopo soli 2 minuti di gioco proprio Zago porta avanti i granata, che subiranno però una pesante rimonta. Il 5-1 finale per la Samp non sarà la cosa peggiore di quel pomeriggio: al quarto d'ora di gioco Zago, in uno scontro aereo con lo spagnolo Vicor Muñoz nel cadere a terra si rompe i legamenti del ginocchio destro. In quel momento non solo finisce la stagione del talentino granata, ma di fatto anche la carriera ad alti livelli. Per la cronaca quella era la partita numero 17 in Serie A di Zago (a proposito di sfortuna).

A differenza di oggi nel 1989 i progressi della chirurgia non erano tali da riconsegnare un giocatore agli standard abituali. Il calvario di Zago durò un anno e mezzo. Al ritorno il Torino lo mandò in prestito in B, al Pescara, nel tentativo di recuperarlo. Un'altra stagione in prestito in B, al Pisa prima del ritorno al Torino, anche se nulla era più come prima. La cessione al Bologna in C1 nel 1993 fu il segnale di resa dei granata e per Zago l'inizio di un girovagare che lo ha portato a vestire le maglie di Nola, Saronno, Varese, Seregno e Meda. Prima di chiudere la sua carriera nella sua Rivoli, in Eccellenza.

Oggi, a 45 anni, Alvise Zago non ha lasciato il mondo del calcio e insegna ai ragazzini. In un'intervista di qualche anno fa ha spiegato che, nonostante tutto: "Quando il calcio ce l'hai nel sangue, non puoi più farne a meno".

Resta una sensazione di amaro per quello che poteva essere uno dei talenti più brillanti del nostro panorama calcistico. Tratto dal film Match Point di Woody Allen: "Chi disse: 'Preferisco avere fortuna che talento' percepì l'essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po' di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde".


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