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Le meteore

Asanovic, il genio mancato di Napoli

29.11.2012 07.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:   articolo letto 23031 volte
© foto di Vincenzo Balzano

Las stagione 1997/98 verrà ricordata dai tifosi del Napoli come un incubo: squadra straultima, una girandola di allenatori da far impressione e altrettanti giocatori ad avvicendarsi. In tema di meteore quel Napoli ne regalerà a iosa: da Prunier a Pedros, da Stojak a Calderon ad Aljosa Asanovic. Proprio di quest'ultimo parleremo. Fra tutti i personaggi nominati il croato era quello che aveva creato più aspettative essendo quello dal curriculum migliore. Non arriva certo all'apice della carriera, visto che ha già 32 anni e il meglio l'ha già dato. Però è ancora un nazionale croato e ambisce ai mondiali che nel giugno del 1998 vedranno la sua Nazionale partecipare per la prima volta. Il calcio internazionale l'aveva abbondantemente masticato, fra calcio francese (Metz, Cannes, Montpellier), spagnolo (Valladolid) e inglese (Derby County), la classe non gli manca, la visione di gioco neppure. Calcia bene le punizioni, può giocare centrale di centrocampo o mezzo sinistro ed è un leader. Arriva a campionato in corso a dare una mano a una squadra già ultima e in crisi, che ha già mandato via due allenatori (Mutti e Mazzone) e che cerca una scossa con Giovanni Galeone. Si presenta carico, co la benedizione del nuovo tecnico che lo segue da anni. I guai fisici lo fermano per un po', poi l'esordio incubo il 21 dicembre 1997, a Genova contro la Sampdoria: finirà 6-3 per i blucerchiati. Ma Galeone punta ad occhi chiusi su di lui e in ogni caso nella mediocrità generale della squadra uno come lui può fare la differenza: niente da fare, delle sue prestazioni dal primo minuto in nessuna il Napoli riesce a vincere. Lo fa, ironia del destino, quasi subito dopo che parte dalla panchina, in una serata di febbraio col Vicenza. A situazione compromessa Asanovic capisce che è inutile forzare troppo e che è meglio sfruttare i mesi restanti come allenamenti di preparazione al mondiale che sta per arrivare. E così sarà: del campionato non gli importa più nulla, nonostante qualche gettone, in allenamento basa la sua preparazione solo ed esclusivamente per giugno. Galeone non c'è più, arriva Montefusco in panchina ma poco cambia per il croato che ormai ha una cosa sola in testa. E mentre il Napoli chiude la stagione con il minimo dei punti mai fatti in A nella storia del club, Aljosa vola in Francia e gioca 7 partite in un mese, tra l'altro alla grande contribuendo allo storico terzo posto della Nazionale. In barba a quanto visto nei sei mesi precedenti a Napoli. Inutile dire che quella sarà la sua unica stagione in Italia. Da lì tappe in Grecia, Austria e Australia, prima di chiudere la carriera a casa, nel club che l'ha lanciato: l'Hajduk Spalato.

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