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Le meteore

Bogarde, come vincere nei grandi team senza talento. Eccetto che nel Milan

26.10.2012 07.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:   articolo letto 24244 volte

Come giocare (e vincere) nelle più grandi squadre d'Europa senza avere particolare talento (eufemismo). Ci potrebbe scrivere un libro per svelare il segreto della sua carriera, Winston Bogarde, capace di indossare le maglie di Ajax, Milan, Barcellona e Chelsea. Eppure non verrà mai ricordato come difensore di classe, men che meno a Milano. E dire che il Milan una fregatura l'aveva presa appena un anno prima, quando nel pacchetto Davids dovette prendere il "pacco" Reiziger. Una stagione che si rivelerà la peggiore dell'era Berlusconi. Eppure, non contenti, in via Turati ci riprovano l'estate 1997. Piace Patrick Kluivert, che due anni prima punì i rossoneri nella finale di Champions. Il Milan lo prenota e lo porta a casa, a condizione che venga preso anche Winston "Bum Bum" Bogarde. E sono subito equivoci. Perché sarebbe un terzino sinistro e lì c'è il migliore del mondo, Paolo Maldini. Non bastasse era stato appena preso Christian Ziege. Per Bogarde non resta che adattarsi sulla corsia destra, tanto che indosserà la maglia numero 2. Peccato che il destro lo usi in qualsiasi modo fuorché per calciare un pallone e Capello capisce che sarebbe meglio, o meno peggio, piazzarlo in mezzo. Il pre-campionato dà indicazioni chiare: il giocatore non convince, sembra inadeguato. Tuttavia l'entusiasmo generale dovuto al restyling della squadra, che sembra dover spaccare il mondo, rende il mancato ambientamento di Bogarde un fatto marginale. Inizia la stagione e le gerarchie sono chiare: Bogarde in panchina. L'esordio alla seconda giornata, contro la Lazio. Entra al 65', poi entra a partita in corso a Udine ed è lì che compromette la sua avventura in rossonero: Kluivert porta in vantaggio i suoi, Bierhoff pareggia, poi incredibilmente Bogarde, palla al piede, decide di effettuare un retropassaggio per il portiere, non accorgendosi che tra lui e Taibi c'era Bierhoff. Il tedesco riceve incredulo il pallone dall'olandese, entra in area e segna il gol della vittoria. È il primo di una lunga serie di ko per quel Milan, che bisserà la stagione da dimenticare dell'anno prima. Per lui c'è ancora una presenza, in coppa Italia, ma è sufficiente. Il Milan va già male, sarebbe masochistico schierarlo ancora. Viene messo alla porta e dove va uno che fallisce in una grande? Ti aspetti un passo indietro e invece lo prende il Barcellona. Incredibile ma vero e come con Reiziger, in Catalogna c'è qualcuno che lo apprezza: Louis van Gaal. Scelta opinabile, ma intanto quel Barcellona vince il campionato per ben due volte, anche se in un'occasione mette piede in campo soltanto una volta. Chiuso il ciclo vincente in blaugrana e raggiunti i 30 ti aspetti almeno lì un passo indietro in carriera, invece eccolo approdare in Premier League al Chelsea. Riesce a resistere 4 anni quasi mai giocando e prendendo il suo lauto stipendio. In compenso è soggetto alle ironie della non certo tenera stampa inglese. Chiude nel 2004 col Chelsea che non gli rinnova il contratto e, anzi, cerca di liberarsene prima (invano) declassandolo nella squadra riserve. Tirate le somme in bacheca Winston Bogarde può sfoggiare 2 campionati olandesi, 2 spagnoli, una coppa del Re, una Champions League, un'Intercontinentale e due Supercoppe Europee. Alla faccia dei fior di campioni che nonostante un talento infinitamente superiore non vinceranno nemmeno la metà di questi trofei.


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