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Le meteore

Caraballo, meglio perderlo che trovarlo

24.08.2013 06.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:   articolo letto 46407 volte
Il grande Romeo Anconetani

Negli anni '80 frequentava la Serie A il Pisa. All'epoca il presidente era Romeo Anconetani, personaggio vulcanico ma allo stesso tempo grande competente, bravissimo a scovare talenti all'estero come Bergreen, Kieft, Simeone, Chamot. Capita, però, di prendere qualche abbaglio ed è quello che succede nel 1982 quando a Pisa sbarca Jorge Caraballo.

In realtà il giocatore non è un acquisto di Romeo Anconetani, bensì del figlio Adolfo, che viene spedito in Uruguay alla ricerca di un giocatore che potesse dare maggior spessore alla squadra, tornata in Serie A dopo 15 anni. Caraballo gioca nel Danubio, ha 23 anni e un ottima stazza fisica. Gioca come regista e nella partita che Anconetani Jr visiona convince. Da Pisa arriva il placet per l'acquisto del giocatore che, appena atterrato in Italia, si trova sommerso da una folla di tifosi entusiasti. D'altronde le frontiere sono state riaperte solo da 2 anni e il fascino dello straniero era molto più forte di allora.

Sarà proprio per l'entusiasmo della città che Caraballo durante la presentazione si lancia in un paragone a dir poco coraggioso: "Sarò il vostro Schiaffino" dichiara. Al di là dell'esuberante affermazione Caraballo in realtà un ragazzo chiuso, poco propenso a socializzare, che mostra evidenti difficoltà di ambientamento in un nuovo paese. Non esce mai di casa, rimanendo solo con la moglie.

Il mancato ambientamento e un incedere esageratamente lento lo tagliano praticamente fuori squadra dopo poco, nonostante i buoni mezzi tecnici e fisici. Il tecnico Luis Vinicio ha bisogno di giocatori molto più dinamici e si rende conto che questo non lo può ottenere da Caraballo. Il giocatore, dal canto suo, vive malissimo la situazione. In una partita contro il Napoli il tecnico lo toglie e lui scoppia in lacrime, minacciando di andar via. Minacce che diventeranno fatti nel bel mezzo del campionato: Caraballo accusa un problema fisico e non viene convocato dal tecnico per la domenica. Alla ripresa degli allenamenti il giocatore non si presenta e nessuno riesce a rintracciarlo. Il telefono di casa, nell'era pre-cellulare, squilla a vuoto e la situazione fa insospettire i dirigenti pisani, tanto da portarli a cercarlo direttamente a casa, della quale la famiglia Anconetani aveva un mazzo di chiavi. Entrano nell'abitazione e, sorpresa, Caballero non c'è più! Tutto svuotato, ad eccezione di piccioni, polli e conigli lasciati in terrazzo.

Nei pochi mesi rimasti a Pisa Caraballo era diventato un vero e proprio oggetto di scherno, da parte di una piazza che si era stufata di arrabbiarsi per le sue prestazioni, definite dallo stesso presidente Romeo Anconetani, come "oscene". In compenso l'esperienza di Caraballo fu talmente negativa da farsi ricordare ancora a distanza di trent'anni si dice: "A Caraballo meglio perdillo he trovallo". In una parola: immortale.


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