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Le meteore

Casanova, il primo flop del secolo

27.04.2009 00.00 di Germano D'Ambrosio   articolo letto 51065 volte
Casanova, il primo flop del secolo

Fosse diventato famoso in Italia, con un cognome così, sarebbe stato un continuo tripudio di gag e battutine. Per non rischiare di diventare una "macchietta", Jorge Casanova ha ben pensato di effettuare solo una fugace apparizione nel nostro campionato, a Lecce e a Ravenna, non lasciando tracce particolarmente visibili. Eppure senza di lui non avremmo mai conosciuto Giacomazzi....

Jorge Daniel Casanova nasce il 26 luglio 1976 nella cittadina uruguaiana di Sauce, poco distante da Montevideo. All'età di cinque anni fa già parte della scuola calcio dell'Artigas (club che prende il nome da José Gervasio Artigas, eroe nazionale, il quale trascorse proprio a Sauce la sua adolescenza), sognando di diventare un attaccante. Fino ai quindici anni riesce a portare avanti parallelamente i suoi studi e l'attività di calciatore; dopodiché abbandona del tutto i libri, e prova a fare del pallone il suo principale strumento di lavoro. Effettua provini con diversi club di Montevideo - tra cui Danubio e Nacional -, e alla fine riesce ad entrare nelle giovanili del Bella Vista, team che in quel periodo va per la maggiore in Uruguay. Nel 1995 il diciottenne Jorge viene aggregato alla prima squadra, anche in virtù del clima di "rifondazione" che si respira in seno al club, appena retrocesso in Segunda División dopo i fasti dei primi anni Novanta. Coccolato e consigliato dal direttore tecnico Jorge "Culaca" Gonzalez - carismatico ex attaccante -, Casanova si riscopre centrocampista centrale, ed in quel ruolo conquista subito un posto da titolare, attirando tutte le attenzioni su di sé. Nel giro di pochi mesi viene chiamato anche dalla Nazionale uruguaiana Under 23 per una pre-selezione: tra i convocati è il più giovane, e l'unico a disputare il campionato di B. Ma l'emozione e la voglia di strafare (a detta sua) lo innervosiscono, e così dopo un test amichevole contro il Paraguay il ragazzo viene rispedito a casa, escluso dalla lista definitiva. Per Casanova resterà questo il primo e unico contatto diretto con una rappresentativa nazionale, nell'arco di tutta la sua carriera. Per fortuna le soddisfazioni con il Bella Vista non mancano: nel 1997 Jorge contribuisce alla risalita in Primera División e alla vera e propria rinascita sportiva della squadra, che infatti l'anno dopo centra addirittura il secondo posto in campionato e si qualifica per la Copa Libertadores. Un torneo, quest'ultimo, storicamente maledetto per il team di Montevideo, sempre eliminato al primo turno; ma grazie anche alle giocate di Casanova (con la fascia di capitano al braccio), nell'edizione del '99 gli uruguaiani riescono ad approdare ai quarti di finale, eliminati soltanto dal più blasonato Deportivo Calì. Terminata la competizione, a giugno, Jorge si ritrova ad essere un pezzo pregiato del mercato. Su di lui mette gli occhi Pantaleo Corvino, direttore sportivo del Lecce, che lo visiona più volte in videocassetta. Il 15 dicembre si reca personalmente a Montevideo per assistere alla sfida tra Bella Vista e Danubio (2-2 il risultato finale): il dirigente di Vernole esce dallo stadio stringendo tra le mani un contratto firmato dal giocatore. Casanova si trasferisce al Lecce per circa due miliardi di lire: l'accordo è di durata triennale, e prevede per il ragazzo uno stipendio totale di un miliardo netto. Per il club salentino è il primo acquisto del nuovo secolo. Che fosse lui il vero millennium bug?

Il 30 dicembre 1999, mentre giornalisti e tifosi sono alle prese con i preparativi per il veglione di Capodanno, l'acquisto di Casanova viene reso ufficiale a mezzo stampa. "Gioca davanti alla difesa - spiega il tecnico Alberto Cavasin, che ha visto alcune sue giocate in vhs -. Considerata la sua struttura fisica non è un elemento particolarmente rapido, ma è prezioso sul piano tattico perché sa farsi trovare sempre nel posto giusto, magari anticipando le giocate altrui". Qualcuno sente la puzza del solito metodista, abituato al ritmo compassato del calcio sudamericano, che in Italia è costretto a inseguire gli avversari. Ma una chance la si concede a tutti, specie ad un ragazzo per il quale Corvino stravede. Lui arriva in Italia il 4 gennaio - smaltiti champagne e torroni - accompagnato dall'agente Pablo Betancour: sbarca a Milano nel tardo pomeriggio e subito si trasferisce al Marathon Center di Brescia per le visite mediche. Due giorni dopo raggiunge i suoi nuovi compagni di squadra a Torino, per preparare insieme la partita contro i granata. Appena arrivato, spiega anche lui di "conoscere il Lecce attraverso delle videocassette". Insomma un amore, quello tra la società pugliese e il giocatore, sbocciato esclusivamente tramite nastro magnetico. "Sono sicuro - aggiunge - di essere arrivato in una squadra in grado di garantirsi la salvezza. Ho conosciuto tramite i racconti del mio connazionale Martin Rivas quali possono essere le difficoltà del campionato italiano". Del resto chi meglio di Rivas (una presenza in tre anni di Inter) può illustrare il lato oscuro della serie A? Il primo problema di Casanova è quello di trovare spazio in campo: nonostante la partenza di Mark Edusei, contemporanea al suo arrivo, il giocatore è chiuso nel suo ruolo da Lima e Conticchio. Deve accontentarsi della panchina - peraltro insieme agli altri due acquisti di gennaio, Sadotti e Cipriani - fino al 30 aprile, quando Cavasin lo lancia per gli ultimi cinque minuti di Fiorentina-Lecce, sul 3-0 per i viola. Peccato che il campionato sia praticamente finito, o meglio: c'è spazio per la passerella finale, nell'inutile gara contro il Parma del 14 maggio. Inutile solo per i giallorossi, aritmeticamente salvi, ma fondamentale per i gialloblù, che necessitano di una vittoria per garantirsi lo spareggio Champions contro l'Inter. Finisce con un 4-1 "all'italiana" per gli emiliani, ma almeno Casanova ha la soddisfazione di giocare tutti e novanta i minuti. Giocarli anche bene sarebbe stato pretendere troppo, e così l'uruguaiano si presenta moscio, lento, senza guizzi, dando ragione ai tifosi più scettici che già a gennaio avevano inquadrato il personaggio. In estate l'uruguaiano finisce praticamente fuori rosa. Corvino prova a piazzarlo un po' dappertutto, ma solo ad ottobre si riesce a trovare uno straccio di acquirente: è il Ravenna, che lo prende in prestito fino a giugno. Mister Giorgio Rumignani tuttavia non reputa il ragazzo in grado di giocare da titolare, nemmeno nel campionato di serie B, e gli preferisce quel Krassimir Chomakov che l'anno successivo andrà a far danni proprio a Lecce. L'uruguaiano viene impiegato con il contagocce, debuttando da titolare non prima dell'8 aprile, contro il Siena, quando la retrocessione sembra ormai imminente. Proprio in virtù dello spirito di rassegnazione dilagante, il tecnico Stefano Di Chiara (subentrato a marzo) concede a Jorge ampi spazi nel finale di campionato: contro Sampdoria, Torino, Cittadella, Monza e Cosenza parte dal primo minuto (non superando mai il 6 in pagella). La stagione si conclude con il Ravenna penultimo, costretto per giunta a ripartire dall'Eccellenza a causa del fallimento societario. Casanova torna al Lecce, ma solo per essere utilizzato dai pugliesi come merce di scambio per arrivare al connazionale Guillermo Giacomazzi, per la cui cessione il Peñarol incassa sette miliardi più il cartellino del centrocampista/bufala. L'operazione riscatta il fiuto di Corvino: tra i due giocatori, seppure somiglianti fisicamente, la differenza è abissale.

Nonostante la partecipazione alla Copa Libertadores ed un campionato disputato a livelli dignitosi, l'avventura del nostro centrocampista con la maglia del Peñarol non può essere considerata particolarmente brillante. A fine stagione il ragazzo torna dunque al Bella Vista - ricaduto nel baratro della Segunda División -, ma non riesce a tornare ai livelli espressi in gioventù. Decide allora di tentare fortuna nel campionato argentino: trascorre due stagioni al Chacarita Juniors (un minuscolo club della provincia di Buenos Aires), intervallate da un campionato con l'Union di Santa Fè, sempre in serie B. Poi il mesto ritorno al Bella Vista, nell'estate 2006, caratterizzato almeno da un prestigioso secondo posto in campionato. Infine il fortunato approdo in Colombia, all'Atletico Bucaramanga, dove ritrova la vena perduta e viene addirittura insignito della fascia di capitano. Tanto che a luglio 2008 Jorge si merita un contratto con il più blasonato Once Caldas, con cui sfiora subito la vittoria della Copa Colombia. "Sono un giocatore che lotta su ogni pallone - spiega Casanova il giorno della presentazione -, mi posiziono dov'è necessario alla squadra. Le mie armi principali sono il sacrificio e la dedizione". Per i tifosi colombiani è più che sufficiente. Non a caso, è ancora lì.


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