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Le meteore

Eneas: tra saudade e improbabili calzamaglie: il destino beffardo della meteora che Bologna amò

14.10.2013 06.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:   articolo letto 37156 volte
© foto di Alberto Fornasari

Alla riapertura delle frontiere in Serie A, nel 1980, ben 11 furono gli stranieri a calcare i nostri campi da calcio. Di questi 4 provenivano dal Brasile e non poteva essere altrimenti, visto che il maggior tasso di talento assoluto veniva dalla patria del Futebol Bailado. E se la Roma azzeccò in pieno la scelta con Paulo Roberto Falçao, così come l'Avellino con Juary, lo stesso non si può dire della Pistoiese, letteralmente "bidonata" con Luis Silvio Danuello (di cui abbiamo parlato nei capitoli precedenti). Capitolo a parte per il Bologna. I felsinei per quel campionato che si ritrovarono a giocare partendo da -5 in seguito allo scandalo del Totonero, affidano le loro speranze di salvezza a Eneas de Camargo. 26 anni, fantasista, il giocatore arriva dal Portuguesa e ha al suo attivo anche qualche gettone di presenza con la nazionale brasiliana. Il giocatore dividerà le opinioni: il suo apporto fu sotto le aspettative, ma riuscì a farsi amare come pochi dal suo pubblico. Molti sono gli aneddoti legati a lui, a partire dal suo arrivo: Eneas sbarcò a Bologna, senza sapere nulla della città (ammise candidamente di non averne mai sentito parlare prima) e senza sapere dei cinque punti di penalizzazione, poiché il procuratore per non spaventarlo preferì nascondergli la verità.

Prodotto tipico della scuola brasiliana, grande palleggio, abilità nell'ultimo passaggio, Eneas parte piuttosto bene nel nostro campionato. Da sottolineare come all'epoca, nell'era pre-internet, si sapesse così poco di lui al punto che spesso il suo nome veniva storpiato dai giornali. La gara della svolta fu alla quarta giornata: si gioca a Torino contro la Juventus ed Eneas fa ammattire quella che sarebbe l'ossatura della Nazionale che da lì a 2 anni avrebbe vinto i mondiali. Nei minuti finali si procura un calcio di rigore, che Piras trasforma, regalando ai felsinei una storica vittoria. Eneas è giudicato all'unanimità come il migliore in campo, colui che mise in crisi la difesa dei futuri campioni d'Italia. Le prime giornate sono all'insegna di serpentine, accelerazioni e assist. Poi arriva anche il gol, alla sesta giornata, contro l'Udinese, alla sua maniera tipicamente paulista: dribbling al portiere e pallone depositato in rete con facilità.

La piazza bolognese lo elegge presto a idolo, viene apprezzato per il suo estro, la sua vivacità e anche per la sua simpatia fuori dal campo: sempre sorridente, Eneas era definito un simpatico giocherellone. Si fece voler bene al punto che il pubblico arrivava a perdonargli i numerosi e clamorosi errori sottoporta. Alcuni fantozziani.
Ne citiamo uno: semifinale di Coppa Italia, si gioca contro il Torino. I rossoblù stanno sfruttando un contropiede con Marco Marocchi, il quale ha ormai solo il portiere da superare. Ma ecco sbucare improvvisamente Eneas, che da dietro, a tutta velocità, sradica letteralmente il pallone al compagno di squadra salvo poi perdere l'equilibrio e cadere goffamente per terra lasciando il pallone scorrere verso il fondo. Il pubblico, prima incredulo, scoppia a ridere. Siamo a marzo 1981 e ormai di "perle" del brasiliano ne aveva già viste abbastanza.

La situazione iniziò a peggiorare con l'arrivo dell'inverno: cala la nebbia, scende il gelo ed Eneas da San Paolo del Brasile inizia a incupirsi. Il fatto che veda per la prima volta la neve è indicativo di quanto il giocatore sia per niente abituato a certe temperature. Succede che lo si vede in campo dotato di guanti e improbabili calzamaglie, suscitando simpatia e ilarità da parte del pubblico. Proprio le sue calzamaglie di flanella sono il tratto distintivo che lo ricordano ancora oggi, a oltre trent'anni di distanza. Nonostante queste precauzioni il giocatore si fa male e sta fuori per buona parte del periodo invernale. Le modalità, anche in questo caso, sono a dir poco improbabili: siamo a novembre e durante l'allenamento tenta un passaggio di tacco al tecnico Gigi Radice e si procura uno strappo al bicipite posteriore della gamba destra: "Incidente abbastanza raro, dovuto forse a crisi di adattamento alla nostra temperatura" dissero i medici. L'assenza dai campi da gioco, unita al gelo emiliano lo portano a intristirsi: si parla di saudade, sua e della giovane moglie.

Al rientro in campo, siamo a febbraio, un episodio che fotografa chiaramente l'alchimia tra Eneas e i bolognesi: siamo a febbraio e si gioca al Dall'Ara contro il Perugia. I felsinei conducono 3-0 quando nel finale di partita entra in campo il brasiliano. Da quel momento tutto lo stadio invoca un suo gol e lui a 9' dalla fine li accontenta con un bel colpo di testa in tuffo. È l'apoteosi: Eneas corre all'impazzata verso la curva Andrea Costa e rimane per qualche minuto ben aggrappato alla ringhiera a gioire con i tifosi in delirio. Scene raramente viste per una rete che vale il 4-0. Questa immagine resterà l'unica di Eneas festante al Dall'Ara.

Il campionato scorre tra alti e bassi, con l'attaccante che riesce a quattro giornate dalla fine a segnare a Firenze, nel derby dell'appennino. Il bilancio finale parla di 17 partite e 3 gol, bottino non esaltante ma a cui va data l'attenuante del periodo d'ambientamento e dei problemi fisici. E poi a Bologna i tifosi lo amano, buon motivo per dargli una seconda chance. Non sono dello stesso avviso i dirigenti, che in estate lo scambiano con il centrocampista Herbert Neumann, altra meteora che si farà ricordare solamente per l'avvenente moglie. Per Eneas l'avventura a Udine non incomincerà neppure, chiude subito con i friulani e torna in Brasile, ma ormai la carriera non decollerà più: qualche presenza al Palmeiras, prima di prendere la parabola discendente. A 33 anni appende le scarpe al chiodo, cambia mestiere e si dà al marketing. Il destino, però, nei suoi confronti è crudele: con la sua auto, probabilmente per un colpo di sonno, si schianta contro un camion. Ricoverato d'urgenza, resta in bilico fra la vita e la morte. Quando sembra che la battaglia sia vinta un attacco di broncopolmonite gli stronca la vita. È il 27 dicembre 1988 ed Eneas aveva solo 34 anni. A Bologna, quando ci fu il minuto di silenzio per ricordarlo, non pochi furono i tifosi che piansero.


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