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Le meteore

Enyinnaya, ultimo tango a Zagarolo. Da Cassano al tronista Apicerni

01.01.2014 15.00 di Gaetano Mocciaro  Twitter:   articolo letto 127474 volte
© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport

Il 18 dicembre 1999 è una data importante per il calcio italiano, poiché "nasce" la stella di Antonio Cassano. A soli 17 anni si mette in luce con la maglia del Bari segnando un gol da favola che regalò ai pugliesi una vittoria all'Inter: stop al volo di tacco, pallone avanti con la testa, dribbling a Blanc e Panucci e destro a superare Ferron. Gesta incredibili che trascinarono tutte le luci dei riflettori andarono su di lui, eclissando tutto il resto, compreso un altro gol, favoloso, che segnò il suo compagno di reparto, colui che venne schierato a sorpresa come il "Pibe di Bari" da Eugenio Fascetti, per le assenze in contemporanea di Osmanovski e Masinga: parliamo di Hugo Enyinnaya.

Quella sera al San Nicola fu proprio quel giovane nigeriano, che all'attivo aveva a malapena una manciata di minuti in Serie A, ad aprire le danze con uno straordinario tiro da 40 metri. Poteva essere il primo di una lunga serie di magie, per l'allora diciottenne. Fu invece l'unica serata di gloria, ironia del destino oscurata dalla nascita di uno dei migliori talenti italiani di un decennio che ormai era alle porte.

Nato a Warri, sud della Nigeria, nel maggio del 1981, Ugochukwu Michael Enyinnaya lascia il suo Paese nel 1998 per approdare in Belgio, al Molenbeek. Sebbene giovanissimo riesce a ritagliarsi subito uno spazio, segna 6 reti in 20 partite. Lo nota l'allora direttore sportivo del Bari Carlo Regalia e per appena 200 milioni di lire lo porta in Italia. Il primo approccio col nostro Paese è quanto meno singolare: il giocatore sceglie di dormire per terra perché i materassi italiani sono troppo morbidi. Inizialmente gioca per la Primavera, lui ha fisico e numeri decisamente superiori per i pari età. Si racconta che abbia percorso 200 metri in 22 secondi netti. Un risultato notevole già di per sé, che però Enyinnaya aveva ottenuto correndo scalzo. Poco ci vuole per entrare in Prima squadra: l'esordio col Torino, l'occasione con l'Inter quando i due attaccanti titolari sono fuori. Ugochukwu, soprannominato a Bari per comodità "Ciccio", se la gioca benissimo e tira fuori dal cilindro quella parabola incredibile che supera niente meno che Peruzzi. Le immagini lo vedono correre felice verso la bandierina, prima di essere travolto dall'affetto dei compagni di squadra: l'emozione è tale che per un attimo Enyinnaya ha un mancamento. Realizza subito che quel gol può avergli cambiato la vita. Non sarà così.

Fascetti per tutta la stagione gli concede fiducia, fino a quando la sua tenuta fisica regge: si alterna con gli attaccanti più esperti e riesce a segnare un altro gol. La stagione successiva può essere quella dello slancio invece si rivela un disastro: problemi fisici e stagione balorda della squadra portano a un bottino di zero reti e alla retrocessione in Serie B. E mentre Antonio Cassano prende la via di Roma per 60 miliardi di lire il buon Ciccio scende in B: le strade dei due giovani talenti si dividono e con direzioni decisamente diverse. Enyinnaya fatica anche in cadetteria, 9 presenze e un gol. Viene prestato al Livorno, dove segna alla seconda apparizione a venti secondi dal suo ingresso in campo, ma anche in Toscana la rete solo illusoria: saranno 17 gettoni e 2 gol. Fa ritorno a Bari e viene girato al Foggia, in C1: altro declassamento, altro flop. Ritorna al mittente ma il Bari non ci crede più, non gli rinnova il contratto ed Enyinnaya a 23 anni è disoccupato.

È il 2004 e Ciccio va in Ungheria per un provino col Debrecen, gli propongono un triennale ma Enyinnaya, a sua detta mal consigliato, rifiuta. L'ex Udinese e Brescia Marek Kozminski, presidente del Gornik Zabrze, lo chiama con sé: Ciccio va in Polonia, ma dopo qualche mese non vede un centesimo, non si adatta ed è vittima del razzismo dei tifosi polacchi, che arrivano a lanciargli addosso banane. Ma visto il suo curriculum in perenne discesa c'è da prendere quello che viene e le squadra successive saranno Lechia Zielona Gòra e Odra Opole, sempre Polonia, ma seconda divisione. Il livello stavolta è talmente basso che Enyinnaya gioca con continuità e segna anche. Ci rimane fino al 2008.

Dopo un lungo periodo senza squadra per Enyinnaya si ripresenta a gennaio del 2009 la possibilità di tornare in Italia. Niente palcoscenici prestigiosi, niente professionismo: si deve scendere in Eccellenza laziale, all'Anziolavinio. In estate si sale in Lombardia, il nigeriano si accasa al Meda. Cassano è alla Samp e ha trovato il partner perfetto in Pazzini; Enyinnaya deve accontentarsi di Gianfranco Apicerni, un passato al reality "Campioni, il sogno" e un futuro da tronista di "Uomini e Donne". Lo scenario già deprimente si chiude col fallimento della società e la conseguente ricerca di una nuova squadra.

L'ultima tappa italiana è a Zagarolo: sempre più sperduto nella provincia italiana balla per una sola stagione. Sufficiente per chiudere tutto. È il 2011 ed Enyinnaya se ne torna in Nigeria. Mentre Cassano vince lo scudetto col Milan un anno dopo aver portato la Sampdoria in Champions League. Incredibile, ripensando a quel 18 dicembre 1999.


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