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Le meteore

Erceg, il Bonimba di Spalato

20.04.2009 00.00 di Germano D'Ambrosio  articolo letto 28827 volte
Erceg, il  Bonimba  di Spalato

Ha girato mezzo mondo, segnando a volte tanto e a volte molto poco. Ovvio che il momento di appannamento sia coinciso, guarda caso, proprio con la sua permanenza in Italia. Eppure Tomislav Erceg è ancora ricordato come uno dei più grandi bomber di Croazia: peccato che le sue doti le abbia messe davvero in mostra solo in patria. Fosse rimasto a Spalato per tutta la carriera, magari avrebbe avuto più fortuna anche con la Nazionale. E invece quel traghetto volle prenderlo a tutti i costi...

Tomislav Erceg nasce a Spalato, in Croazia, il 22 ottobre 1971. Centravanti di peso, matura le sue prime esperienze da calciatore professionista con la maglia dell'HNK Sibenik, disputando un'ottima stagione d'esordio (a soli 19 anni) nella Seconda Divisione jugoslava. Con la nascita del campionato croato, nel 1992, Erceg si trasferisce all'Hajduk Spalato, dove si aggiudica per tre volte il titolo nazionale nell'arco di quattro anni, facendo spesso coppia in avanti con Milan Rapajc. Nel 1995, accumulato ormai un bottino di 43 gol in 84 partite, decide di provare un'esperienza all'estero, e sceglie a sorpresa gli svizzeri del Lugano. È qui che il ragazzo ha i primi contatti con il calcio italiano, e non solo per la presenza in rosa di due vecchie conoscenze come Igor Shalimov e Luca Fusi: a settembre, infatti, il club elvetico riesce ad eliminare l'Inter dalla Coppa Uefa ai trentaduesimi di finale, in una doppia sfida che i tifosi nerazzurri ricordano ancora con terrore. In virtù delle ottime prestazioni Tomislav viene chiamato a gennaio dalla capolista Grasshopper, e contribuisce con i suoi tre gol alla vittoria finale dello scudetto (insieme alla meteora Turkylmaz e ad un giovanissimo Johan Vogel). Il modesto campionato svizzero inizia però a stargli stretto, e allora l'attaccante prova a conquistare anche la Bundesliga, passando al Duisburg nell'estate del '96. Qui però trova pochissimo spazio e riesce a disputare solo cinque partite, perlopiù spezzoni. Conscio di aver fatto forse il passo più lungo della gamba, Erceg torna dunque in patria, sempre all'Hajduk Spalato, imbattendosi tuttavia in un momento non proprio felicissimo per il club, guidato in difesa dal futuro juventino Igor Tudor. Nonostante la vena profilica di Tomislav (addirittura 15 gol in 18 partite, nella stagione 1997/98!) l'Hajduk ottiene soltanto due secondi posti e poche consolazioni anche nelle coppe europee. L'attaccante ne ricava almeno la soddisfazione di essere convocato per la prima volta in Nazionale dal coach Miroslav Blazevic. Nel giugno del '97 disputa la Kirin Cup in Giappone, segnando il suo primo gol nella seconda partita del torneo (1-1 contro la Turchia); colleziona altri due gettoni a settembre, nelle qualificazioni ai Mondiali contro Bosnia e Danimarca, ma senza andare in rete. Finita l'estate, si chiuderà anche definitivamente la sua esperienza in Nazionale. Ma nel giro di pochi mesi la carriera del giocatore compie un'altra svolta inaspettata: cercato in estate da Brescia, Napoli e Lecce, a novembre decide finalmente di trasferirsi in Italia accettando la corte dell'Ancona, che milita in serie B. L'operazione costa ai marchigiani circa due miliardi di lire, ma agli occhi dei tifosi la somma appare decisamente modica se paragonata al valore del giocatore, in quel periodo nei primissimi posti della classifica cannonieri croata. Praticamente un lusso per la serie cadetta. Del resto Tomislav, nonostante il declassamento di categoria, è comunque felice: la sua Spalato è a sole quattro ore e mezza di traghetto. La comodità prima di tutto.

La prima tappa italiana dell'Erceg "turista" è lo Stadio Olimpico di Roma, dove si reca il 23 novembre per assistere al match tra i giallorossi ed il Vicenza. Poi, dopo un paio di giorni di vacanza nella Capitale, viene presentato ufficialmente alla stampa. In patria lo chiamano il "Boninsegna di Spalato", premettono festanti i giornalisti marchigiani: l'attribuzione del soprannome è quantomeno dubbia, anche se il fisico del croato in effetti ricorda molto da vicino Bonimba. "A Spalato sono rimasti tutti stupefatti dalla mia decisione di giocare in serie B - spiega ai cronisti -, ma io so che questa può essere la squadra giusta per me. Mi piacerebbe magari salire in A con l'Ancona, per poi rimanerci". Eppure le alternative non mancavano: "Con il Lecce in effetti c'era stato qualcosa in estate, poi il d.s. Pavone se n'è andato e non se n'è fatto più niente. Con il Napoli ho avuto un contatto, ma l'Ancona è stato più concreto ed abbiamo raggiunto subito un accordo. A dire il vero mi cercava anche la Dinamo Zagabria, ma se fossi andato a giocare lì non sarei più potuto tornare a casa mia: c'è un'incredibile rivalità tra Spalato e Zagabria...". Memore dell'esperienza di Duisburg, il ragazzo vuole ritagliarsi ad Ancona uno spazio da protagonista assoluto - forte di un contratto biennale con opzione per altre due stagioni -, con la speranza di riconquistare un posto in Nazionale per Francia '98. La società gli mette a disposizione un villino in zona Portonuovo, una delle baie più belle della costa dorica, spazzata però in quel periodo da violente bufere di vento e pioggia. Altrettanto dirompente è l'esordio in B dell'attaccante, il 30 novembre contro la Salernitana, quando in pochi minuti serve un assist-gol a Petrachi e propizia un'autorete di Tosto. Unico straniero nel team allenato da mister Francesco Giorgini, il croato segna il suo primo gol contro il Pescara a gennaio, ma non si contenta: "Fino a questo momento non ho certo dato il massimo, diciamo che mi sono espresso al 50 per cento delle mie possibilità. Ne ho parlato anche con il tecnico: ad Ancona mi sto trovando molto bene, ma so che posso fare di più e sono venuto in Italia per segnare tanti gol. Avevo bisogno di riposarmi un po': il Natale appena trascorso in Croazia con i miei genitori mi ha restituito al meglio della condizione. Adesso la mia famiglia è qui e sono convinto di poter dare un grosso contributo per il decollo di questa squadra". Manco a dirlo, le sue prestazioni da quel momento iniziano a farsi sempre più altalenanti. Giorgini da parte sua intuisce l'andazzo e si affida con maggiore frequenza al tridente Flachi-Tentoni-Lucidi. Mentre Tomislav alterna ottime giocate a errori macroscopici - a febbraio va in gol contro Castel di Sangro e Genoa, ma in altre occasioni sbaglia a pochi passi dalla porta - l'Ancona va a picco in classifica, tanto che lo stesso Giorgini è costretto a dimettersi il 22 marzo. Con Franco Scoglio in panchina non cambia nulla: i marchigiani retrocedono in C1 da terzultimi in classifica. Erceg chiude la stagione con un bilancio piuttosto deficitario: soltanto tre reti in 19 partite. Mai in carriera gli era capitato di segnare così poco. Eppure in estate, mentre i suoi compagni sprofondano in terza serie, l'attaccante - insieme a Petrachi - parte alla volta di Perugia, dove trova il connazionale ed ex compagno di squadra Milan Rapajc. Nel frattempo, in Francia, i Mondiali li sta disputando qualcun altro...

Il club di Gaucci, appena tornato in serie A, è il solito aeroporto internazionale. Dall'uruguaiano Rivas al giapponese Nakata, tra le mani del tecnico Ilario Castagner capita un po' di tutto. La coppia d'attacco però è italianissima, e intoccabile: Melli e Tovalieri. Al limite Rapajc, se serve. Erceg prova a sgomitare tra le riserve insieme al semi-sconosciuto Bucchi: esordisce il 13 settembre al Delle Alpi contro la Juventus, subentrando a Tovalieri nel quarto d'ora finale. La settimana successiva Castagner lo lancia addirittura titolare contro la Sampdoria, ma lo toglie a inizio ripresa dopo un'oretta del tutto anonima, caratterizzata soltanto da una sponda di testa per il gol di Olive. Il croato fa vedere ottimi numeri in allenamento - si ricorda una sua quaterna in amichevole contro la Narnese -, ma sono in pochi ad accorgersene. Altri cinque minuti contro la Lazio, poi l'ultima gara, da titolare, a Bari. È il 6 gennaio 1999, Tomislav sa bene che a Perugia ha ormai le ore contate, ma non fa proprio nulla per riconquistare la fiducia della società. Castagner lo schiera come unica punta, catalizzatore delle giocate di Nakata e Rapajc, ma il croato viene neutralizzato da Neqrouz e finisce per non vedere mai un pallone giocabile. Al 25' della ripresa gli subentra Maspero, che a dire il vero non mostra di certo cose migliori. Intanto Gaucci si invaghisce perdutamente dell'ecuadoriano Ivan Kaviedes, e per prenderlo è costretto a liberare un posto da extracomunitario in squadra. Ovviamente tra Nakata, Rapajc, Pereira, Ze Maria ed Erceg, è proprio quest'ultimo a dover farsi subito da parte. Viene ceduto a titolo definitivo - con il Perugia aveva un contratto annuale - all'Hajduk Spalato. Per la cronaca, appena qualche giorno dopo il trasferimento è di nuovo in Italia per disputare un'amichevole infrasettimanale contro il Parma, e si toglie almeno la soddisfazione di battere gli emiliani per 3-1 al Tardini. La partenza di Erceg comunque non fa rumore negli ambienti della tifoseria biancorossa. L'unico a ricevere una mazzata è il connazionale Rapajc: con Tomislav, in ritiro, passava le ore a giocare a carte, coinvolgendo anche gli altri compagni di squadra. Senza di lui, neinte più briscola.

Come nel dopo-Duisburg, Erceg si mostra insofferente al campionato croato. Dopo una sola stagione con l'Hajduk (peraltro buona, con una media di 0.5 gol a partita) eccolo di nuovo tentare fortuna verso Ovest, stavolta nella serie B spagnola, con la maglia del modesto Levante. È ancora un flop - zero reti in 17 gare -, e allora via verso i turchi del Kocaelispor. Qui Tomislav riesce a giocare titolare e a segnare con continuità, permettendo ai suoi di salvarsi, ma quando tutti si aspettano una riconferma Tomislav ritorna invece a Spalato per la quarta volta. Altri dodici mesi di buon livello con l'Hajduk, poi l'insana idea di partire alla volta del Giappone, firmando per il Sanfrecce di Hiroshima nell'estate del 2002. Nel suo frenetico giro del mondo l'attaccante tocca anche il campionato israeliano, collezionando un'ottima stagione con l'Hapoel Petah Tikva. Quando nel 2004 annuncia di voler tornare il Croazia i tifosi dell'Hajduk già si preparano all'ennesima rimpatriata, e invece lui dribbla tutti accordandosi con l'NK Rijeka. È forse una delle migliori stagioni della sua carriera: 17 gol in 32 partite, con la vittoria del titolo di capocannoniere e della Coppa di Croazia (insieme al futuro juventino Dario Knezevic). Ma il pallino di non aver sfondato nell'Europa che conta lo perseguita: nell'estate del 2005, non arrendendosi all'idea di restare a svernare in patria, tenta l'avventura con il Greuther Furth, nella Seconda Divisione tedesca, insieme al connazionale Andrej Mijatovic. Sfiora di un soffio la promozione in Bundesliga, ma gli anni passano e il fisico non regge più come un tempo. La sua stagione finale da giocatore, manco a dirlo, la spende all'Hajduk Spalato, dove segna l'ultimo gol della sua carriera, quello che gli permette di essere a tuttoggi quarto in classifica tra i marcatori più prolifici nella storia del campionato croato (con 98 reti all'attivo). Appesi gli scarpini al chiodo Tomislav viene chiamato dalla dirigenza dell'Hajduk a ricoprire il ruolo di direttore sportivo, ma ben presto i rapporti con il club si inaspriscono e allora decide di mettersi "in proprio". Oggi Ergic lavora come intermediario di mercato, occupandosi in prima persona di gestire i rapporti tra giocatori croati e club stranieri, durante i trasferimenti. Ora, ad esempio, sta cercando di "piazzare" in Europa il giovane attaccante Nikola Kalinic, che in quel di Spalato sta facendo faville. L'esperienza e la conoscenza delle lingue - avendo militato in otto campionati diversi - non gli mancano di certo. I dirigenti italiani si augurano almeno che sia più prolifico nello sfornare talenti che nel segnare gol.


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