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Le meteore

Futre, la parabola di un campione spezzata da un terzino

07.11.2012 07.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 35900 volte
© foto di Marco Farinazzo/TuttoLegaPro.com

Finora il termine "meteora" è coinciso con quello di "bidone". Non è il caso di Paulo Futre, nonostante non sia riuscito a lasciare traccia in Italia. Troppa, davvero troppa la sfortuna che si è abbattuta sul più forte calciatore portoghese degli anni '80, arrivato nel Belpaese nel 1993 e durato la bellezza di una partita, il resto, per fare una stra-usata citazione, è noia. La partita in questione è Reggiana-Cremonese del 21 novembre 1993. Ma andiamo con ordine. Campionato 1993/94, all'epoca la Serie A era inequivocabilmente il campionato più importante del mondo e i migliori stranieri facevano a gara per venire a giocare da noi, persino in una cosiddetta provinciale. Così capitava che Stojkovic andasse al Verona, Hagi al Brescia e Futre alla Reggiana. Ebbene sì, gli emiliani al primo anno in serie A, dopo un inizio a dir poco stentato e senza vittorie, riuscirono a strappare dal Marsiglia il talento portoghese, all'epoca 27enne e all'apice della carriera, campione d'Europa nel 1987 col Porto e secondo nella classifica del pallone d'oro nello stesso anno. Immaginatevi una situazione simile ai giorni d'oggi: praticamente impossibile. La Reggiana lo fa suo nel mercato di riparazione, che si teneva in quel periodo a novembre. L'esordio al Mirabello contro la Cremonese ed è subito show. Il giocatore fa vedere di essere di classe superiore, cerca il duetto con i compagni che, però, non hanno minimamente il talento del lusitano e non riescono. Poi, al 60' il colpo di genio: Dario Morello, un passato nell'Inter dei record lo lancia, Futre si libera in slalom degli avversari e col sinistro la mette sul primo palo superando il portiere grigiorosso: è l'apoteosi. Il genio con indosso la maglia numero 10 si presenta subito con un numero dei suoi. Peccato che a otto minuti dalla fine Pedroni entri duro su di lui: il terzino cremonese rimedia il rosso, a Futre va molto peggio: esce in barella, si capisce subito la gravità dell'infortunio, la diagnosi è impietosa: rottura del tendine rotuleo. Inutile dire che lo sfortunato campione non metterà più piede in campo per il resto della stagione. Ritornerà solo dalla seguente ma i postumi di quel fallo gli sono rimasti e non è più come prima. La classe c'è e si vede, ma non basta. Per giunta la squadra va molto peggio dell'anno passato e non bastano le sue 4 reti in 12 partite a evitare la retrocessione. Al Milan però gli artisti sono sempre piaciuti, tanto che decidono di convocarlo per una tournée post-campionato: si gioca in Cina, i ritmi sono naturalmente bassi e Futre incanta. D'altronde certe qualità non le puoi mica perdere così. Dalla tournée all'ingaggio effettivo il passo è breve, Futre nel 1995 è a tutti gli effetti un giocatore del Milan. Ma nelle gare ufficiali non avrà spazio, lì sì che l'integrità fisica conta: Weah, Baggio, Simone e Savicevic stanno davanti giocoforza, il Futre del Porto e dell'Atletico Madrid avrebbe potuto competere, non quello azzoppato due anni prima in un maledetto pomeriggio di novembre a Reggio Emilia. L'unico gettone di presenza col Milan lo farà, ironia della sorte, proprio contro la Cremonese: Pedroni non c'è più, è all'Inter. Futre gioca 80 minuti, poi lascia il posto a Roberto Baggio. È l'ultima apparizione in Italia di un giocatore che da noi sarebbe stato certo protagonista e che la sfortuna l'ha ridotto al ruolo di meteora, almeno nel nostro paese.


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