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  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

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Le meteore

Hakan Sukur, l'uomo che fallì 3 volte

28.10.2012 07.00 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 40025 volte
© foto di Federico De Luca

Estate 1995, il Torino reduce da una buona salvezza nel primo anno della gestione Calleri prova a fare il salto in avanti, puntando a qualcosa di più e, perché no, strizzare l'occhio all'Europa. Restano i pezzi da 90 Angloma, Abedi Pelé e Rizzitelli e la campagna acquisti a occhio sembra buona: in porta arriva Enzo Biato, miglior portiere dell'ultima Serie B a Cesena; terzino sinistro Mauro Milanese, rivelazione l'anno prima con la maglia della Cremonese, il promettente Davide Dionigi e la punta di peso Hakan Sukur, che al Galatasaray ha fatto sfracelli. Il campo dimostrerà ben presto quanto inadeguata sia stata la campagna acquisti. Nessuno ingrana, tanto meno il più atteso Sukur che già in precampionato è in preda a crisi di saudade dalla Turchia. Eppure in campionato non parte malissimo: alla prima in casa contro il Bari colpisce con un perentorio colpo di testa, il Toro vince 3-1 e si pensa a una malinconia passeggera, fino a che non arriverà l'ambientamento nel campionato italiano. E invece no, il giocatore fa di tutto per lasciare Torino. Una sua intervista è eloquente: "voglio tornare a casa" il titolo e il contenuto non lascia dubbi: il triste Hakan confessa che per vincere la malinconia si è sposato quasi in fretta e furia con la fidanzata, un modo per non rimanere da solo in Italia. Il nostro eroe riesce perfino nell'impresa di avere malinconie culinarie in un paese come il nostro, esprimendo il desiderio di tornare a mangiare niente meno che la polpetta di Sakarya. Tornerà a mangiarne in quantità molto presto: 5 partite totali e Hakan Sukur chiude la sua carriera da perfetta meteora, ricomprato dal Galatasaray. Nel frattempo passano 5 anni e il giocatore fa incetta in Turchia di titoli e di polpette, si sazia a volontà e decide di ritentare in Italia, stavolta consapevole dell'ambiente che troverà e con un'altra testa. In fondo una seconda chance la si dà a tutti e a dargli fiducia è l'Inter orfana di Ronaldo. Sarà lui a dover rimpiazzare il fenomeno nella sua degenza. L'inizio è terrificante: Inter fuori dalla Champions ai preliminari, riuscendo nell'impresa di non segnare all'Helsingborg. Sukur guida (si fa per dire) l'attacco andando in bianco. Prima di campionato: Reggina-Inter, Sukur titolare e ancora una volta abulico. La Reggina vince a sorpresa e Lippi invita il presidente a prendere a calci nel sedere i giocatori. Qualcosa il centravanti turco la fa: si sblocca a novembre contro la Roma; regala all'Inter una qualificazione ai quarti di finale, decidendo a 2' dalla fine la partita contro l'Hertha Berlino; segna un gol da favola nel derby. Alla fine lo score dice 6 reti in 34 partite totali, l'Inter chiude in quinta posizione e Moratti decide di fare a meno del turco, puntando per l'anno successivo sui giovani Ventola e Kallon. Non soddisfatto Sukur tenta l'avventura a Parma, parte bene e poi chiude nella mediocrità: 3 reti in 16 partite. Sufficienti per fargli chiudere l'avventura italiana e provare in Inghilterra, al Blackburn. Onde evitare problemi di saudade, sceglie il Blackburn dove gioca l'amico e connazionale Tugay Kerimoğlu. Non basta per evitare una parentesi non certo brillante. Nel 2003 la scelta definitiva: il terzo ritorno al Galatasaray dove si mostra ancora una volta profeta in patria: 5 anni e gol a raffica, oltre ad altri due scudetti. E kili di polpette di Sakarya.


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