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SONDAGGIO
Juventus agli ottavi: ora può arrivare fino in fondo in Europa?
  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
  No, troppa la differenza con le big spagnole, inglesi e tedesche

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Le meteore

Henry, il cannoniere che alla Juve scambiarono per ala

29.03.2013 07.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 35915 volte
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

La Juventus del gennaio 1999 vive uno dei suoi momenti più critici: reduce da due scudetti consecutivi vinti è protagonista di una stagione in chiaroscuro. Una tegola importante per la Vecchia Signora è caduta qualche mese prima, col grave infortunio accorso ad Alessandro Del Piero che lo costringere a chiudere anzitempo la stagione. Davanti ci sono solo Filippo Inzaghi, Nicola Amoruso e Daniel Fonseca e nel frattempo è stato preso l'argentino Esnaider. Forse già pentiti della scelta ricaduta sull'argentino Luciano Moggi decide di prendere un altro attaccante, che solo qualche mese prima si è laureato campione del mondo. Ha solo 21 anni e grandi margini di miglioramento: Thierry Henry. I bianconeri lo acquistano per 24 miliardi di lire dal Monaco. Insomma, ci credono molto. L'attaccante è fisicamente prestante: 1,90 di altezza ma al tempo stesso una saetta. Le perplessità vengono sulla sua scarsa attitudine a vedere la rete: 20 gol in 105 partite di Ligue 1, ma vista l'età ci sono speranze che aggiusti la mira. E poi nell'ultima Champions League è stato vice capocannoniere con 7 reti, dietro proprio quell'Alessandro Del Piero che non deve far rimpiangere. Il suo esordio in A il 24 gennaio contro il Perugia, 20 minuti per assaggiare la Serie A, al posto di Fonseca. La settimana dopo gioca i secondi 45' contro il Cagliari: un disastro. Malissimo anche col Parma, sempre entrando a partita in corso. Sarà un pesante 2-4 che porterà Marcello Lippi a rassegnare le dimissioni. Al suo posto Carlo Ancelotti, che era prenotato già per giugno. Il nuovo tecnico gli dà fiducia da subito, lo lancia titolare per tre partite consecutive ma il francese non incide. Ancelotti prova quindi ad arretrarlo: prima come trequartista, poi, considerata la presenza di Zidane, come esterno di centrocampo e la prima nel nuovo ruolo è un successone, facendo ammattire la Roma. Si va avanti su questa strada e a cinque giornate dal termine una Juve che ha poco da chiedere al campionato va a far visita alla Lazio, che al contrario si sta giocando lo scudetto. I biancocelesti dominano, poi proprio Henry dalla distanza fa partire un destro secco ma non irresistibile, che complice la mancata presa di Marchegiani entra in rete. È il primo gol in Serie A per "Titi" che si ripete nella ripresa, quando approfitta di una corta respinta del portiere su calcio di punizione. Il giocatore ormai è di fatto considerato un centrocampista esterno, la coppia d'attacco titolare ormai è Inzaghi-Amoruso. Prima della fine del campionato Henry mette una terza zampata, all'ultima giornata contro il Venezia. La Juve chiude la stagione in maniera deludente, perdendo lo spareggio per andare in Coppa Uefa con l'Udinese e dovendosi cercare l'Europa attraverso l'Intertoto. Ancelotti crede in lui, è convinto di avergli disegnato il ruolo su misura, quello di esterno sinistro. E così ricomincia la nuova stagione. L'Arsenal però mette sul piatto una cifra superiore a quanto speso a gennaio per prenderlo dal Monaco e Moggi coglie l'occasione per cederlo. In fondo, che sarà mai privarsi di un esterno acerbo? Peccato che una volta approdato a Londra il tecnico Arséne Wenger lo riporti nel suo ruolo naturale, dove in poco tempo diventa letale: con i Gunners resta 8 anni e segna 226 reti in369 partite. Vince scudetti e si consacra come uno dei più forti centravanti in circolazione. La Juventus nel frattempo si consolerà con David Trezeguet, preso nell'estate del 2000. Ma chissà come sarebbe andata con una coppia d'attacco tutta francese...


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