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Le meteore

Jurcic, l'operaio di Toro e Samp

06.04.2009 00.00 di Germano D'Ambrosio  articolo letto 28596 volte
Jurcic, l' operaio  di Toro e Samp

Che Krunoslav Jurcic fosse un medianaccio di tanta quantità e poca qualità era chiaro anche ai dirigenti di Torino e Sampdoria, che pure coraggiosamente lo ingaggiarono tra il 2000 e il 2002 (in età già piuttosto avanzata, dunque). Ma certo non si pensava di ottenere così poco da un giocatore che, con la sua Croazia, aveva ottenuto il terzo posto a Francia '98. Sarà stata pure di bronzo, la sua medaglia, ma lui in campo sembrava davvero di marmo.

Krunoslav Jurcic - in croato il suo nome significa letteralmente servitore della corona - nasce il 26 novembre 1969 nella cittadina bosniaca di Ljubuski, all'epoca facente parte della Repubblica Federale di Jugoslavia. La sua carriera calcistica inizia nel settore giovanile della Dinamo Zagabria; arrivato fino alla formazione Primavera e alle soglie della prima squadra, nel 1991 decide tuttavia di cambiare aria alla ricerca di un maggiore minutaggio, trasferendosi all'Inker Zapresic. Qui il giovane Kruno ha la fortuna di vincere il suo primo trofeo, e non si tratta di un'onorificenza qualsiasi: nella primavera del '92 l'Inker si aggiudica infatti la prima Coppa di Croazia, premio appena istituito a seguito dell'indipendenza dichiarata dallo Stato balcanico l'anno precedente. Le sue presenze in campo triplicano, nella stagione seguente, e arriva anche qualche gol importante - non proprio la sua specialità principale, trattandosi di un centrocampista d'interdizione -, tanto da meritarsi la chiamata dell'ambizioso Istria Pola nel 1993. All'ombra dell'Arena di Augusto il ragazzo trova ampio spazio da titolare ma ottiene risultati piuttosto mediocri, sfiorando addirittura la retrocessione. Dopo due stagioni decide allora di emigrare ad Ovest, e sceglie i belgi del Beveren. Qui la discesa in B si concretizza davvero, a fine campionato, anche se Jurcic si rivela tra i migliori elementi della squadra. Così nell'estate del 1996 Kruno opta per il ritorno in patria, e proprio in quella Dinamo Zagabria in cui si era formato calcisticamente da ragazzino. È la scelta che cambierà il corso della sua carriera. Nella capitale croata il centrocampista trascorre un triennio a dir poco favoloso, condividendo lo spogliatoio con campioni affermati del calibro di Igor Cvitanovic, Robert Prosinecki e Dario Simic. I risultati si commentano da soli: tre scudetti vinti, due Coppe di Croazia e due Supercoppe, con una dignitosa partecipazione alla fase a gironi della Champions League 1998/99. Per Jurcic è un momento magico anche a livello personale: l'8 giugno 1997 viene convocato per la prima volta dalla Nazionale di Miroslav Blazevic per la Kirin Cup, in Giappone. Con la selezione biancorossa disputa l'ultima parte delle qualificazioni al Mondiale di Francia '98, competizione cui Kruno parteciperà da protagonista, giocando da titolare contro Giappone, Romania e Olanda. È anche grazie al suo sostanzioso contributo, dunque, se la Croazia riesce a centrare lo storico terzo posto finale. A luglio Jurcic può quindi fregiarsi, insieme a tutti i suoi compagni, del Premio di Stato per lo Sport "Franjo Bucar". Il calcio croato diviene ben presto la nuova moda per le big europee, e specie in Italia il fenomeno attecchisce rapidamente. Il nome di Krunoslav Jurcic finisce così tra gli appunti degli osservatori di Torino e Reggina; il club calabrese desiste subito dal suo intento (troppo alta la cifra richiesta dalla Dinamo), mentre quello piemontese decide di intavolare una trattativa con il suo procuratore Marko Naletilic nel dicembre del '99, quando la situazione di classifica comincia a farsi pericolosa. L'accordo con il Torino viene definito ufficialmente il 16 gennaio 2000 sulla base di circa due miliardi di lire. Il giocatore firma un ricco contratto triennale, e fa in tempo a disputare 11 partite con la Dinamo - mettendo il suo mattoncino per la vittoria dell'ennesimo scudetto - prima di trasferirsi definitivamente in Piemonte. L'acquisto di Jurcic, nell'ottica dei dirigenti torinisti, deve supplire alla sicura partenza del mastino Djibril Diawara, cercato da mezza Premier League. Ma quando il mercato di gennaio si chiude, il senegalese è ancora in maglia granata, deciso a fare una spietata "concorrenza" al croato. Il presidente Vidulich sì convince così di aver preso, se non un bidone, senz'altro un bel doppione.

"Non ci serviva un fenomeno, ma un giocatore capace di entrare subito nello spirito di questa squadra, del nostro campionato. Jurcic sa bene che lottiamo per salvarci e che a lui chiediamo soltanto ciò che sa fare". Il tecnico Emiliano Mondonico spiega così ai giornalisti che tipo di giocatore è il nostro Krunoslav, dopo averlo visionato in videocassetta. "L'ho visto giocare in mezzo al campo con due compagni di reparto come Boban e Prosinecki, in Nazionale. Con due giocatori così bisogna avere polmoni da vendere... Ci siamo accorti che dovevamo migliorare il potenziale della squadra, in un ruolo in particolare. Ne parlavo da mesi con Pavarese (il ds dei granata, ndr), avevamo bisogno di un buon colpitore di testa a metà campo, di un incontrista". La stazza Jurcic ce l'ha, la generosità in campo pure. Saper giocare bene la palla non è affar suo. "Non sono un fuoriclasse, ma un operaio - ribadisce lo stesso giocatore, già entrato evidentemente in clima Fiat -. Questa squadra ha lo spirito giusto per uno come me, combattente, pronto a sacrificarsi sul campo per rubare palla all'avversario e consegnarla a chi ha piedi buoni". Kruno insomma le prova tutte per non attirare troppe aspettative su di sé, tirandosela lo stretto necessario: "Potevo accettare le richieste dalla Spagna, mi volevano Oviedo e Rayo Vallecano, ma ho preferito l'Italia. Quando ho saputo che mi voleva il Torino ho accettato al volo, è una società conosciuta per la sua storia anche in Croazia. Vorrei dare il mio contributo al Torino anche nei prossimi anni e conservare il posto in Nazionale". Con la maglia numero 26 sulle spalle, Jurcic esordisce in serie A pochi giorni dopo la presentazione ufficiale, esattamente il 23 gennaio contro il Bologna: piazzato davanti alla difesa per intercettare le palle alte, il croato sfodera una prestazione davvero convincente. Il suo compagno di squadra Lentini lo paragona addirittura a Patrick Vieira, ma l'entusiasmo dura pochissimo. Già sette giorni dopo, contro il Venezia, va in appannamento e concede ai lagunari un rigore per un fallo ingenuo su Cardone. Poi arriva l'Inter, e di fronte al dinamico (bei tempi!) Recoba emerge tutta la lentezza di Kruno, suo marcatore designato. Contro il Cagliari il suo incubo si chiama invece Fabian O'Neill, che gli sfugge per tutta la partita finché il croato non lo stende con un fallo di frustrazione, facendosi espellere per doppia ammonizione. "Espulsione ingiusta, mai successa una cosa simile in Croazia", commenta incredulo a fine partita. Non stentiamo a credergli. Mondonico prova allora a reinventarlo come esterno - e in quel ruolo in effetti riesce a limitare Nedved nel match contro la Lazio - poi addirittura come libero in difesa, ottenendo prestazioni discrete contro Fiorentina e Roma. Alla fine Jurcic si ritrova addirittura a fare lo stopper, proprio a fianco del redivivo Diawara, con risultati imbarazzanti: impacciato di fronte agli attacchi di Verona e Reggina, risulta addirittura comico quando tenta di marcare Bierhoff, nel match contro il Milan. Alla faccia di chi a inizio stagione lo aveva ritratto come un "motorino inesauribile a centrocampo". A fine campionato il Torino retrocede, ma nonostante la rivoluzione di Gigi Simoni il croato sembra poter mantenere comunque un posto in squadra. "Gioca a testa alta, partecipa alla manovra, comanda il reparto" lo descrive affascinato il tecnico di Crevalcore, dopo un'amichevole a luglio. Lo si vede in Coppa Italia contro Ternana e Bari, e in campionato contro Pistoiese, Venezia e Treviso, impiegato come centrocampista puro. Ma i risultati sono ancora una volta disastrosi, per lui e per la squadra; a fine settembre il Torino acquista De Ascentis per il centrocampo e manda Giancarlo Camolese in panchina. Sotto la guida di quest'ultimo Jurcic non vede mai il campo, assistendo dalla panchina o dalla tribuna al ritorno in A dei granata (dopo aver chiesto più volte alla dirigenza di essere ceduto a gennaio). Nell'estate del 2001 il giocatore viene dunque trasferito alla Sampdoria - al suo terzo anno consecutivo di serie B -, insieme a Fabio Tricarico, in cambio di Simone Vergassola; del resto diversi mesi prima il suo ex compagno di Nazionale Zvone Boban l'aveva paragonato ad un certo Srecko Katanec, bandiera proprio dei blucerchiati nei primi anni Novanta. Ai sampdoriani non sfuggirà la blasfemìa dell'accostamento.

Jurcic sbarca a Genova in virtù di un prestito annuale, ma accompagnato da un'incognita - oltre che sulle sue reali doti tecniche - legata al ruolo da occupare in campo. "Lo proverò in difesa - chiarisce il tecnico Gigi Cagni - come alternativa a Grandoni e Conte. Del resto con Simoni ha giocato anche da libero...". Lui accetta l'incarico di buon grado: "Sono abituato a giocare davanti alla difesa, ma anche da mezzo sinistro. Questa per me è una grande occasione, voglio dimostrare che sono in grado di giocare anche qui in Italia. Nel Toro, dopo Mondonico e Simoni, non ho avuto molte chanches". Per il resto, la conferenza stampa di presentazione offre pochi spunti di originalità rispetto a quella con la maglia del Torino: alcuni passaggi sembrano presi pari pari ("contento di essere alla Samp, è un club molto conosciuto in Croazia"), e medesimo è l'autoritratto del centrocampista ("tanta corsa e grande cuore"). L'intento ora non è più quello di mantenere il posto in Nazionale, ma quello di "riconquistarlo" dopo la grigia parentesi piemontese: l'ultima convocazione risale al 2 settembre 2000, per la partita contro il Belgio. E a chi paventa scontri di natura politica con i tre serbi Sakic, Zivkovic e Jovicic, lui risponde: "Non c'è problema, abbiamo già parlato. Qua non c'è politica, siamo ragazzi normali che fanno il loro lavoro". Chi resta disoccupato è invece Cagni, esonerato a metà settembre e sostituito con Gianfranco Bellotto. Chiaramente quest'ultimo ha idee molto diverse sul conto di Jurcic; piuttosto che in difesa, lo vede molto meglio in panchina. Così il croato - numero 24 sulle spalle - deve accontentarsi di un tempo contro il Cittadella, il 21 novembre, e di pochi minuti contro la Ternana a maggio, oltre ad un'apparizione in Coppa Italia contro la Juventus (finirà 5-2 per i bianconeri). A fine stagione, terminato il prestito alla Samp e scaduto il contratto con il Torino, Kruno si ritrova libero sul mercato, e considerati anche i 33 anni d'età decide saggiamente di fare ritorno in patria. Ad accoglierlo c'è lo Slaven Belupo di Koprivnica, club con cui riesce a fare capolino anche in Intertoto, e a guadagnare due salvezze sudate ma meritate. Nell'estate 2004 arriva la decisione, tutto sommato prevedibile, del suo addio al calcio giocato. Jurcic intraprende immediatamente la carriera di allenatore: nel 2005 è già sulla panchina dell'Istria Pola, dove ottiene un insperato settimo posto e contribuisce all'esplosione del fenomeno Nikola Kalinic, attuale astro nascente del calcio croato. Nel 2007, dopo un anno di inattività, viene chiamato ad allenare proprio lo Slaven Belupo: stavolta si classifica addirittura secondo in campionato, alle spalle della Dinamo Zagabria ma davanti a colossi come Rijeka, Hajduk e Osijek. Meno fortunato il cammino in Coppa Uefa, competizione cui lo Slaven partecipa per la prima volta nella sua storia: viene eliminato dal Galatasaray al secondo turno. L'ottima stagione gli frutta comunque un contratto con la Dinamo Zagabria, che lo chiama in panchina al posto di Marijan Vlak lo scorso 5 marzo. A 39 anni il nostro Jurcic ha dunque già raggiunto, da allenatore, l'apice del calcio croato, e nei prossimi mesi punterà a conquistare anche il suo primo titolo nazionale (attualmente la Dinamo è seconda, a soli due punti dalla capolista Hajduk). Non sembra in discussione, in ogni caso, la sua partecipazione alla Champions League del prossimo anno. Chissà che non sia destinato ad allenare un grande club europeo, o magari la stessa Nazionale croata. Ma sempre con lo spirito operaio di sempre.


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