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Karic, quando il mercato di riparazione è peggio di quello estivo
© foto di Prospero Scolpini/TuttoLegaPro.com
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Dopo il fallimento di Hakan Sukur, la cui avventura nel 1995 durò lo spazio di 5 partite, il Torino di Gianmarco Calleri per trovare un sostituto al turco e cercare di correre ai ripari a una stagione che stava prendendo una brutta piega decide di virare verso l'est Europa. In fondo quasi sempre pescare nell'ex Jugoslavia porta acquisti di qualità, giocatori dal grande estro dal facile adattamento e soprattutto a prezzi da discount. Se poi si parla nello specifico di Croazia, il nomignolo di "brasiliani d'Europa" è sufficiente per scatenare la fantasia dei tifosi e degli stessi dirigenti. Eppure si capisce fin da subito che con Veldin Karic la carta tirata fuori dal mazzo non è tra le più fortunate. Gli scout lo notano con la maglia del Marsonia, squadra che galleggia fra prima e seconda divisione. Lui, capelli lunghi che ricordano Haris Skoro, bosniaco (allora jugoslavo) granata a cavallo fra fine anni '80 e inizio '90, arriva a novembre. Ma del predecessore non ha né la classe né lo spunto sottoporta. Eppure Sonetti prima e poi Scoglio e Lido Vieri ci provano a insistere, tanto che Karic riesce a racimolare 23 presenze. E i gol? Uno soltanto, a Bari, a regalare il gol del pareggio al San Nicola. Ironia del destino anche il predecessore Sukur segnò solamente ai galletti, ma nella sfida d'andata. Del resto solo qualche inutile accelerazione, spesso a vuoto, con la porta vista col binocolo. Il Toro, che deve salvarsi, è costretto ad aggrapparsi al solo Rizzitelli, sperare in qualche spunto dell'ormai anziano Abedì Pelé, la cui età anche all'epoca era oggetto di leggende metropolitane, e qualche exploit dalle retrovie: indicativo come un giovane appena catapultato in prima squadra dalla Primavera come il difensore Luca Mezzano, con sole 11 presenze riesca a fare più gol, ben 2. Il Toro scende in B, Karic fa le valigie: prima Lugano, poi trova la sua dimensione a casa, precisamente nel Varteks dove resiste per 7 stagioni. Nel 2001 arriva persino la convocazione da parte del ct della selezione croata: 3 presenze in totale. Non tante. Troppe, comunque, se pensiamo a quello che (non) ha fatto vedere al Torino.
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