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Le meteore

Katergiannakis, il triste volo del piccione

09.02.2009 00.00 di Germano D'Ambrosio   articolo letto 43059 volte
Katergiannakis, il triste volo del piccione

Guai a fidarsi dell'etichetta di "Campione d'Europa". Forse se al posto di Nikopolidis ci fosse stata la sua riserva Fanis Katergiannakis, a difendere i pali della Nazionale greca nell'estate del 2004, le cose sarebbero andate diversamente. Di questo giocatore, sbarcato a Cagliari pochi giorni dopo quell'Europeo, si ricorderà sicuramente Gennaro Iezzo: in un certo senso è anche grazie al buon Fanis se l'attuale numero uno del Napoli ha avuto modo di farsi conoscere...

Theofanis Katergiannakis (per tutti semplicemente Fanis) nasce a Salonicco il 16 febbraio 1974. Si forma nelle giovanili dell'Ethnikos Pyleas, un minuscolo club della sua città, con il quale riesce a debuttare in prima squadra all'età di 19 anni. Dopo aver disputato un dignitoso campionato nella Quarta Divisione greca, il ragazzo riceve una chiamata impossibile da rifiutare: l'Aris Salonicco, il club più prestigioso della zona. Fanis viene accorpato alla formazione Primavera, riuscendo comunque a fare capolino in Alpha Ethniki in due occasioni. L'anno successivo è il portiere di riserva della prima squadra, e le presenze diventano otto: il ragazzo ci prende gusto, e per la prima volta nella stagione 1996/97 è titolare quasi fisso. Sarà un caso, ma è proprio l'annata in cui l'Aris retrocede in serie B: in rosa, per la cronaca, ci sono il flebile difensore Konstantinos Loumpoutis (meteora di Siena e Perugia) e l'attaccante fantasma Apostolos Liolidis (bidone dell'Atalanta, di cui abbiamo già avuto modo di occuparci). Sembra l'inizio della fine, ma Katergiannakis non si perde d'animo: titolare ormai inamovibile, dopo un solo anno di purgatorio riporta in suoi nella massima serie, anche - e soprattutto - grazie ai gol del neo-acquisto Angelos Charisteas. E' l'inizio della sua ascesa personale. Nell'anno del ritorno l'Aris centra la qualificazione alla Coppa Uefa (i greci verranno poi eliminati dal Celta Vigo al secondo turno); seguono altre tre buone stagioni, nelle quali il club tessalonicese si attesta sempre su tranquille posizioni di metà classifica, nonostante la solita scarsa vena realizzativa di Liolidis, che dal 2000 viene affiancato dall'ex torinista Ilija Ivic. Katergiannakis riesce peraltro ad entrare anche nel giro della Nazionale: debutta il 17 novembre '99 sostituendo nel finale Nikopolidis in occasione del match amichevole contro la Bulgaria. Il match del 27 gennaio 2002 contro l'Olympiakos segna una svolta nella sua carriera: l'Aris espugna il Pireo vincendo 1-0 - sarà l'unica sconfitta casalinga per i biancorossi in quel campionato -, e Fanis si mette in mostra respingendo i numerosi assalti di Alexandris e compagni. La prestazione è così soddisfacente che proprio l'Olympiakos, in estate, decide di acquistarlo (a parametro zero) come vice di Dimitrios Eleftheropoulos, lasciando così partire l'estremo difensore italiano Ciro Cennamo. Tra campionato, coppa di Lega e Champions League il nostro Fanis riesce a totalizzare ben 17 presenze, complice anche un infortunio subito da Eleftheropoulos, e contribuisce nel suo piccolo alla vittoria del settimo scudetto consecutivo. L'anno successivo, il tecnico dell'Olympiakos Oleh Protasov può orgogliosamente dichiarare di avere "due portieri entrambi titolari". Ma se in biancorosso alla fine è Elle a prevalere in quanto a presenze, in Nazionale è invece Katergiannakis a imporsi come riserva di Nikopolidis a scapito del collega, disputando così sprazzi delle qualificazioni ad Euro 2004. Alla vittoria finale del torneo portoghese Fanis partecipa soltanto dalla panchina, senza mai scendere in campo, ma la Grecia-mania che impazza sul mercato nell'estate 2004 finisce per coinvolgere anche lui. E così mentre il Bologna prende Zagorakis, il Porto acquista Seitaridis e l'Atletico Madrid opziona Nikopolidis, il nostro Fanis si ritrova improvvisamente al Cagliari. Accompagnato dall'etichetta di "portiere campione d'Europa" senza aver mai assaggiato il terreno di gioco in Portogallo. Ma almeno lui c'era: il Messina, negli stessi giorni, prende invece Eleftheropoulos, che nemmeno ha partecipato alla spedizione. Vuoi mettere?

Preso a parametro zero, Katergiannakis sbarca in Sardegna il 21 luglio 2004, ovvero 17 giorni dopo la finale di Lisbona. Il tecnico Daniele Arrigoni ha pronto per lui un posto da titolare: a fargli da riserva vengono chiamati Gennaro Iezzo e il giovane Davide Capello (attualmente all'Alghero). La squadra rossoblu ha mantenuto tutto sommato l'ossatura di quella che l'anno precedente aveva vinto il campionato di serie B sotto la guida di Ventura: Zola e Suazo a far danni davanti, la solita quantità a centrocampo di Conti e Abeijon, difesa retta da Lopez e Loria. Nelle prime amichevoli estive il portiere greco sembra dare affidamento, ma già nell'amichevole del 26 agosto contro il Frosinone si rende protagonista di una mezza papera che fa andare in gol il ciociaro Memmo. Arrigoni non dà importanza ai primi mugugni, e piazza Katergiannakis tra i pali alla prima di campionato, il 12 settembre in casa contro il Bologna. Uno a zero per i sardi, ma Fanis viene impegnato pochissimo. Sette giorni dopo al Franchi con la Fiorentina prende due gol, è vero, ma ne salva almeno tre: il giudizio sulla sua prestazione può essere senz'altro positivo, o tutt'al più rimandato. Normale amministrazione anche contro il Siena, poi la nefasta partita contro il Lecce: con un goffo intervento di pancia il greco favorisce il gol di Cassetti da distanza siderale, poco dopo esce fuori tempo e spalanca la porta a Giacomazzi per il 3-1 finale. Iezzo scalpita, ma Arrigoni è inamovibile e Fanis lo ripaga con due prestazioni decenti contro Brescia e Milan. Ma neanche il tempo di rincuorarsi, e contro l'Atalanta è di nuovo un suo pasticcio a favorire il gol di Pazzini. "Errare è umano, non c'è il minimo problema: il portiere non si discute", precisa Arrigoni, ma pochi giorni dopo l'estremo difensore si fa beffare ancora da un tiro da lontano di Marchionni, nel match contro il Parma. All'Olimpico ne prende cinque dalla Roma (ma non solo per colpa sua), poi contro il Livorno per poco non si fa scivolare dalle mani il pallone dopo una punizione di Passoni. Il presidente Cellino tenta di correre ai ripari: a novembre "prenota" Fabian Carini dell'Inter e si mette sulle tracce di Vlada Avramov, ma la riapertura del mercato è ancora lontana. Il greco nel frattempo intuisce di essere a rischio e tenta di reagire sul campo: contro Sampdoria, Inter e Lazio fornisce prestazioni niente male. Poi le sue due ultime apparizioni in campionato: contro il Chievo - quando favorisce il gol di Pellissier con una presa mancata - e contro la Reggina - una sua goffa respinta manda in gol De Rosa. E' troppo anche per Arrigoni. Il tecnico romagnolo, alla buon'ora, comprende che è giunto il momento di accantonare il greco a favore del quasi coetaneo Iezzo. Cellino lo mette sul mercato e come rimpiazzo cerca prima Sereni e poi Agliardi: alla fine si accontenterà di prendere Alex Brunner dalla Ternana e Luca Tomasig dal Belluno. Fanis prima rifiuta la Dinamo Mosca, poi trova l'accordo con la società isolana per ottenere la rescissione consensuale del contratto, il ché gli permette di accasarsi gratis al Siviglia. Un trasferimento che, più che una fuga, sembra essere quasi un premio per l'estremo difensore. I tifosi cagliaritani notano più di un'analogia tra la sua storia e quella di Marco Pascolo, terribile portiere-flop svizzero giunto in Sardegna nella stagione 1996/97, ma prima di lasciare l'Italia Katergiannakis regala loro una "cartolina" indelebile. Ottavi di ritorno di Coppa Italia, all'Olimpico si gioca Lazio-Cagliari: è il 13 gennaio, e dunque il greco sa di essere giunto ormai ai saluti finali. Nel bel mezzo della partita, Manfredini colpisce con una pallonata un piccione, il ché peraltro la dice lunga sulla perizia balistica del giocatore nonché sulla presenza d'animo del pennuto. Quest'ultimo cade ferito in area di rigore, e non riesce a riprendere il volo per allontanarsene. Katergiannakis con ampi gesti chiede all'arbitro di interrompere il gioco: prende il piccione tra i guanti e delicatamente lo consegna ai fotografi a bordo campo. In questo episodio c'è tutto: buoni sentimenti, comicità, malinconia. Qualcuno può vederci l'allegoria di un (presunto) campione, chiamato a volare tra i pali ma che non è più in grado di spiegare le sue ali in maniera convinta. Forse, in quel piccione, Fanis ha trovato un po' di sé stesso. O semplicemente una buona occasione per distrarsi dal gioco.

Chiuso da Notario ed Esteban, Katergiannakis non trova a Siviglia (dove c'è l'altro ex cagliaritano Dario Silva) lo spazio che si aspettava, e finisce costantemente in tribuna: zero presenze nella Liga, per lui. Desideroso di riconquistare un posto in Nazionale, dopo essere uscito dal giro al termine degli Europei, Fanis decide dunque di tornare in Grecia e firma con l'ambizioso Iraklis, che a fine stagione riesce ad agguantare uno storico quarto posto in classifica. Ma non è certo merito di Katergiannakis, anzi: il nostro portiere gioca una sola partita, il 30 aprile 2006 contro il Panionios, beccando pure tre gol. Non va meglio l'anno successivo, quando le presenze diventano due e i gol incassati cinque (due contro l'OFI, tre contro l'AEK). A 33 anni, Fanis sembra ormai pronto ad imboccare il viale del tramonto, e deve subire anche l'umiliazione di restare disoccupato per tutto il corso della stagione 2007/08. Poi l'estate scorsa arriva la chiamata del Kavala, squadra di serie B greca che fa capo ad una cittadina non troppo distante dalla sua Salonicco, famosa soprattutto per aver dato i natali calcistici a Zagorakis e quelli anagrafici a Zisis Vryzas. Katergiannakis accetta, e siamo ai giorni nostri: tornato finalmente titolare, il buon Fanis sta aiutando i suoi a rimettere il naso dopo dieci anni in Alpha Ethniki, e per ora può vantarsi di difendere la porta meno violata del campionato (solo 15 gol subiti da inizio stagione). Per tornare a volare, e non fare la fine del piccione, ha a disposizione ancora qualche anno...


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