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Le meteore

Keirrison: "ostaggio" del Barcellona, a Firenze di passaggio

08.05.2014 07.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 98001 volte
© foto di Giacomo Morini

Se c'è una terra florida di talenti, quella è il Brasile. Non è un caso che l'Europa intera attinga a piene mani dalla terra del Futebol Bailado, peccato che non manchino gli abbagli con giocatori che si perdono tra saudade, mancato adattamento al campionato o semplicemente perché non adeguati. Il caso di Keirrison è abbastanza curioso e sorprendente.
Nato nel 1988, Keirrison de Souza Carnero si distingue da tutti gli altri sin dalla nascita: il suo nome è frutto della passione del padre nei confronti di Jim Morrison e della lettera K. "È una lettera che richiama attenzione" dichiara papà Adir Carneiro. Non a caso i nomi degli altri due figli sono Kimarrison e Kayon. Non manca la fantasia, non c'è che dire...
Keirrison cresce e inizia a tirare i primi calci a un pallone. Esordisce nel 2007 in Serie B con il Coritiba e come inizio non c'è male: 37 presenze, 12 gol in campionato, più altri 9 nel torneo del Paranà. Si dimostra un ottimo attaccanti con notevoli margini di miglioramento: ha un buon destro, fiuto del gol ma è ancora da sgrezzare e migliorare tatticamente. La prima stagione vede il suo Coritiba salire in Serie A e al battesimo nel massimo campionato Keirrison si migliora: 31 presenze, 21 reti e titolo di capocannoniere a soli vent'anni, un record.

Le grandi d'Europa mettono gli occhi su K9 (questo il suo soprannome) ma la Traffic, fondo d'investimento che detiene l'80% dei suoi diritti, fa sì che faccia prima di tutto un passaggio intermedio, in una grande del Brasile: è così che a gennaio 2009 Keirrison si trasferisce al Palmeiras. Ad attenderlo la Copa Libertadores e Keirrison al primo anno aiuta la squadra a raggiungere i quarti di finale, segnando 6 reti e finendo terzo nella classifica marcatori.

La pressione dal Vecchio Continente aumenta: si parla di Liverpool, Lione, Atletico Madrid, Real Madrid e anche Milan. Almeno, questo è quanto sosteneva l'agente a suo tempo, magari per aumentare il suo valore di mercato. Se così è stato ci è riuscito benissimo, visto che nell'estate del 2009 il Barcellona se lo assicura sborsando la bellezza di 14 milioni di euro e offrendo al giocatore un contratto quinquennale.

Premessa: i catalani in quel momento sono per distacco la squadra più forte al mondo, vincono tutto e in sede di campagna acquisti scialacquano soldi da far paura: 50 milioni più Eto'o per Ibrahimovic, 25 (!!!) per Chygrynskyj e 14 per K9, la risposta a CR9 (al secolo Cristiano Ronaldo) appena acquistato dal Real Madrid.

Presentazione, foto di rito con la maglia blaugrana, ma il giocatore viene a sorpresa mandato in prestito 6 giorni dopo. Viene mandato al Benfica, con l'obiettivo di farcelo stare due anni, maturare e al tempo stesso giocare in una squadra di livello internazionale, e riportarlo all'ovile.

Il Barça non aveva fatto i conti con Jorge Jesus, appena insediatosi sulla panchina benfiquista e per nulla intenzionato a valorizzare un giocatore arrivato in prestito secco: perché mai avrebbe dovuto, con Cardozo e Saviola in attacco? Sei mesi di naftalina bastano e avanzano per chiudere l'avventura ed ecco che entra l'Italia nel destino del giocatore.
La Fiorentina deve trovare un rimpiazzo di Adrian Mutu, ai box per la doppia positività alla sibutramina, un riduttore dell'appetito. Si punta a Cassano, che decide di restare alla Sampdoria: tentativo fallito. L'ultimo giorno valido per i trasferimenti Pantaleo Corvino riesce a prendere proprio Keirrison: prestito con diritto di riscatto.

Il tecnico dei viola Cesare Prandelli non ci punta molto: ci sono davanti a lui Alberto Gilardino e Stevan Jovetic. Gioca in tutto 10 partite, per lo più spezzoni, e segna 2 gol anche pesanti, decisivi per il pari contro la Lazio (rete al 92') e l'Inter sbancatutto di Mourinho. Non basta per giustificare un diritto di riscatto fissato a 15 milioni di euro che i viola infatti non riscatteranno. Keirrison fa le valigie e torna a Barcellona senza che nessuno a Firenze si strappi i capelli.


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