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Le meteore

Madjer, il tacco di Allah fermato alle visite mediche

01.08.2013 06.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:   articolo letto 51494 volte
© foto di Balti Touati/PhotoViews

Lo chiamavano "Il tacco di Allah". All'epoca era uno dei pochi veri talenti di un continente come quello africano, calcisticamente ancora del terzo mondo. Su di lui l'Inter, che non vinceva uno scudetto dal 1979, puntò forte per vincere lo scudetto nel 1988. Ma qualcosa andò storto. Parliamo di Rabah Madjer, algerino, all'epoca dei fatti campione in un Porto che riuscì nell'era pre-mourinhana a salire sul tetto d'Europa. Ma andiamo con ordine.

Rabah Madjer nasce ad Algeri il 15 febbraio 1958. Dà i primi calci in patria e ci resta fino a 25 anni. Incredibile, se pensiamo come pressoché la totalità degli africani di talento oggi emigra appena maggiorenne. Nel 1983 il Racing di Parigi, comprato qualche anno prima dal ricco imprenditore Jean-Luc Lagardère, vuole diventare una potenza francese. Una sorta di PSG in misura ridotta. Così i parigini puntano sull'attaccante che si era fatto notare un anno prima in tutto il mondo. Si giocavano i mondiali di calcio in Spagna e l'Algeria fu la sorpresa della prima fase del torneo. I maghrebini riuscirono a battere la Germania e Madjer segnò proprio una delle due reti con cui i tedeschi furono sotterrati. Si vendicheranno con gli interessi, i teutonici, estromettendo l'Algeria con un biscottone di dimensioni bibliche contro l'Austria. Intanto il talento di quel numero 11 non sfuggì agli osservatori europei.

Madjer sbarca così a Parigi a fa il suo: 23 reti in due stagioni, prima di una breve esperienza al Tours che lo porta poi ad emigrare. Si assicura delle sue prestazioni l'ambizioso Porto: vince due scudetti ma soprattutto raggiunge l'apice della carriera nella Coppa dei Campioni 1986/87. Segna al Valletta al primo turno, al Brondby ai quarti, fino all'atto finale contro il Bayern. I tedeschi sono favoriti e passano in vantaggio con Kögl al 24'. Fino a 13' dalla fine la coppa è in mano ai bavaresi, quando Juary si invola in area e serve Madjer che si trova spalle alla porta. Lì scatta il genio dell'algerino che arpiona il pallone di tacco e lo spedisce in rete. Passano altri tre minuti e ancora Madjer questa volta serve l'assist vincente, rendendo il favore a Juary e permettendo al Porto di vincere la prima Coppa dei Campioni. Tutto questo non basta e qualche mese più tardi il Porto è campione del mondo, ancora una volta grazie a una rete di Madjer che decide ai supplementari la sfida col Peñarol.

Vinto tutto col Porto è ormai chiaro che il giocatore debba cercare nuovi stimoli. Va in Spagna, in prestito al Valencia e gioca 14 partite segnando 4 reti. Nella primavera del 1988 Ernesto Pellegrini passa all'attacco e con 5 miliardi di lire chiude l'affare. Bruciata, nella circostanza, la concorrenza del Bayern che voleva con sé il carnefice della Coppa dei Campioni di un anno prima. Con l'addio di Spillo Altobelli sarà lui a formare il tandem con Aldo Serena. Il giocatore viene presentato alla stampa, si fa già immortalare con la maglia nerazzurra e firma autografi ai tifosi, prima di effettuare le visite mediche. Che daranno il loro esito sorprendente: una patologia muscolare di tipo traumatico, ossia un muscolo lesionato in seguito a un incidente di gioco, per giunta rimediato tre mesi prima, in un Murcia-Valencia. Il giocatore nel frattempo ebbe modo di ritornare in campo due mesi più tardi salvo poi avere una ricaduta. Arriva il comunicato del club dove si confermano le perplessità sull'integrità del calciatore. E con i precedenti poco rassicuranti di Hansi Muller e Rummenigge il club decide di rimandare il giocatore al mittente.

Mestamente, Madjer torna al Porto, vincendo ancora un campionato e una coppa. E si toglie la soddisfazione con la sua Algeria di vincere la Coppa d'Africa del 1990 venendo eletto calciatore del torneo. Chiude la sua carriera in Qatar, poi inizia ad allenare, sia la propria nazionale, sia i club, principalmente medio-orientali. A fine carriera gli vengono tributati premi importanti, come quello del miglior calciatore algerino del ventesimo secolo, del miglior arabo del secolo.

Riprendendo il discorso Inter i nerazzurri si consolarono del suo mancato arrivo con il prestito dalla Fiorentina di Ramon Diaz, che contribuì in maniera importante al 13° scudetto nerazzurro, quello dei 58 punti (quando la vittoria valeva 2) in 34 partite. Un record.

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