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Le meteore

Matute Morales, l'erede di Mancini raccomandato da Menotti

16.09.2014 08.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:   articolo letto 59292 volte

L'estate del 1997 segna una svolta epocale per la Sampdoria. Dopo 15 anni la bandiera Roberto Mancini lascia e segue il tecnico Sven-Goran Eriksson alla Lazio. Enrico Mantovani decide di affidarsi a un nome importante per la panchina: Cesar Luis Menotti. Il curriculum del tecnico argentino è di quelli importanti: ampione del mondo nel 1978 da ct dell'Argentina, allenatore di squadre come Barcellona, Atletico Madrid, Boca Juniors e River Plate. Tanto basta per fargli scegliere il nuovo numero dieci blucerchiato. El Flaco non ha dubbi: Ángel Morales, conosciuto come Matute Morales. Il soprannome è derivato da un cartone animato, un cane-poliziotto della serie "Top Cat", in voga quando Angel è ancora un bambino.

Le aspettative sono tante, soprattutto per come il giocatore viene presentato da Menotti: "E' uno dei cinque migliori giocatori al mondo" assicura. E dire che fino a quel momento non si sa molto di lui, anche perché non vede mai la nazionale argentina. Nato a Buenos Aires, sin dall'età di otto anni inizia gioca per Independiente, col quale fa il suo esordio a 19 anni e prosegue la sua carriera salvo una parentesi in prestito al Platense. Giovanissimo è già titolare della gloriosa squadra, agendo con gran successo dietro le punte. La svolta nel 1996 quando ad Avellaneda arriva Cesar Menotti. La squadra inizia a decollare, arriva il secondo posto in classifica e Matute è uno delle stelle del campionato argentino. Così quando il tecnico viene chiamato in Serie A decide di portarsi dietro il suo pupillo. La Sampdoria scuce 8 miliardi di lire, l'asso blucerchiato Juan Sebastian Veron garantisce sulla bontà dell'acquisto.

Gli viene assegnata la pesantissima "10" appena lasciata da Mancini, Morales si mantiene cauto parlando dell'illustre predecessore: "Voglio costruire qualcosa di importante qui, ma non caricatemi di responsabilità. Mancini ha fatto la storia della Samp, quindi certi paragoni fra me e lui sono fuori luogo". Il pre-campionato è tutt'altro che esaltante, con il piccolo argentino schierato dietro la coppia Montella-Klinsmann con scarsi risultati che scatenano i primi mugugni. Ma il vero banco di prova è l'inizio del campionato e ad aiutare il giocatore, o meglio, a camuffarne le prestazioni in campo, sono i risultati dei blucerchiati: vittoria all'esordio con il Vicenza, pari col Brescia, successo sul campo dell'Atalanta. Alla quarta giornata contro la Juventus arriva il primo gol: un destro su assist di Montella che piega le mani al portiere. Il pari di Pippo Inzaghi a tempo scaduto gli nega la gioia di essere match-winner.

A ottobre la Samp incappa in una serie di risultati negativi che portano a un punto in quattro partite: sufficienti per dare il benservito a Menotti. La bocciatura del suo mentore equivale automaticamente alla sua bocciatura. In panchina c'è il ritorno di Boskov che ci mette pochissimo a escludere Morales, accantonando il modulo col trequartista. Morales inizia a fare i capricci, salta gli allenamenti o si presenta in ritardo. E fa il contrario di quello che gli viene detto di fare. Insomma, fa in modo da rendere la sua convivenza a Genova impossibile. E a gennaio il giocatore viene ceduto in prestito in Spagna, al Merida. Arriveranno al suo posto Paco Soares e Omam-Biyik: non andrà certamente meglio.

Quanto a Morales l'avventura europea si chiude nella maniera più fallimentare possibile con appena 2 presenze in terra iberica: "Lasciare la Samp per il Merida è stato l'errore peggiore che avessi potuto fare in carriera. Lo feci per capriccio, perché ritenevo che il campionato italiano dovesse adattarsi a me e non il contrario". Troppo tardi, nessuno gli darà un'altra chance nel vecchio continente. Andrà meglio in Sudamerica, palleggiando fra Argentina e Messico, con una puntata a fine carriera in Uruguay.


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