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Le meteore

Medford, l'uomo che non segnava nemmeno con Zeman

23.10.2012 07.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:   articolo letto 23793 volte
© foto di Francesco Scopece/TuttoLegaPro.com

Estate 1990, in Italia si giocano i mondiali di calcio, a Genova e Torino va in scena il girone C che comprende Brasile, Scozia, Svezia e Costa Rica. I centroamericani per la prima volta affacciatisi alla massima manifestazione calcistica sembrano il classico vaso di coccio nel girone di ferro, nessun professionista fra i 22 convocati dal globetrotter della panchina Bora Milutinovic e candidatura obbligatoria a squadra simpatia del torneo. In verità la selezione costaricense destò ben altra figura, andando subito a mettere in chiaro, dalla prima partita, di non essere affatto una squadra materasso e a Marassi sistema subito la Scozia per 1-0. Poi perde col Brasile al Delle Alpi di Torino, con uno striminzito 1-0. Decisiva la sfida con la Svezia, di nuovo a Marassi. L'ex Empoli Johnny Ekstrom illude gli scandinavi, poi Flores pareggia. A otto minuti dalla fine si compie il capolavoro: Hernan Medford, sconosciuto 22enne, sigla la rete del 2-1 definitivo, che porta il Costa Rica a sorpresa agli ottavi di finale. La punta riceve palla a 30 metri dalla porta, mette il gas e si rende irraggiungibile e in area supera con un rasoterra Ravelli: è l'apoteosi per il piccolo stato. All'epoca, a differenza di oggi dove qualsiasi rappresentativa è costituita da giocatori che giocano nei principali campionati europei, i Mondiali erano una vera e propria vetrina per queste nazionali e non a caso a kermesse finita diversi giocatori costaricensi approdarono nel Vecchio Continente. Tra cui proprio Medford, anche se non esattamente nell'Europa che conta: il suo primo impatto fu la Dinamo Zagabria, campionato jugoslavo. Per lui anche un incrocio in Coppa Uefa con l'Atalanta, che servì ulteriormente a rinfrescare la memoria degli osservatori italiani. E ciò servì, poiché due anni dopo fu la volta proprio del suo sbarco in Italia. A prenderlo il Foggia, reduce da una spettacolare salvezza ma decisa a smantellare la squadra: via Baiano, Signori, Rambaudi, Shalimov ed altri fantastici interpreti di Zemanlandia, dentro giovani mestieranti di Serie C. Medford fu individuato come stella per un attacco che aveva bisogno di nuovi idoli. L'impatto con la Serie A fu un disastro, la squadra completamente rifondata non lo aiutò certo nell'inserimento e le sue galoppate in campo rimanevano fine a sé stesse. Considerando il gioco spiccatamente offensivo di Zeman pare incredibile pensare a come un attaccante si possa fermare a una sola rete in campionato. Ebbene, Medford ci è riuscito. Un solo gol, tra l'altro inutile, nel pantano di Brescia in un pomeriggio d'autunno che ha visto i satanelli foggiani affondare per 4-1. Prima e dopo il buio: totale 12 presenze, Casillo e Pavone si rendono conto che con lui la salvezza p una chimera e corrono ari ripari prendendo dall'Ajax Bryan Roy. Medford è definitivamente scartato e ceduto a fine stagione, col Foggia che nel frattempo è stato capace di ottenere una miracolosa salvezza. Tornerà in Costa Rica, nel Saprissa, per poi volare in Messico a chiudere dignitosamente la carriera. E mentre l'Italia lo dimentica velocemente, in patria continua negli anni a restare un punto fermo della Nazionale, tanto dal prendere parte alla Copa America del 1997 e del 2001 e soprattutto di ritentare l'avventura mondiale nel 2002 in Corea e Giappone.

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