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Le meteore

Miura, arrivò come nuovo Holly Hutton, andò via da Johnny Mason

24.01.2013 07.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:   articolo letto 36587 volte

Se prima del 1994 parlavi di calcio giapponese, l'unico collegamento possibile che ti poteva venire in mente era "Holly & Benji", serie di cartoni animati che ha preso spunto dai manga. Chi ha vissuto gli anni '80 nella propria infanzia da teledipendente non può non ricordare le gesta della Newteam e della Nazionale giapponese che, guarda un po', arrivò a vincere il mondiale. Appunto, fino al 1994, poiché di giocatori reali il paese del Sol Levante non ne sfornava proprio e per imparare l'arte del calcio la neonata J-League chiamava vecchie glorie del calcio mondiale, tanto che fece scalpore il trasferimento di Totò Schillaci nella primavera di quell'anno allo Jubilo Iwata. Non essendo arrivato il professionismo fino ad ora anche la nazionale nipponica ne aveva risentito, nessun risultato degno di nota, nessuna qualificazione ai mondiali. Un giocatore però iniziava a far parlare di sé per le sue tante reti: Kazuyoshi Miura, per gli amici Kazu, un nickname che come avrebbe detto Luciano Moggi si sarebbe prestato facili umorismi in Italia. Big Luciano su questa teoria bocciò Ricardo Izecson dos Santos Leite per il soprannome Kakà. Ci fosse stato lui al Genoa nell'estate del 1994, uno di nome Kazu non avrebbe mai messo piede. Ma a orchestrare le danze del Grifone c'era Aldo Spinelli, che non si curò del nome e, anzi, intuì che il suo arrivo avrebbe fruttato. Economicamente di sicuro, se poi il giocatore si rivelava un campione anche in Italia sarebbe stato l'affare del secolo. Per inciso: il trasferimento di Miura in Italia per la sua straordinarietà (nessun calciatore era mai stato ingaggiato in Europa) mosse una serie di sponsor e diritti televisivi dal Giappone, che avrebbero garantito delle entrate al club rossoblù ad ogni gettone di presenza. In patria Miura è l'asso, il numero uno. E anche in Asia può essere considerato un centravanti, l'Oliver Hutton in carne ed ossa. L'impatto con il nostro campionato svela un'altra realtà e se paragone dev'essere con un personaggio della serie animata quello non può essere che con Johnny Mason, il centravanti scarso da zero gol all'anno. Miura in realtà tanto scarso non è, di certo è parecchio jellato: prima giornata di campionato, si va a San Siro col Milan campione d'Italia: pochi minuti e in un'azione di gioco si scontra con Franco Baresi: volto fratturato, fuori due mesi. L'episodio condiziona tantissimo la sua avventura in Italia, facendogli perdere tempo e allungando i tempi di adattamento in una realtà totalmente diversa. Torna a fine novembre, in tempo per giocare il derby il 4 dicembre. Al 13' Manicone lancia lungo, trova la sponda di testa di Skuhravy per Miura che supera in uscita Zenga: è il primo gol in campionato, e arriva nella partita più importante. Alla fine non basterà perché la Sampdoria riuscirà a vincere il derby per 3-2, ma il gol servirà a far acquisire a Miura notevole credito. Peccato che venga sperperato del tutto. I tecnici (quell'anno 3: Scoglio, Marchioro e Maselli) gli concedono solo spezzoni a partita in corso. Schierato titolare raramente non sfrutta le occasioni, il giocatore si incupisce e man mano che il tempo passa si capisce che il giocatore ha fatto il suo tempo a Genova. L'ultima apparizione a un mese dalla fine del campionato, che vedrà il Genoa retrocedere dopo un drammatico spareggio contro il Padova. Il contratto di collaborazione con gli sponsor è finito, il club incassa soldi per i 21 gettoni di presenza, arrivederci e grazie. Miura torna in Giappone a rivestire i panni dell'Holly di turno, segnando a raffica e restando un mito. L'Italia resta scottata e per qualche anno non vuole saperne di nomi esotici. Fino a che non arriva Hidetoshi Nakata a Perugia e la storia cambia. Ora i giapponesi in Italia arrivano e non fanno notizia, la nazionale si fa onore.

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