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  Sì, la squadra ha le possibilità di tornare a giocarsi la Champions
  No, è presto per fare certi giudizi e servirà un mercato invernale importante
  Sì, col rientro progressivo degli infortunati la squadra è da titolo
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Le meteore

Oliveira, il flop che prese il posto (e il numero) di Shevchenko

19.12.2012 07.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:    articolo letto 29886 volte
© foto di Federico De Luca

L'estate del 2006 per il Milan verrà ricordata come quella della cessione di Andriy Shevchenko, che sentiva la necessità di far imparare l'inglese al piccolo Jordan e accettava l'offerta del Chelsea. Per il Milan un bel gruzzolo: 45 milioni di euro. Chi prendere con quei soldi? I nomi si fanno insistenti: il sogno è Zlatan Ibrahimovic, che può arrivare vista la retrocessione a tavolino della Juventus. Sembra fatta, i senatori danno la benedizione all'affare ma anche al Milan viene chiesta la retrocessione e la posizione del club è in bilico. L'Inter fiuta la situazione e ne approfitta, soffiando lo svedese ai rossoneri .
Il piano B vede il sogno Ronaldo. Galliani non nega l'interesse, ma il Real non lo vende. Ancelotti va pazzo per Adebayor, ma figurati se dalla Premier League vengono nella decadente Serie A. Quando tutti i tifosi si aspettano il classico colpo di scena e il fenomeno che ti fa impennare gli abbonamenti ecco che il Milan chiude per Ricardo Oliveira del Betis: è panico. Va detto che sul giocatore c'è già antipatia a prescindere da parte dei tifosi, che vedono in lui un ripiego, l'attaccante qualunque che non ti fa fare il salto di qualità.

Lui risponde lanciando il guanto di sfida, prima di tutto indossando la 7 che fu del grande Sheva. Il giocatore si presenta a San Siro nel migliore dei modi: entra a partita in corso al posto di Gilardino e dopo pochi minuti segna di testa contro la Lazio. È il tripudio e si grida al colpaccio: Oliveira piace, può essere la piacevole sorpresa. Di diritto il giocatore si conquista la maglia da titolare già dalla seconda giornata, ma le prestazioni iniziano a scendere. Ancelotti decide quindi di toglierlo dall'undici iniziale, centellinandone le presenze. A novembre torna titolare, ma è protagonista di una serie incredibili di gare non completate. Si ricomincia a mugugnare su di lui, che sembra un vero pesce fuor d'acqua: non segna, non tira, non si rende utile. Riesce a fare un gol all'Udinese, a partita già chiusa. Non basta: con l'avvicinarsi di gennaio inizia a girare la voce di un acquisto da parte di Ronaldo. Il confronto col fenomeno, se pur quest'ultimo imbolsito, è impietoso. Si parla già di addio. Intanto il Milan va forte uguale e galoppa in Champions verso la finale. L'unico che è escluso da ciò è proprio Oliveira, ormai tagliato fuori.

Il Milan vincerà la Champions League, trasformando una stagione così così in trionfale. Ciò rende meno evidente il fallimento del brasiliano, oggetto sempre più misterioso della squadra. E persino nei pagelloni di fine manifestazione i giornalisti, se pur sulle ali dell'entusiasmo per il trofeo, riescono a dare un voto positivo ad Oliveira.

A fine stagione torna in Spagna, al Saragoza prima in prestito e poi a titolo definitivo. Oliveira tornerà a segnare, ma in compenso la squadra al secondo anno retrocede. Il Milan lo saluta senza rimpianti. Anzi, con uno solo: in via Turati ancora si chiedono come sia stato possibile pagare il cartellino 17 milioni di euro più Vogel.


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