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Le meteore

Pascolo, l'elettricista che non voleva giocare in Italia

01.05.2015 10.30 di Gaetano Mocciaro  Twitter:   articolo letto 61105 volte
© foto di Federico De Luca

In 22 anni di presidenza, Massimo Cellino ha fatto del Cagliari un cliente fisso della Serie A, riuscendo anche a portare la squadra alle semifinali di Coppa Uefa. Non sono mancati i colpi a vuoto e nel 1996 c'è l'imbarazzo della scelta sugli errori di valutazione del numero uno rossoblù. Dalla panchina con la scelta di Gregorio Perez alla scelta degli stranieri: come il presunto bomber Luis Alberto Romero (zero reti in 10 presenze in Sardegna), il sudafricano Tinkler, arrivato sulla scia del successo dei "Bafana Bafana" in Coppa d'Africa e gli svizzeri Ramon Vega e Marco Pascolo.

Ci soffermiamo proprio su quest'ultimo. Il nome e il cognome tradiscono origini italiane: infatti il padre è di Venzone, paesino in provincia di Udine, e si trasferisce a Sion per fare il meccanico. Marco nasce e cresce in Svizzera dove coltiva l'hobby del calcio. Gioca nella squadra della sua città come centravanti, poi si stanca di correre troppo e decide di arretrare, talmente tanto da finire a fare il portiere. E il suo ruolo lo fa piuttosto bene, tanto da conquistarsi la convocazione dall'allora ct Roy Hodgson. L'Italia lo conosce la prima volta nel 1992 in una partita di qualificazione ai Mondiali, ironia del destino si gioca al Sant'Elia di Cagliari: finirà per gli azzurri con un sofferto 2-2 dove Pascolo deve arrendersi a due prodezze di Baggio ed Eranio. Pascolo e l'Italia si incroceranno di nuovo, stavolta in Svizzera e il portiere manterrà la porta inviolata (successo degli elvetici per 1-0). All'epoca ventiseienne, in un'intervista prima della sfida contro gli azzurri Pascolo rivela di non essere interessato a giocare in Serie A, sebbene fosse il campionato più bello e ricco al mondo. Troppo ricco a suo modo di vedere le cose, troppi divi per lui che ne era l'antitesi: meglio restare al Servette, squadra dove all'epoca militava, arrotondando lo stipendio. Già, perché la sua vera professione è quella di elettricista. D'altronde in Svizzera all'epoca non si può campare di solo calcio.

Con la squadra di Ginevra vince il campionato e partecipa ai Mondiali Usa '94, facendo una buona impressione. Si ripete due anni dopo agli Europei in Inghilterra. Cellino si fa convincere dalle buone prestazioni e gli propone di giocare al Cagliari. A 30 anni Pascolo cambia idea, è maturo abbastanza da lasciare la tranquilla Svizzera per avventurarsi in quel mondo fatto di divi e dove girano tanti soldi. Così tanti da poter vivere solo di calcio. A posteriori sarebbe stato meglio non farlo, almeno dal punto di vista sportivo. Colui che doveva dare sicurezza alla difesa è il primo a commettere errori grossolani. Il Cagliari annaspa in classifica e il primo a farne le spese è il tecnico Gregorio Perez. Al suo posto a salvare la baracca Carlo Mazzone, che non avendo alternative ribadisce la fiducia all'elvetico. Almeno fino a gennaio, dove chiede e ottiene l'arrivo di un portiere di sua conoscenza: Giorgio Sterchele. Per Pascolo, fino a quel momento 14 presenze, solo panchina. Seguirà a fine stagione l'inevitabile addio, col Cagliari tra l'altro sprofondato, per la prima volta nell'era Cellino, in Serie B. Il portiere tenterà l'avventura in Inghilterra, fallendo nuovamente stavolta con la maglia del Nottingham Forest. Cinque presenze e un ritorno in Svizzera, dove ritrova la sua dimensione. Lo aveva già capito anni prima: "Mi trovo bene dove sono" rispose a chi, nel lontano 1992, gli chiese se sognava un campionato top. Attualmente è il preparatore dei portieri dell'Under 21 della Svizzera.

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